domenica 11 giugno 2017

IL SISTEMA GATTOPARDO NON ESISTE

Dopo una settimana di tentennamenti politici e comunicativi, il Movimento torinese ha fatto la scelta più naturale: utilizzare il proprio nuovo house organ, cioè La Stampa torinese, per rilanciare l'immagine della Giunta Appendino con una intervista fiume a doppia pagina, e sacrificare nel contempo la testa più debole, l'Assessora Giannuzzi che i media mainstream hanno subito descritto come quella spesso in lacrime, come se fosse una cifra politica degna di nota.

Rocambolesco il tamtam mediatico di ieri che legava il licenziamento di Giannuzzi ai fatti tragici di Piazza San Carlo. La Sindaca giura e spergiura che non vi è assolutamente nessun legame tra i due fatti, e le crediamo: nessuna persona sana di mente può imputare ad un solo individuo la responsabilità di un dramma collettivo.

A quanto pare, il balletto delle deleghe (e di una poltrona) era già previsto da tempo, e anche questo risulta credibile conoscendo la perversione politica dell'ideologia grillina degli incarichi a tempo. 
Il tempismo è quanto mai sciagurato però, e non basteranno certo due righe sul cartaceo di oggi ad annullare la liason creatasi ieri. Davvero non si sarebbe potuto aspettare qualche settimana, giusto il tempo per preservare la propria collaboratrice da un collegamento di responsabilità atroce, che stenderebbe un toro? L'opportunità politica di un avvicendamento nella squadra di governo si è trasformata in opportunismo politico della peggior specie gattopardesca.

Cade anche il dogma degli assessori tecnici, entrando ufficialmente in Giunta il politicissimo Alberto Unia (che si sta occupando tra le altre cose della grana dei campi rom).  Unia è il rappresentante di un gruppo consiliare che è cresciuto tanto quest'anno (Cit. Appendino), dovendo mantenere col territorio e i comitati un rapporto che si sta facendo sempre più critico.

Non è soltanto un balletto di nomi, ma anche e soprattutto di deleghe. A novembre scorso descrivemmo la concentrazione di deleghe nell'Ufficio di Gabinetto, una concentrazione che trasformava Paolo Giordana in un dominus seppur senza ruolo dirigenziale.

La delega alle manifestazioni culturali fu una delle più importanti, sottratta a Francesca Paola Leon per darne la gestione a Giordana, assieme alla comunicazione. Il primo "disastro importante" è stato Natale con i fiocchi, il secondo flop celebre è stato Narrazioni Jazz, che ha ottenuto accoglienza tiepidissima e nessun riscontro pubblico.

Dopo i fatti di Piazza San Carlo, è sembrata scelta obbligata "restituire" la delega alle manifestazioni all'Assessore alla cultura per evitare altre cadute e tacitare i commenti negativissimi degli operatori del settore.

Non disperate, nel Gabinetto del Sindaco non rimarranno con le mani in mano dato che fra una settimana gli uffici delle manifestazioni culturali traslocheranno lì, come previsto da settembre. Nel frattempo la Fondazione Cultura riceve incarichi nuovi, validi fino al 2020, per cui la tanto sbandierata chiusura dell'ente simbolo del fassinismo è rimandata ulteriormente.

La delega alla polizia municipale passerà all'Assessore allo Sport Finardi, e nel contempo la Sindaca si libererà di altre deleghe minori (o le toglierà a Giordana a seconda dei punti di vista) per avere maggior spazio di azione politica.

Riassumendo: l'insoddisfazione del gruppo consiliare verso il potere assoluto di Giordana e dintorni segna una sua prima, piccola vittoria. Il ridimensionamento del suo ruolo è evidente, una scalfitura che almeno mediaticamente dà un segnale importante.

Staremo a vedere se vi sarà anche un conseguente passaggio di potere dall'Ufficio del Gabinetto al rappresentante di un Consiglio Comunale probabilmente più vicino alle istanze che fecero la fortuna di Chiara Appendino e soci giusto un anno fa di questi tempi.

mercoledì 7 giugno 2017

3 GIUGNO 2017: TORINO SI SVEGLIA NELL' (IM)PREVEDIBILE

Venerdì mattina al deposito della GTT ci si impegna nel fissare le bandiere italiane sopra i mezzi, mentre su qualche macchina parcheggiata in doppia fila sotto casa si caricano i bagagli prima di imboccare l’autostrada che porta via, lasciando per qualche giorno tutto alle spalle. Tutto forse ad eccezione di quella finale che si gioca il giorno seguente e che crea alle casse dei supermercati le code di carrelli pieni di birre da gustarsi in compagnia, davanti al televisore, con la macchina sotto casa questa volta pronta al carosello di festeggiamenti.
È impossibile non essere anche solo sfiorati da un evento mediatico delle proporzioni di una finale di Champions League. Basta inciampare sul telecomando per imbattersi in un commento, sfogliare un qualsiasi giornale per trovarvi almeno un trafiletto, aprire un social per subire sogni di gloria e sfottò. Se poi a giocarsi quella finale c’è la squadra più amata ed odiata dagli italiani, la Juventus, e si vive a Torino o dintorni, si è necessariamente protagonisti, anche proprio malgrado, del trasporto cittadino.
Da giorni Cardiff è un parco giochi blindato per bimbi di ogni età, razza ed estrazione sociale, mentre sabato a Torino, al solito bar, le mani del cameriere quasi tremano servendo caffè e chiedendo pronostici secchi ai clienti. Il giornalaio, tifoso contro, è divertito perché sa benissimo che quell’uomo con l’aria da tapino che da una settimana a quella parte va tutti i giorni a prendere una copia di Tuttosport, il giorno dopo si presenterà solo in caso di vittoria della Juventus. Pro o contro, sembra non esserci altra scelta, l’indifferenza pare addirittura mal tollerata e il diniego verso un cenno di disinteresse male si cela dietro ad uno sguardo che sfugge.
È una giornata calda e assolata, di quel caldo torrido di cui si è autorizzati a lamentarsi a parole, mentre con la mente si sogna l’estate, le ferie, il meritato relax. Sarà che c’è chi la bella stagione la sta già assaggiando al mare o in montagna, e chi lo shopping del sabato pomeriggio l’ha anticipato al venerdì di festività, ma sembra un sabato diverso, meno caotico, almeno sino a quando sotto i portici, alla ricerca di un poco di ombra, non iniziano a passeggiare maglie bianconere. Davanti al Mc Donald’s il solito capannello di ragazzini è completamente indifferente allo sbuffare plateale di quello di ragazzine che lo accompagna. Qualche papà passeggia mano nella mano col proprio bimbo in completo juventino con tanto di bandiera e cappello. Fuori da un bar, Morettone alla mano, fanno comunella dei tifosi dagli accenti liguri e toscani, tra i tanti venuti da tutta Italia per festeggiare a casa della propria squadra del cuore.

In piazza San Carlo qualche appassionato è seduto in terra sin dalle 15.30, come se al posto di una partita di calcio si attendesse l’esibizione di un gruppo rock leggendario. Sono solo i primi, poi il traffico, clacson che suonano, la ressa e le maglie bianconere in marcia verso la piazza.
Le vie del centro lentamente si svuotano, Torino addenta una pizza sul divano, o guarda il maxi-schermo pronta alla grande sfida. Una coppia di turisti stranieri di mezza età legge un menù dalla vetrina di un ristorante. Lui pone l’attenzione sul cartello che recita “Juventus – Real Madrid h 20.45”. Lei scuote la testa e tira dritto. Un altro locale espone orgogliosamente una lavagnetta con scritto “Qui da noi si può NON guardare la partita”, un’oasi per l’altra Torino, quella che finalmente può rosicchiare ad un sabato sera un paio d’ore di tranquillità, passeggiando per la città in una silenziosa serata di fine primavera, con un gelato in mano per una volta non conquistato a spallate. Un sussulto, delle urla: ha pareggiato la Juventus. Il barista di un insolitamente deserto locale tradisce la propria tensione mentre prepara un mojito: “Se vincono, stasera ci tritano”. “Peggio se perdono”, lo corregge la collega.

L’altra Torino, quella disinteressata e/o lavoratrice sa di avere i minuti contati; nel frattempo una futura sposa sorride durante la cena per il suo addio al nubilato. Erano mesi che tentava di provare la cucina di quel ristorante e, complice la partita, le sue amiche sono riuscite a portarcela. La cena è gustosa proprio come se la aspettava, gli antipasti i primi quel gustoso secondo così delicato. Ora manca solo il caffè.
Ma qualcosa va storto: prima le urla, poi all'interno del locale si catapultano una, due, tre, decine di persone e senza neanche sapere il perché la ancora per poco nubile festeggiata si ritrova nel cortile del locale, circondata da magliette della Juve insanguinate, tra pianti e confusione generalizzata.
È successo qualcosa, ma che cosa? I feriti rinchiusi nel cortile stanno faticosamente razionalizzando ed abbandonando l’idea di essere braccati, ma sono ancora in scacco al terrore, faticano ad esprimersi. Qualcuno prima in piazza ha iniziato a urlare, a spingere, è caduto sui cocci di vetro, si è rialzato miracolosamente ed è fuggito.
Nel giro di tre minuti la piazza si svuota, lasciando in terra centinaia di scarpe, borse, zaini, telefoni ed ogni sorta di effetto personale. L’unica cosa che conta ora è salvare la propria pelle, salvaguardarla dal prossimo che sta fuggendo ovunque, ma via da lì.

Il resto è storia raccontata dalle decine di video che continuano ad accumularsi in rete, dalle testimonianze di chi c’era e di chi ha accolto i feriti nei propri locali. Non è mio compito polemizzare sulle modalità di gestione dell’evento, il perché degli incidenti è palese. Dubito del fatto che verrà individuato un fattore scatenante, un accaduto ben preciso e definito dal quale è scaturito il tutto e anzi, proprio questa difficoltà, l’impossibilità di reperire ricostruzioni univoche, dimostra l’irrilevanza oggettiva dell’eventuale episodio.
Non abbiamo dovuto neanche aspettare il fischio finale per capire che avevamo perso. Questa è una partita nella quale siamo perennemente in svantaggio, una di quelle che non si concludono con un triplice fischio che sancisce una vittoria o una sconfitta, la gloria o l’oblio. L’avversario è sottile, polveroso, tanto che l’unico modo per combatterlo nella sua terrificante imprevedibilità è fingere che non esista, almeno sino a quando non ci si schianta contro in uno di quei momenti che si attendono da mesi, da anni o da una vita, uno di quei giorni in cui ci è concessa l’evasione, una riconciliazione con noi stessi grazie ad un pizzico di frivolezza.

Quella di sabato è una presa di consapevolezza: tutti, più o meno direttamente, siamo vittime degli effetti scenografici degli attentati terroristici, anche chi si ritiene immune è costretto a fuggire per difendersi dallo sgomento che assale la folla. In questo periodo storico il panico non fa prigionieri, sottrarvisi rende colpevoli quando non addirittura bersagli vulnerabili per chi vi ha ceduto.
Eppure, possiamo dirlo: non è successo nulla di quanto molti tra i presenti in quella piazza hanno temuto che stesse accadendo, anche se quelle stesse persone non dimenticheranno facilmente la stretta del terrore nel loro stomaco, proprio come i restanti faticheranno ad accettare l’idea di aver messo in pericolo qualcosa, se non tutto, per “un niente”.
Tra pochi giorni, in occasione della festa patronale, avremo occasione di testare il nostro grado di consapevolezza alla luce di questi fatti: siamo, ognuno per la propria parte, ancora in grado di riconoscere la differenza tra un rischio e un pericolo? Chi ci governa riuscirà a fornire misure di sicurezza adeguate? Noi saremo in grado di non fare il gioco del terrorismo avvertendo un pericolo costante che grava sulle nostre spalle?
Sabato notte Torino tace o al più sussurra davanti ai portoni, si guarda negli occhi, si riflette nello specchio e si chiede come sta. Fa un’ultima telefonata, risponde al messaggio dell’amico lontano che non può capire, ma a cui deve ammettere che non sa spiegarsi cosa sia successo, forse un nulla che ha scatenato un’immagine latente in un brivido del reale.

                                                                                                              Marcoperucca

martedì 6 giugno 2017

“PIAZZA SAN CARLO, ABBIAMO AGITO COME NEL 2015”: L’ALTERNATIVA CHE NON C’È

“Il soggetto organizzatore, Turismo Torino, ha operato con le medesime modalità messe in atto nel 2015 in occasione della finale proiettata il 6 giugno”. Con queste parole, domenica, il sindaco Chiara Appendino apre la sua linea difensiva circa le responsabilità politiche e organizzative dell’evento in Piazza San Carlo.
Un paragone con la precedente amministrazione che, a nostro avviso, conferma la tendenza verso una continuità con la Giunta "Sistemica" che mai avremmo voluto sentire. Si voleva essere alternativi, migliori, diversi dal Sistema Torino, anche e soprattutto nelle politiche culturali e di grandi eventi ma ci si riduce, a frittata fatta, in compagnia di questura e prefettura, a scaricare la responsabilità su precedenti organizzazioni, su ambulanti abusivi e giovani ultras juventini a torso nudo con zainetto.

Certo, gli ambulanti che vendono vetro all'interno dell’area evento non si possono vedere e forse dovremmo cominciare a pensare che su 30.000 persone in forte stato di attivazione emozionale è quasi scontato che alcuni individui si mettessero ad urlare “bomba” al suono di una bomba carta o di una ringhiera caduta a terra. L’attesa per il triplete, l’impresa storica per cui la folla si era radunata non potevano non alimentare un clima di fibrillazione che ha reso fertile il terreno alla psicosi collettiva dell’attentato terroristico.

In tal senso troviamo squallido il tentativo di cercare un capro espiatorio tra i ragazzi nei video pubblicati, alla ricerca di movenze o atteggiamenti parziali e decontestualizzati che potessero giustificare uno stato di colpevolezza del singolo che avrebbe automaticamente assolto i corpi politico-istituzionali e la collettività da qualsiasi responsabilità, dolo e dovere di riflessione sui tempi che cambiamo.

Non vogliamo fare qui una disamina sulla qualità del piano di sicurezza approntato per l’evento in Piazza San Carlo di sabato scorso, né tanto meno se sia stato conforme alle nuove disposizioni in materia di sicurezza proposte da Franco Gabrielli: i social pullulano di esperti laureati a Palazzo Nuovo in “Sistemistica di sicurezza & management della folla”, potete chiedere a loro.

Presumiamo che anche una finale di Champions League (o Coppa dei Campioni come l’ha romanticamente definita l’ex Sindaco in Sala Rossa) giocata ricalcando perfettamente i dettami della suddetta circolare sarebbe successa la medesima cosa.
Perché purtroppo la verità è agghiacciante nella sua semplicità: Il fantasma del terrorismo è entrato nella coscienza collettiva a tal punto da divenire “reale”, concreto, “vero” nei suoi effetti in un contesto caotico come quello di sabato scorso (ed è per questo che ogni paragone con gli eventi del 2015 è oltremodo fuoriluogo).
Un fantasma invisibile ma reale con cui occorrerà fare i conti, perché anni di sovraesposizione mediatica al tema ci hanno fatto diventare ultra-sensibili e pronti a scattare come una molla alla prima scintilla.

Ci tocca dare ragione, per una volta, al nostro padre putativo Piero Fassino che ricorda agli Amministratori a cinque stelle di quanto eventi del genere vadano valutati caso per caso.
Auspichiamo che il refrain utilizzato a mò di scusa “abbiamo fatto come facevano gli altri” non si senta più, perché l’alternativa era Chiara (ricorre oggi il primo compleanno dal primo turno di elezioni comunali 2016), ma le politiche sembrano poco alternative alle precedenti (ed anzi talvolta si rivendica la continuità).  Le stesse dichiarazioni di ieri pomeriggio relative alle strette in materia di sicurezza ci paiono volgere verso una direzione errata.
La rinuncia da parte della Sindaca alla delega alla sicurezza che si prospetta in queste ore potrebbe essere una buona soluzione per andare oltre quella concentrazione di potere nel Gabinetto del Sindaco che noi per primi denunciammo già dieci mesi fa.
Non ci fa però rimanere tranquilli che sia destinata nelle mani dell’Assessore allo sport Roberto Finardi (quello della difesa alla X MAS per intenderci), perché non è con la repressione ed il controllo che si liberano le menti dalla paura degli attentati.
Giusto per aggiungerci una visione sistemica che non può mai mancare alle nostre riflessioni, sarebbe interessante e fecondo che anche Questore e Prefetto, insieme al Comando dei Vigili Urbani, vengano affiancati alla Sindaca sul banco degli imputati dato che, aldilà delle ordinanze non emanate, le regole per il rispetto di alcune questioni di piazza esistono da sempre.
Resta il fatto, forse troppo sottovalutato, che la piazza stessa ha in parte compromesso la propria sicurezza: se i rifiuti non fossero stati buttati per terra ma nei cassonetti della spazzatura, se le birre non fossero state comprate dagli abusivi ma nei normali esercizi commerciali (magari chiedendo la plastica in luogo del vetro sostituendosi come singolo cittadino al ruolo dell’ Amministrazione che avrebbe dovuto emanare quella famigerata ordinanza sul vetro) i danni alle persone sarebbero stati molto minori.

Sembra scontato, ma non lo è: inseriamo tra gli imputati della vicenda un “senso civico all’italiana”che ha contribuito alla "tempesta perfetta" di piazza S.Carlo, che auspichiamo potrà ospitare ancora grandi eventi di piazza e non venga tolta alla cittadinanza per via di una serata organizzata male.

mercoledì 24 maggio 2017

MIGRANTI ED EX-MOI: IL COMUNE SI MUOVE, IN BUONA COMPAGNIA…DI SAN PAOLO

Cominciano a vedersi dei segnali sul fronte delle palazzine di Via Giordano Bruno “di proprietà del Fondo Immobiliare Città di Torino gestito da PRELIOS SGR S.p.A”, come tiene a sottolineare il comunicato di Compagnia di San Paolo diramato ieri per annunciare l’audizione del (suo) Project Manager Antonio Maspoli alla conferenza Capigruppo in Comune.
"La situazione, come previsto, è complessa- commenta Antonio Maspoli-  soprattutto perché ci siamo trovati di fronte alla totale assenza di un censimento della popolazione che occupa i locali. Per questo è stato necessario iniziare con una mappatura volontaria degli occupanti, circa 120 per ora, che sarà approfondita da un censimento effettivo. La mappatura consente già di iniziare un percorso di formazione lavorativa e linguistica (la maggior parte degli occupanti non parla italiano), e sono stati individuati alcune linee di inserimento, grazie alla disponibilità e la collaborazione da parte di alcune aziende produttive di altre Regioni".
Questo è quel che ci è dato sapere dal comunicato stampa della maggioranza consiliare pentastellata, che mette in luce come sia la Compagnia di San Paolo (do you remember “il Sistema Torino da abbattere!”?) a tirare le fila e “sedersi a capo-tavola” come dichiarato dalla consigliera di minoranza Eleonora Artesio in una intervista ai nostri microfoni un mese fa.
Da quanto emerge invece dal comunicato congiunto Città di Torino – Regione Piemonte – Compagnia di San Paolo – Diocesi di Torino (da leggere tutto d’un fiato) il Protocollo d’Intesa tra le parti prevede come obiettivo “l’emergenza abitativa e lavorativa degli abitanti delle PALAZZINE OCCUPATE PER CONSENTIRNE LA GRADUALE RESTITUZIONE e verificarne i possibili utilizzi a fini della RIQUALIFICAZIONE URBANA E SOCIALE, procedendo alla definizione di percorsi condivisi” (il maiuscolo non è un errore di battitura, ma un sottolineare che probabilmente PRELIOS SGR S.p.A ha nuovamente bisogno dei suoi immobili per specul…ehm ehm….riqualificare la zona).
Lo strumento sarà quello della progettazione condivisa, con il coinvolgimento degli abitanti (ma non delle Circoscrizioni stando a quanto dichiarano i rappresentanti territoriali PD); la prima fase del progetto sarà “conoscitiva degli abitanti delle palazzine occupate”, con una susseguente “ricollocazione abitativa e di interventi di inclusione lavorativa e sociale e valutazione dei profili individuali”.

Continueremo a tenere d’occhio la situazione con la speranza e la fiducia nel fatto che, aldilà degli attori sistemici presenti al Tavolo, questo processo sarà indirizzato verso “il bene dei migranti”, qualsiasi cosa questo possa significare e di qualsiasi contenuto ognuno di noi lo voglia riempire.
(di seguito il comunicato stampa "iniziativa MOI 23 maggio" http://www.compagniadisanpaolo.it/ita/News/Iniziativa-MOI-migrazione-opportunita-e-inclusione)



martedì 16 maggio 2017

UN ASSESSORE UN SACCO GENTRY: TURISMO E CEMENTO A 5 STELLE

Gentrifying Turin

Vi ricordate il nostro commento sulla pagina Facebook pubblicato nel marzo scorso intitolato “NO TAXATION WITH GENTRIFICATION”? Davvero, non ve lo ricordate? Vabbè, vi perdoniamo e ve lo riassumiamo: si commentava la delibera firmata dall’ Assessore Sacco (ed esaltata da La Stampa) relativa al regolamento comunale n. 329 per l’esercizio dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande notando due particolari interessanti (se volete leggerlo per intero e non usate Facebook ve ne riportiamo il testo più sotto)

Il primo è il crescente potere “urbanistico-commerciale” dell’Assessore Alberto Sacco, il secondo è la totale continuità d’azione in questo ambito, specie quando la direzione della Giunta viene indicata dal membro in questione.
Le modifiche apportate riguardano agevolazioni fiscali per chi deciderà di aprire nuove attività con una attenzione particolare, quasi spasmodica, ai turisti: wi-fi, aperture estive e diffusione delle iniziative della Città. Lunedì pomeriggio la maggioranza pentastellata ha approvato la delibera in Consiglio Comunale, dando il via libera al proliferare di nuovi e scintillanti locali che offriranno birra artigianale, wi-fi gratuito e arredamento hipster sempre aperti, anche a Ferragosto (come affermato chiaramente in Aula), per favorire l’afflusso turistico (con buona pace di camerieri e bartender già precari di per sé).

Una “no tax area” che vale formalmente per tutta la città, ma che siamo certi verrà sfruttata al 98% nelle zone di Torino dove l’ultima cosa di cui si sente la mancanza è di altri “distributori di alcolici” ricolmi di flyers sui grandi e piccoli eventi culturali cittadini. Se avete ancora qualche dubbio a riguardo, vi aggiungiamo l’interessante dato che il Gruppo Consiliare PD ha votato compatto a favore della delibera*: sarà una lotta all’ultimo sangue nella conquista dei voti di centro, Crocetta, Sansa e Vanchiglia!

Davvero se ne sentiva un così forte bisogno (le NO TAX AREA spaccano nel modello di città grillino, vedi Open For Business) da annunciare urbi et orbi la realizzazione di “uno dei punti del nostro programma elettorale” (saremmo curiosi di capire quale in particolare)?


Cementifying Turin
In attesa dell’approvazione consiliare della “delibera hipster”, nel mese di aprile la Giunta ha approvato una delibera a firma Appendino, Montanari, Sacco, Rolando e Giannuzzi in cui si elencano gli interventi urbanistici da avviare entro l'anno, come procedimento amministrativo da portare in Consiglio per l’approvazione necessaria a mantenere gli equilibri di bilancio (cioè gli oneri di urbanizzazione da incassare in parte corrente, che tanta giusta polemica hanno generato in fase di approvazione del bilancio previsionale). La lista è impressionante, contiene interventi già finiti sotto le luci della ribalta, ma ci piace ribadirli tutti insieme tanto per darvi una idea del “consumo territorio zero”.

Fate un ampio respiro e provate a leggerli tutti d’un fiato: modifica Convenzione Officine Grandi Riparazioni (O.G.R.); Ex Arcate MOI; Città della Salute; P.E.C. Westinghouse; P.E.C. Romania; Lingotto GL/GWM; Lingotto Green Pea; Porta Susa Mezzanino; Modifica P.E.C. Cascinotto RSA; Modifica PR.IN Botticelli; P.E.C. Bertolla; Variante via Botero; Variante R.I.R.; Variante n. 280 Saima Sud; Variante Jolly Sport, via Nizza; Variante Sesia/Fucine, via Basse di Stura; Variante n. 283 Quartiere Dora; Variante via Pianezza; Accordo di Programma Santa Croce.

Il particolare ancora più interessante del documento arriva però a pagina 3: "considerata la valenza strategica di taluni degli interventi sopra elencati, i relativi provvedimenti di approvazione dovranno essere altresì coordinati con l’attività del neo-costituendo Servizio Sviluppo Economico-Progetti Speciali. "

Esattamente con la stessa tecnica burocratico-amministrativa utilizzata per la creazione dell’ufficio di Gabinetto di Paolo Giordana “riempito” di funzioni responsabilità e poteri con Open for Business, è stato creato un nuovo Servizio cui hanno affidato la direzione di corposi e importanti progetti cittadini, in seguito attribuito con una “semplice” riorganizzazione nel nuovo organigramma dell'Ente (derivante dalla nomina dei nuovi Direttori centrali) a nuovi referenti, politici e di potere. Provate a indovinare a chi? Beh, essendo questioni urbanistiche si tratterà di Montanari no? Nein. Quello vuole la decrescita, meglio non rischiare: l’Assessorato di riferimento è quello di Sacco (possiamo dire che vi avevamo messo in guardia già qualche mese fa?), il Direttore del Servizio Sviluppo Economico-Progetti Speciali sarà Paola Virano, ex Direttore dell'Urbanistica e dei Lavori Pubblici.

Il neo-costituendo settore citato nella delibera è riportato nell'organigramma all'interno della Direzione Commercio, Lavoro, Turismo, Attività Produttive e Sviluppo Economico, che non è alla dipendenza di Montanari come assessore ma di Sacco. E il relativo direttore, che dirige ad interim anche il settore medesimo, è la Virano, ex Direttore dell'Urbanistica e dei Lavori Pubblici, oltre che Direttrice dello Urban Center nell’Epoca Fassino, defenestrata dalla nuova Giunta con le recenti nuove nomine di poche settimane orsono (Lo Spiffero rumoreggiava a proposito del fatto che tra Virano e Montanari non scorresse buon sangue, e i fatti sembrano dar ragione anche alla redazione web che guarda dallo spioncino delle porte comunali).

Va bene, troppo burocratese, ve lo riassumiamo secondo il nostro punto di vista sulla vicenda: per la gestione amministrativa ed economica di tutti i progetti urbanistici compresi nell’interminabile elenco di cui sopra, l’Assessore all’ Urbanistica Guido Montanari dovrà in qualche modo dipendere dalle decisioni e valutazioni della Direttrice Paola Virano, a sua volta in qualche modo sottoposta al suo Assessore al Commercio di riferimento Alberto Sacco.
Un colpaccio niente male per un Assessore partito in sordina dieci mesi fa, e ora garante massimo della continuità con la precedente amministrazione PD.



(dalla pagina Facebook di Sistema Torino, 16 marzo 2017)
NO TAXATION WITH GENTRIFICATION!
Vuoi aprire un nuovo locale trendy con il wi-fi?
Vuoi essere baby-friendly ed essere "il biglietto da visita della città" per i turisti, come recitava un post del M5S Torino di ieri in relazione a Borgo Aurora?
Bene, la delibera dell' Assessore Sacco fa proprio per te!

Arrivano gli incentivi fiscali per chi vuole aprire una nuova attività commerciale in qualsiasi zona di Torino, con criteri che, ca va sans dire, privilegiano chi lavorerà per i turisti.
Beh niente di nuovo, oseremmo dire: e neanche nulla di disdicevole nel praticare questo tipo di agevolazioni, anzi.

Ci chiediamo solo se qualcuno della Giunta abbia mai letto Gentrification. Tutte le città come Disneyland? dell'amico e Professore Giovanni Semi: si potrebbe così intuire quale sarà la direzione che prenderà questa delibera, ovvero il proliferare di sempre nuovi scintillanti locali che offriranno birra artigianale, wi-fi gratuito e arredamento hipster, sempre aperti anche a Natale per favorire il turismo (con buona pace di camerieri e bartender già precari di per sè).
Fa un po' specie che un movimento sempre pronto a contestare la "liberalizzazione Bersani" sui locali, i dehors (altro scandalo pronto a scoppiare a breve), le zone della movida pro-PD, ora non si accorga che "le due città" esistono ancora e, forse, un provvedimento del genere non farà che aumentare lo iato tra zone gentry e periferie (NESSUNO PENSA ALLE POVERE PERIFERIEEEE!!).
Una proposta interessante sarebbe potuta essere quella di creare zone "no tax area", andare alla ricerca di quartieri potenzialmente necessitanti l'apertura di nuove attività commerciali, piuttosto che "fingere" un provvedimento per tutti che si concentrerà invece nei soliti due-tre quartieri.

Viene da fare la battuta troppo facile che per le periferie continueranno a esserci i centri commerciali, nonostante i tentativi di opporvisi da parte dell' Assessore Guido Montanari.
Per ora è l'attivismo dell' Assessore Sacco a prevalere (ci fu una percepita frizione in relazione al mercato di San Salvario un paio di settimane fa), sempre pronto a favorire la continuità con le scelte dell' Amministrazione precedente.
Chissà, magari un giorno scopriremo che le due città esistono ma non sono da ricercare nella distinzione centro-periferie, bensì tra quella aperta a qualsiasi iniziativa privata e commerciale da legare al turismo promossa dall' Assessore Sacco, e quella che tenta (per ora con scarsi risultati) di fermare la cementificazione della città.

mercoledì 3 maggio 2017

LEZIONI DI DEMOCRAZIA DAL PD: L'APPLICAZIONE DEL DECRETO MINNITI-ORLANDO A MILANO

Sono giorni politicamente turbolenti: le primarie del Partito Democratico, una lezione di democrazia con un calo in milioni di partecipanti, hanno dato il via a una tre giorni certamente interessante (e preoccupante).

Il 30 aprile, giorno delle primarie, la festa della democrazia, o almeno così vorrebbero farci credere i cari amici del PD, a fronte di svariate segnalazioni di irregolarità, tra voti di scambio più o meno palesi, possibilità di votare più volte e indeterminatezza dei risultati (la contestazione delle "cifre ufficiali" da parte di Orlando ci pare una grande prova di carattere) assistiamo alla felicità (quasi psicotica oseremmo dire) di vincitori e vinti, una sorta di training autogeno per sentirsi a posto con la propria coscienza, un sentimento molto importante per poter mandare giù i bocconi amari che arriveranno nei giorni successivi:

Il Primo Maggio a Torino il Questore ha dimostrato a tutti quanti che comanda lui: lo spezzone sociale non può entrare in Piazza San Carlo, nè prima nè ora nè mai. Poco conta quel che dice Sindaco, Sindaca o Sindachesssa che sia a quanto pare: ma su questo attendiamo che Appendino riferisca in Sala Rossa nel pomeriggio, sperando che non contraddica le dichiarazioni coraggiose di alcuni suoi Consiglieri, censurando la boutade di Daniela Albano​ sulla piazza concessa ai Sindacati (mentre il PD si è aprioristicamente schierato con le forze dell'ordine sulla base dei video visti sulle home page dei quotidiani nazionali).

Se a questo siamo tristemente abituati, ricorda epoche ancora più buie quanto successo alla Stazione di Milano ieri pomeriggio: il Decreto Minniti-Orlando (sì, lo stesso Orlando che secondo molti rappresenta LA SINISTRA del Partito della Nazione) è stato applicato con tutti i suoi crismi, con una perentorietà tale da mandare in brodo di giuggiole il fascio-leghista Matteo Salvini, pronto a scendere in strada con tanto di selfie e dirette Facebook.
Tutti portati in Questura, tra il giubilo dei leghisti e le dichiarazioni soddisfatte degli Assessori del Partito Democratico di Milano.
Protestano con un sit-in le associazioni di tutela degli immigrati, ma oggi interessano poco (l'azione è stata promossa dai "buoni") e non riescono a smuovere nessun Saviano di turno a loro difesa.
A metà pomeriggio forze del'ordine con camionette, a cavallo, in elicottero,a piedi (sembra che qualcuno sia arrivato col trasponditore del continuum direttamente dal 1938) hanno chiuso tutte le uscite della stazione, iniziato il rastrellamento e raccolto tutto quel che hanno trovato: negri, barboni, gialli, senza tetto, profughi, alcuni probabili spacciatori e tutto quel che si poteva tirare su.

lunedì 1 maggio 2017

PRIMO MAGGIO, SANTO LAVORO MARTIRE

Questo è un paese dove se provi ad alzare la testa per cambiare le cose vieni represso, è un paese dove la creatività, l'attivismo e l'intraprendenza vengono contrastati, è un paese dove, a quanto pare, la polizia ti osserva e quando vede che sei un individuo "politicamente pericoloso" ti segue e aspetta, aspetta il momento buono per fartela pagare, la tua libertà, la tua onestà intellettuale. Accade in molti ambiti del nostro vivere, ma in particolare succede a chi si mette in gioco dal punto di vista politico e si oppone ad un modello economico, sociale e culturale in questo momento dominante, ad un modello sociale che vede nel lavoro un momento di sfruttamento e non di realizzazione delle persone, ad esempio; lo abbiamo già visto succedere a tanti amici e conoscenti, attivisti per la lotta no tav, o in altre battaglie politiche , chi si espone viene preso di mira, in un modo o nell'altro, non tutti certamente, ma succede spesso. Per questo oggi hanno arrestato la nostra Roberta, al corteo del primo maggio, possiamo dirci quello che vogliamo, ma se la sono andata a prendere sotto i portici, in via roma, non in mezzo agli scontri. Non l'hanno arrestata per atti violenti o in mezzo alla confusione di una carica.... se la sono andata a prendere perchè è una donna libera, che non ha intenzione di stare a guardare la deriva politica italiana, e questo non è accettabile a quanto pare.
qui il video del momento del fermo.... https://www.facebook.com/csoaskatasuna/videos/1412294792165184/
giudicate voi.
roberta libera

giovedì 27 aprile 2017

IL PD DI RENZI E LA DESTRA FINANZIARIA UNITI NELLA LOTTA

L'anti-fascismo nel 2017 rischia di avere un retrogusto amaro, amarissimo se guardiamo alle presidenziali francesi di domenica: l'arrivo di Marine Le Pen al ballottaggio "costringe" tutti al l'abbraccio mortale con Macron, uomo da subito idolatrato da Renzi e i suoi accoliti.
La cavalcata del Front National va certo fermata, ma forse bisognerebbe prima fermarsi a guardare l'entità di questa supposta marcia trionfale secondo i media mainstream: +3,7% in 15 anni, dal 2002 al 2017 col passaggio del testimone da padre a figlia. Non proprio una rapida impennata diciamo.
Chissà che questa retorica del "tutti uniti" non sia funzionale alla scelta di un candidato il cui interesse principale sembra quello del mantenimento dello status quo, in Francia come nell'Unione Europea, ignorando quel pericolo che proprio Marine Le Pen (vincente a mani basse tra operai disoccupati e poco istruiti) rappresenta in pieno.
Perché poi, e qua veniamo al nostro Matteo nazionale, tra scegliere un candidato anti-fascista e identificarsi con esso dovrebbe passarci "parecchia ideologia". Come si vede dall'immagine, non sembra essere questo il caso, bastava leggere le interviste di molti rappresentanti PD, in primis il nostro ex Sindaco Fassino che su Repubblica ha riconosciuto in Macron un modello di centro-sinistra.
A questo proposito torna utile leggere e citare Fulvio Scaglione che ci ricorda chi è il prossimo Presidente francese:
"Macron inoltre è diventato miliardario facendo il banchiere con i Rotschild. Per cui si può definirlo centrista, europeista o come si vuole per renderlo più simpatico ma in realtà è un uomo di quella destra finanziaria che da anni ormai domina la politica europea e che ha venduto per denaro l'anima del continente. Non sarà certo questo banchiere prestato alla politica a far cambiare rotta alla Francia."

domenica 9 aprile 2017

"Tagliate il welfare, non la cultura": no, tagliate il debito!



Il Presidente della Fondazione Musei, nominato dalla Sindaca Appendino, dice sì ai tagli a welfare e asili nido e no a quelli alla cultura. Noi saremmo invece per tagliare il debito con le banche cittadine e, perché no, anche per tagliare il Presidente della Fondazione Musei: chissà la Sindaca, cosa ne pensa.

giovedì 16 marzo 2017

SPECIALE EMERGENZA ABITATIVA: CHI CONTA VERAMENTE NELLA “NUOVA” CITTA’?

Il 18 marzo si svolgerà una manifestazione convocata dai Movimenti per l'Abitare dal titolo giustamente provocatorio "Nella città della crisi noi contiamo": Sistema Torino “coglie la palla al balzo” e pubblica un approfondimento sul tema che cerca di convogliare le diverse idee, azioni possibili e orientamenti dei diversi attori cittadini e metterli a confronto sul tema sociale forse più straziante per la nostra città sempre “Capitale di qualcosa” in questi ultimi anni. Forse bisognerebbe volgere lo sguardo verso quei quattro-mila-e-passa sfratti emanati all’anno dal 2012 a oggi, verso quelle non si sa quante famiglie in attesa di veder soddisfatto il proprio diritto alla casa.
Sistema Torino è anche “Sistema Abitare”: così, con un buon sistema, si è recato da tre donne del Sistema. Tre donne che siedono in un luogo dove tutte le decisioni, soprattutto quelle
sul Welfare, sono così cariche di responsabilità da far venire i brividi a volte. La tematica comune: l'emergenza abitativa.  Insieme a loro un punto di vista “alternativo” del sindacato per la casa quotidianamente vicino ai cittadini che soffrono a causa di questa esigenza primaria.

Siore e Siori ecco a voi le interviste (e relativi link) che Sistema Torino ha svolto con:

Eleonora Artesio, consigliere comunale Torino in Comune
Elide Tisi, consigliere comunale PD
Sonia Schellino, Assessore al Welfare (siamo in attesa delle sue risposte)
Fabio Cremaschini, rappresentante ASIA-USB (ASsociazione Inquilini Abitanti)

Nel mentre gli organizzatori del corteo ci fanno sapere che: “Ci aspettiamo che la nuova Giunta si esponga mostrando una posizione netta in relazione alle istanze che quotidianamente vengono portate avanti dai movimenti per il diritto all’abitare.
Riteniamo che debba opporsi ai sistemi di potere che governano Torino e guadagnano sulle vite delle persone, mostrando con i fatti se questa nuova amministrazione è parte delle soluzioni o parte dei problemi della nostra città”.

Questa che vi presentiamo è solo la prima parte dello speciale che abbiamo costruito per affrontare l’importante tema dell’abitare in questo marzo pieno di aspettative primaverili. Successivamente alla manifestazione, saranno i movimenti sociali a prendere parola.

Con lo slogan “contro i padroni della città, casa reddito e dignità!” gli organizzatori vi invitano alla manifestazione, alla quale parteciperà convintamente Sistema Torino, che si svolgerà sabato 18 marzo, ore 15.00 piazza Carlo Felice, Torino.

Al link qui di seguito tutte le informazioni sulla manifestazione:
https://www.facebook.com/events/223368604797658/

ELEONORA ARTESIO, CONSIGLIERA DI "TORINO IN COMUNE", PARLA DELL’EMERGENZA-CASA

1. "Torino Capitale degli sfratti" è stato uno dei tristi primati cittadini degli ultimi anni: il censimento delle case pubbliche e private sfitte può essere un primo passo per combattere il paradosso del continuo aumento parallelo di famiglie senza casa e di case vuote?
Vi è stata una edilizia destinata all'acquisto che ha soddisfatto l'esigenza abitativa delle fasce medio e medio-alte. Simmetricamente una parte di popolazione si è impoverita non potendo più mantenere la spesa del mutuo né il contratto di locazione, cadendo nell'area dell'emergenza abitativa. E’ una anomalia sul panorama europeo la condizione italiana. Perché questo è il Paese che inverte tutti i rapporti tra case in affitto e case in proprietà che ci sono invece nel resto d’Europa. L'Italia e Torino in particolare hanno un altissimo numero di case di proprietà, e basso numero di case disponibili in affitto.
Certamente rendere disponibile alle popolazioni di basso reddito il patrimonio abitativo pubblico è una condizione necessaria. Anzi primo dovere dell’amministrazione. Il patrimonio pubblico riguarda le case comunali che possono essere date in gestione all’ATC, riguarda gli alloggi comunali che era messi a valore e che quindi erano affittati a canoni di mercato. Per quello che riguarda il rapporto con il privato, oggi la Città fa un’azione di mediazione attraverso l’ATC, facendo incontrare la domanda di casa magari di quelle famiglie che non rientrano nei requisiti dell’edilizia residenziale pubblica ma che sono al limite economico. Questo incontro tra domanda e offerta tra privati viene garantita dall’Agenzia che fa anche da garante rispetto agli eventuali problemi degli inquilini.

2. Nell'incontro pubblico del 21 gennaio (al quale Artesio era presente) i movimenti per la casa chiesero un freno all'uso, e abuso recente, dell''articolo 610. È possibile una azione politica in tal senso? Lei che ne pensa? (aumento dell’utilizzo  di questo articolo proprio mentre aumenta il problema casa)
Io vedo soltanto due azioni possibili: una riguarda l’intervento di carattere normativo a livelli che non sono alla portata dell’amministrazione comunale e  l’altra invece è una relazione della Città di Torino che può essere giocata soltanto dalla sindaca e dai rappresentati della giunta che è il tavolo prefettizio che occupandosi certamente e prevalentemente di sicurezza dovrebbe a mio modo di vedere occuparsi di sicurezza sociale. La sicurezza non è solamente declinabile in termini di controllo militare del territorio, ma anche dal punto di vista di gestione del contenimento delle difficoltà e dei conflitti sociali che si scatenano. E lì che si dovrebbe discutere delle modalità di applicazione dell’articolo 610.
Quindi forse c’è anche un modo di fare le cose non soltanto il rispetto delle leggi penso che questo potrebbe essere argomento del comitato di pubblica sicurezza per l’ordine pubblico sempre che si voglia declinare il termine sicurezza come ho spiegato prima.

3. Sospensione degli sfratti e azioni di sostegno per le famiglie con problema-morosità delle utenze: sono solo slogan elettorali? Cosa può fare il Comune oggi con effetti immediati?
Il problema ha a che vedere con la capacità economica dei singoli e dei nuclei famigliari. Sicuramente tutti quanti stiamo convenendo, maggioranze e minoranze, sulla necessità di rivedere i criteri dell’assistenza economica, anzi è stato approvato recentemente un Ordine del Giorno in Consiglio comunale che, mentre poneva il tema del sostegno al reddito, impegnava la giunta a rivederne i criteri.  Il tema del reddito diventa oggi fondamentale e urgente anche leggendolo dal punto di vista del diritto del diritto alla casa e dell’emergenza abitativa . Bisogna accelerare questa operazione che io chiamo reddito minimo garantito e altri chiamano reddito di cittadinanza e il governo chiama REIS che spero possa andare in questa direzione.

4. Il ruolo della Compagnia di San Paolo nel welfare è il perno centrale del Sistema Torino quello vero: c'è una possibilità di scardinare questa predominanza ritornando al pubblico?
Temo che siamo oltre alla soglia. Nel senso che ormai il pubblico ha ceduto la vera e propria gestione di pezzi significativa del sistema di protezione sociale della Città a cominciare dai servizi educativi, sul disagio e sull’adolescenza, sull’inserimento scolastico, ma penso anche a parti rilevanti delle politiche sociali. Forse non è nemmeno detto che le fondazioni bancarie siano cosi contente di dover svolgere questo ruolo di supplenza, perché una delle caratteristiche con le quali si sono presentati sulla scena del welfare era quello di essere i portatori dell’innovazione, cioè tutto sommato svolgere quel ruolo completare di chi può permettersi di provare e sperimentare e poi consegnare le modalità più stabili, più strutturate e continuative e di maggiore efficacia-
Quindi tutte le prospettive del cambiamento stanno fuori dall’ente pubblico, non stanno sotto il governo se non in termini di partenariato e questo significa una cosa gravissima. Poiché le politiche sociali accompagnano le dinamiche sociali - e si chiamano dinamiche perché sono in movimento - se non si è al governo di questo movimento si rischia davvero di produrre quello di cui lo Stato viene sempre rimproverato, cioè il welfare assistenziale, di conservazione.
Io sono rimasta letteralmente basita quando ho sentito la Sindaca annunciare in Consiglio Comunale le modalità di gestione della questione MOI dicendo che Compagnia di San Paolo avrebbe selezionato e retribuito il project manager. Ma le relazioni sociali possono avere una soluzione tecnocratica? Può essere la migliore persona, il più qualificato professionista del mondo, ma non è cosi che si accompagnano i governi dei processi sociali.

5. Il 18 marzo si svolgerà una importante manifestazione del Movimento per la casa: lei come si pone nei loro confronti?
In linea di massima cerco di essere dentro alle situazioni e di poter garantire la presenza. È sempre per me abbastanza difficile leggere tutte le dimensioni che si misurano in questo tipo di politiche in questo tipo di organizzazioni. Mi pare che ci sia un mix molto forte, perché appunto il diritto alla casa rimanda alla questione della ridistribuzione del reddito, rimanda alle politiche territoriali. E’ insomma un intreccio di tutte le politiche, che in questo momento non si misura con una dimensione politica quale a cui ero abituata cioè o politica liberale di o  una politica sociale di sinistra. Ci si misura con un contesto politico come il nostro, dove questa dimensione, almeno per quanto riguarda il governo di Torino, tra destra e sinistra non è definita.
Quindi i movimenti hanno un interlocutore che non corrisponde a una visione definita del mondo e che quindi può poco accompagnare certe richieste. magari tracciare delle soluzioni ma contestualmente non inquadra in una soluzione di sistema gli stessi interventi che è disponibile ad realizzare.

6. Due settimane fa l'Assessora al Welfare Schellino ha presentato il bando per l'acquisto di alloggi a destinazione sociale. Cosa pensa di queste azioni prospettate dalla Giunta Appendino?
Stanno cercando di governare il governabile con uno sforzo apprezzabile di ampliamento del parco dell’offerta pubblica. Si utilizzano tra l’altro fondi derivanti dagli alloggi di edilizia residenziale pubblica, altra grandiosa contraddizione delle nostre politiche per la casa, che in passato immaginavano il patrimonio di edilizia residenziale pubblica come patrimonio transitorio e non permanente, come invece è tornato a essere necessario negli anni della crisi.
Ho invece abbastanza obbiettato sulla mozione di accompagnamento che il movimento 5 stelle ha prodotto in consiglio su questa delibera, perché in questa mozione si è impegnata la giunta a stornare una quota parte di quelle risorse verso la manutenzione straordinaria delle case di edilizia pubblica: se l’emergenza è l’emergenza abitativa e se questi fondi nascono esattamente per aumentare l’offerta di alloggi, dirottare una quota parte verso alloggi già abitati mi sembra una sottrazione di risorse. L’avrei trovata ragionevole se fosse stato per manutenere gli alloggi che una volta dismessi sono in condizioni così decadenti da non poter essere riassegnati. Allora questo sarebbe andato nella direzione di aumentare il parco alloggi. Ma dato che su questo versante mediamente ogni anno c’è una copertura economica per riadattare alloggi dismessi e rimetterli nel circuito, il fatto di andare a orientare in manutenzione straordinaria mi è sembrato un taglio piccolo, ma comunque significativo in un’epoca in cui con il bando del progetto periferie sono state destinate risorse all’ ATC per la manutenzione straordinaria degli alloggi.

7. Secondo lei perché è stata fatta questa mozione?
Pubblicamente è stata espressa una preoccupazione che era quella dei fondi che vengono usati per gli alloggi di risulta, fondi che si esauriscono nell’autunno e  quindi sarebbe stato necessario recuperarne il maggior numero possibile per coprire l’ultimo trimestre dell’anno finanziario  avendo così delle risorse aggiuntive. E’ evidente che ci sia un tema di radicamento territoriale e di risposta alle sollecitazioni che arrivano dai quartieri. Nel senso che sappiamo benissimo che il Movimento ha avuto un consenso politico forte nelle aree periferiche e in quelle aree in cui c’è maggiore presenza di edilizia abitativa pubblica. Mi rendo anche conto che probabilmente ci sono delle sollecitazioni per la qualificazione di quegli alloggi, istanze raccolte con questa mozione.

8. La Sindaca Appendino è stata a Roma per firmare il bando periferie, all'interno del quale vi è una destinazione alle case popolari. Sarà una svolta per le periferie, decisive in campagna elettorale?
Quel bando per le periferie ha tante maternità e tante paternità e ciascuno rivendica un pezzo. Oggettivamente è l’esito di uno stanziamento del governo Renzi fatto in zona cesarini prima delle elezioni amministrative e naturalmente fatto così velocemente non ha una filosofia puntuale. Nel senso che diversamente dai programmi Urban dai programmi di quartiere e di recupero urbano che chiedevano determinati preliminari per la candidatura (ad es. individuare un ambito territoriale, spiegare le ragioni di quell’individuazione sulla base di determinanti sociali ed economici, caratterizzare su alcuni profili di progettazione integrata, quindi collegare sempre investimento sulla componente fisica e sulla componente sociale) questo bando in realtà chiedeva sostanzialmente di presentare dei progetti che fossero o allo stato esecutivo o definitivo. Quindi che cosa è successo? Oggettivamente si è pescato nei cassetti della progettazione del comune e da qui nascono le seconde paternità e maternità. La scelta di questa giunta è stata quella di raccogliere i progetti candidabili e di farlo con quella logica che la sindaca chiama di agopuntura, cioè non concentrare in alcune parti del territorio che posso essere  soltanto Vallette o piuttosto soltanto Falchera, ma distribuire le opportunità soprattutto sulla parte fisica degli interventi in modo disseminato.
Però io non credo che da questo progetto arrivi una percezione da parte delle periferie di un altro modo di essere rispetto a Torino, credo che continui ad esserci un sentimento di separazione. Quel che mi preoccupa invece di più è che sentiamo pochissimo parlare di tutte le programmazioni sociali. Perché ci sono assi di intervento scritti all’interno del progetto. Quindi confido un po’ nel ruolo che potranno avere le case di quartiere come ruolo di rete che queste possono attivare perché sono quelle che lavorano sulle relazioni, arrivando quindi le componenti di comunità e sono anche quelle che hanno avuto l’incarico di coordinare l’applicazione del regolamento dei beni comuni e dei patti di condivisione.

Vai alle altre interviste:

Elide Tisi, consigliere comunale PD
Sonia Schellino, Assessore al Welfare (siamo in attesa delle sue risposte)
Fabio Cremaschini, rappresentante ASIA-CUB (ASsociazione Inquilini Abitanti)


INTERVISTA A FABIO CREMASCHINI – ASIA-USB (Associazione Inquilini Abitanti)

1) "Torino Capitale degli sfratti" è stato uno dei tristi primati cittadini degli ultimi anni: il censimento delle case pubbliche e private sfitte annunciato dalla maggioranza può essere un primo passo per combattere il paradosso del continuo aumento parallelo di famiglie senza casa e di case vuote?
Il ri-utilizzo di spazi pubblici vuoti va nella direzione positiva di ampliare l’ edilizia residenziale popolare, il censimento è un primo passo importante, anche perché è assurdo che il Comune non conosca approfonditamente questi dati. La svolta sarà nel passo successivo al censimento: gli investimenti nell’emergenza casa devono provenire da fondi pubblici, perché faccio fatica ad immaginare investimenti privati filantropici. In Commissione l’Assessora Schellino ha accennato a una gestione “per bandi di affidamento” di questi stabili.

1.1) Come sarebbero strutturati questi bandi?
Questo non lo sappiamo perché non vi sono ancora. Ci hanno parlato di bandi “aperti”, ma questo può significare tanto l’auto-recupero dei nuovi residenti quanto l’introduzione di grandi proprietari privati, che al massimo possono portare a un social housing. In campagna elettorale il M5S si dichiarò contrario, ma per esempio a Falchera stanno dando il via libera alla costruzione di più di duemila alloggi di social housing, progetto precedentemente osteggiato dai loro militanti.
Detto brevemente, la differenza vera la vedremo nel momento in cui saranno presentati i bandi dall’ attuale Giunta.
1.2) Quindi c’è il rischio che una azione di per sé positiva come quella del censimento possa sfociare nel favorire l’ attore privato.
Eh, questo potrebbe accadere, paradossalmente utilizzando soldi pubblici nel censimento. Sta ai movimenti e ai soggetti sindacali come noi continuare a vigilare e fare pressione nella direzione della destinazione popolare delle loro scelte politiche.

2)    Nell'incontro pubblico del 21 gennaio i movimenti per la casa chiesero un freno all'uso, e abuso recente, dell’Articolo 610. È possibile una azione politica in tal senso? Voi cosa ne pensate? 
E’ necessaria una azione politica contro questo articolo. Il problema è che l’unica soluzione vera è cambiare questa legge, per quanto sia necessario un rilancio del dibattito pubblico a riguardo. Questo è quanto un Comune può fare, e auspichiamo che Torino crei un clima politico in questa direzione.
Certo, il 610 è un abuso, anche se il nostro obiettivo ultimo da abbattere deve essere lo sfratto di per sé, e puntare al blocco degli sfratti coinvolgendo Prefetti, Governo e Regioni.

3) Sospensione degli sfratti, accompagnate da azioni di sostegno per le famiglie con problema-morosità delle utenze sono stati slogan elettorali di campagna elettorale nella primavera scorsa. Quali azioni chiedete al Comune a breve termine?
Il Comune può intervenire sugli sfratti di proprietà pubblica ovviamente, sul piano di blocco degli sfratti del privato è più complesso, detto ciò non sta a noi risolvere i loro problemi di coerenza con quanto detto in campagna elettorale. Non ci si può nascondere dietro la mancanza di potere nel farlo, già una campagna mediatica forte accompagnata da un tavolo aperto con i Prefetti può essere un segnale con un possibile risvolto nazionale.
Per il sostegno relativo alle utenze si può da subito destinare dei fondi comunali ai soggetti deboli economicamente, legandololo a misure di reddito minimo garantito, su cui lo stesso M5S porta una proposta. La chiave di volta è chiaramente il lavoro e la possibilità per tutti di accedere a un reddito, che sia di lavoro o un reddito minimo.

4)    Il ruolo della Compagnia di San Paolo nel welfare è il perno centrale del “Sistema Torino quello vero”: come vi ponete nei loro confronti? Ritenete che sia una sinergia positiva o preferireste un ritorno al pubblico?
Faccio fatica a immaginare un privato che svolge una funzione pubblica, e bisogna innanzitutto chiedersi: perché i Comuni sono senza soldi? Dove li destinano? A mio avviso una Giunta che vuole intraprendere strade differenti deve fare scelte coraggiose, in primis la messa in discussione del vincolo del pareggio di bilancio. 
La gestione dei progetti di welfare affidati alla Compagnia di San Paolo rischiano di portare a processi di gentrificazione e di “espulsione dei ceti popolari” in alcune zone della città. Non è accettabile che funzioni pubbliche vengano terziarizzate, con i lavoratori che passano a dimensioni meno tutelate come diritti sindacali e commistioni pubblico-privato che rischiano di nascondere fini secondari, anche solo in termini di sempre più profonde interconnessioni tra il Comune e la banca di riferimento.
Noi siamo per la totale esclusione di enti privati dalla gestione di interessi pubblici, a Torino come nelle città e metropoli di tutta Italia.

5)    A tal proposito, Cosa pensi del fatto che sarà un project manager della Compagnia San Paolo a gestire la questione MOI e la liberazione delle palazzine?
La fuoriuscita dal MOI non può che passare da progetti di lavoro e diritti alla casa, non certo attraverso la creazione di nuovi ghetti che concentrino i rifugiati in alcuni spazi. Faccio fatica a immaginare l’affidamento di tale progetto nelle mani di un manager nominato da Intesa San Paolo, i cui interessi sono direttamente legati agli stabili attualmente occupati del MOI.
Ricordiamo che i rifugiati, profughi e richiedenti asilo stanno semplicemente chiedendo diritti riconosciuti dalla legge, niente di più. Come facciamo a soddisfarli attraverso progetti scritti dai privati?

6)    La Sindaca Appendino è stata a Roma per firmare il bando periferie, all'interno del quale vi è una destinazione alle case popolari. Due settimane fa L'Assessora al Welfare Schellino ha presentato il bando per l'acquisto di alloggi a destinazione sociale. Sarà una svolta per le periferie, decisive in campagna elettorale?
Bisogna innanzitutto verificare i dati relativi alle vendite e conseguenti acquisti, legati all’art.3 del piano casa che impone alle Regioni di vendere determinate tipologie di alloggi con alto costo di manutenzione e re-investire quanto guadagnato nell’acquisto di altre case: tale logica però rischia di ridurre invece che aumentare il numero di alloggi pubblici a disposizione. Il bando discusso in Consiglio Comunale il 27 febbraio non si può certo definire una svolta, dato che non accenna al cambiamento delle politiche generali ma segue la linea già tracciata nel passato. Nell’ultimo incontro avuto con Mazzù, Presidente ATC, si parlava di mille case dell’ATC vuote in Torino e cintura: sono numeri altissimi, non tutti, a quanto dice l'agenzia, immediatamente assegnabili perché necessitanti di manutenzioni costose. 

6.1) C’è già però un piano investimento di ATC sulle manutenzioni.
ATC sta re-investendo tendenzialmente sulle piccole manutenzioni, che sono le uniche che si può permettere a causa delle alte spese e debiti di ATC. E’ un problema generale nazionale: le case sono lasciate in abbandono, gli appalti sulle manutenzioni sono talvolta oggetto di scandali in Italia e i tempi richiesti sono molto lunghi rispetto alle esigenze stringenti di chi sta cercando casa. Il Comune sta destinando qui i soldi del piano-periferie “firmato” dalla Sindaca: sono per la maggior parte progetti già presentati dalla precedente Amministrazione tanto che il tecnico, Valter Cavallaro, è rimasto lo stesso.

6.2) E dire che non sono ancora riuscito a farmi dichiarare la reale paternità dei progetti né da esponenti PD né da esponenti M5S.
L’attuale Amministrazione parla di interventi di “agopuntura”, cioè una parte di AxTO sarà destinato alle manutenzioni delle case popolari, ma non basta: ci vuole un piano nazionale che destini una maggior quantità di fondi all’emergenza-casa, un piano che vada in completa contro-tendenza rispetto all’ attuale. Si sta svendendo il patrimonio pubblico, riducendo al lumicino l’edilizia popolare, costruita nei decenni passati coi fondi GESCAL.

6.3) Cosa sono i fondi GESCAL?
Sono fondi finanziati dalla busta paga dei lavoratori, da destinare all’ edilizia popolare. Sono cessati circa vent’anni fa, in teoria esistono ancora ma sono utilizzati per svariate altre necessità, con il conseguente paradosso che risorse sottratte al salario degli operai vengono girati altrove, e non al sacrosanto diritto sociale alla casa.
Una delle nostre proposte fu quella di destinare almeno il 3% del bilancio comunale all’ ERP (Edilizia Residenziale Pubblica) partendo dal ri-uso delle case vuote esistenti in numero altissimo in città (che a loro volta condizionano verso l’alto il prezzo degli affitti restringendo il numero di alloggi a disposizione sul mercato). Bisogna intervenire in maniera strutturale aumentando il numero di case popolari passando dal riutilizzo alla requisizione, per quanto sia difficile sul piano legale l’esproprio degli stabili da destinare al pubblico.

6.4) Si possono davvero attuare gli espropri con finalità sociale?

Si possono attuare ed esiste pure uno strumento chiamato requisizione, finora utilizzato raramente ma che una amministrazione cittadina coraggiosa e a favore degli strati più poveri della popolazione dovrebbe lavorare per attuare.
Vi fu una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che impose in sostanza all’ Italia di pagare gli espropri a prezzo di mercato, e non a un prezzo calmierato in funzione della sua finalità pubblica. Questo complica ulteriormente scelte in tal senso da parte delle Amministrazioni pubbliche.

6.5) Nogarin sta seguendo questa strada a Livorno.
Si tratta per ora di una mozione di indirizzo, ampiamente condivisibile, ma con un risvolto nullo nella realtà. Staremo a vedere se si tratta di sola propaganda o volontà di cambiamento.


7) Il 18 marzo vi sarà la manifestazione del Movimento per la casa: quale appello alla partecipazione volete fare ai cittadini?
Noi parteciperemo certamente alla manifestazione e abbiamo invitato tutti i nostri iscritti a farlo, per continuare a mantenere alta la pressione cittadina su una emergenza che è ben lontana dall’essere risolta a breve.

Vai alle altre interviste:

Eleonora Artesio, consigliere comunale Torino in Comune
Elide Tisi, consigliere comunale PD
Sonia Schellino, Assessore al Welfare (siamo in attesa delle sue risposte)

ELIDE TISI E L'EMERGENZA CASA: LA NOSTRA INTERVISTA


1) "Torino Capitale degli sfratti" è stato uno dei tristi primati cittadini degli ultimi anni: il censimento delle case pubbliche e private sfitte può essere un primo passo per combattere il paradosso del continuo aumento parallelo di famiglie senza casa e di case vuote?
“Torino Capitale degli sfratti” onestamente non credo. Torino secondo i dati dell’osservatorio nazionale,   non fa eccezione rispetto alle grandi città italiane. Spesso si è preso a riferimento  il solo dato degli sfratti emanati ma non quelli eseguiti: tra l’avvio del procedimento di sfratto ed esecuzione vi è stato negli anni passati un enorme lavoro tale per cui gli eseguiti sono enormemente inferiori.
Più preoccupante il dato delle nuove assegnazioni. Sebbene non vi siano  ancora tutti i dati del  2016, il solo indicatore delle assegnazioni di case popolari registra un calo (da 567 del 2015 a poco più di 400 nel 2016).

1.1) Beh, si parla comunque di circa quattro mila sfratti emanati l’anno.
Siamo passati da 4729  nel 2014 a 4095 nel 2015 (cioè riduzione del 13%). Tutte le azioni comunali erano tese a evitare che quel procedimento arrivasse a compimento (LOCARE, fondo morosità incolpevole, sostegno alla locazione) intervenendo prima dell’ esecuzione dello sfratto con l’intervento pubblico tra inquilino e proprietà. Per questo mi sembra debba essere data corretta lettura al  dato del Tribunale  che peraltro riguarda tutto il mandamento di Torino.
Mi sembra più realistico guardare le domande che arrivano al Comune per l’emergenza abitativa, dato che chi ha uno sfratto in essere ha diritto a fare la domanda: alcuni trovano soluzioni autonomamente, moltissimi chiedono il sostegno del pubblico. Nel 2015 vi furono 316 contratti con LOCARE, 147 col salva-sfratti , 567 assegnazioni . Complessivamente all’emergenza abitativa erano arrivate 1028  domande circa, il 10% in meno dell’anno precedente. Per quanto riguarda le case di edilizia pubblica Il problema centrale  è che da alcuni anni non vi sono state più risorse per fare nuove casa o acquistare case da destinare all’edilizia residenziale pubblica. Se gli unici alloggi in disponibilità sono quelli di chi perde i requisiti sono mediamente intorno ai  500 l’anno.
 In passato c’erano i fondi GESCAL destinati all’edilizia pubblica, poi c’è stata una fase in cui gli incentivi erano all’acquisto della casa, poi dal 2008 il problema casa è tornato drammatico. Con una fiscalità mirata o altre formule bisogna riprendere a investire sull’edilizia pubblica, non facendo palazzi popolari ma comprando nel modo più diffuso  possibile in città. Non ripetere l’esperienza del creare i quartieri di case popolari, che concentrano i casi di fragilità economica creando le condizioni di periferie che risentono maggiormente di congiunture economiche difficili. E continuare a sostenere con riduzioni fiscali le proprietà che “calmierano” i costi delle abitazioni anche private attraverso gli accordi territoriali con le associazioni di inquilini.

1.2) Il censimento può essere un inizio?
IIl censimento delle case popolari c’è e non è una novità. Recentemente ATC ha avuto risorse da un piano nazionale per ristrutturare alloggi e recuperarli per l’assegnazione. Le case pubbliche sono già censite comunque, più interessante è capire se c’è ulteriore patrimonio comunale o derivante da estinzione di IPAB, come avvenuto nel mese di dicembre, da ridestinare a ERP o a residenza temporanea per l’emergenza abitativa “in attesa di”.

1.3) E sulle case private?
Non si è ancora capito come la giunta attuale intenda procedere. Noi promuovemmo accordi territoriali  tra associazioni di inquilini e associazioni di proprietari per permettere affitti a canone agevolato. E garanzie del Comune attraverso l’agenzia Locare  anche in caso di insolvibilità. Anche questo non è un tema nuovo, è esattamente quello che abbiamo fatto noi in passato.

1.4) Nulla di nuovo quindi?
Per il momento in Commissione hanno portato solo 24 alloggi di proprietà comunale destinati ad essere locati a canone di mercato, che ora stanno esaminando per ridestinarli a edilizia sociale o emergenza abitativa. Ovviamente non devono essere immobili con costi di amministrazione esageratamente esosi e rispettare i parametri adeguati.

2) Sospensione degli sfratti e azioni di sostegno per le famiglie con problema-morosità delle utenze: sono solo slogan elettorali? Cosa può fare il Comune oggi con effetti immediati?
La sospensione degli sfratti si può fare, grazie alla Legge istitutiva del Fondo salvasfratti, che ha preso spunto da una sperimentazione fatta proprio a Torino, laddove esiste una morosità incolpevole e il Comune interviene nella mediazione col proprietario, anche con l’intervento della Prefettura. Fuori da questo perimetro, che anche noi abbiamo utilizzato, non vi sono altre possibilità.
Di tutt'altra natura e molto positivo il lavoro fatto dalla Regione con Comuni  piemontesi sulla modifica della legge regionale in  tema di decadenze e sfratti dalle case di edilizia pubblica che consentirà di avere più tempo per verificare caso per caso l’eventuale incolpevolezza ed evitare automatismi nelle decadenze.

2.1) Quindi sono promesse al vento?
Il quadro in cui si ci deve muovere è quello della Legge, non conosco altre strade praticabili.

2.2) Neanche con un atto di indirizzo da parte dell’ Amministrazione?
Per espropriare beni privati occorrano vi siano condizioni particolarissime di interesse generale, e comunque salvo indennizzo. La proprietà privata in Italia è tutelata, anche dalla Costituzione, Si possono però avviare azioni lavorando sul singolo caso, raccordando proprietario e inquilino, ottenere proroghe al fine di avere il tempo necessario a sviluppare queste azioni. non certo un “blocco degli sfratti” generalizzato a livello Comunale. Per i soli casi di sfratti per finita locazione (dunque non per morosità) è stato possibile avere sospensioni con specifiche norme nazionali e per categorie particolari di cittadini.

2.3) Però anche questa era una promessa elettorale del Movimento 5 Stelle, no?
Sarei curiosa di sapere se Nogarin ha fatto qualche azione in tal senso a Livorno, ma non vedo soluzioni se non “uscendo dagli schemi”. Una volta che c’è lo sfratto e interviene l’ufficiale giudiziario, non può certo intervenire il Sindaco a interporsi se non proponendo una soluzione alternativa o una mediazione con gli strumenti disponibili che ho richiamato. Qualsiasi promessa che esuli da questo contesto rischia di sfociare nel populismo.

3) Il ruolo della Compagnia di San Paolo nel welfare è il perno centrale del “Sistema Torino quello vero”: c'è una possibilità di scardinare questa predominanza auspicando un ritorno al pubblico?
Per me le fondazioni bancarie sono una grandissima risorsa perché su molte progettualità si è lavorato insieme costruendo un pensiero condiviso. Dipende da come si pone l’Amministrazione nei confronti delle fondazioni: abbiamo sempre lavorato insieme senza mai far venir meno responsabilità che sono proprie dell’Istituzione pubblica.
E’ normale che vi sia concorrenza e complementarietà  tra risorse pubbliche e private nell’assolvere alle funzioni del welfare, pratica ormai diffusa in tutta Europa: l’importante è che il pubblico non abdichi dal proprio ruolo, e io in passato non ho avvertito questo pericolo.

4) Cosa pensa del fatto che sarà un project manager della Compagnia San Paolo a gestire la questione MOI e la liberazione delle palazzine?
Dipende da chi riceverà  l’indirizzo su come affrontare  il problema. Alla città dovrà comunque  rendere conto la Sindaca.

4.1) Quindi i combattenti del Sistema Torino stanno facendo peggio del Sistema Torino quello vero.
Staremo a vedere, sulla base di quanto detto dalla stessa Sindaca in Consiglio Comunale. Io come detto ho sempre lavorato in un clima di collaborazione.. Quando abbiamo fatto per esempio il lavoro di superamento di Lungo Stura avevo costituito un tavolo di indirizzo, la Compagnia di San Paolo è stata coinvolta perché mi interessava il contributo di pensiero e per rafforzare la rete di sinergie, visto che anche loro lavoravano in quell’ambito, ma le risorse per il progetto le aveva  trovate l’amministrazione tramite il Ministero. Loro hanno fatto una scelta diversa sul MOI.

4.2) Mi stai dicendo che si siede capo-tavola chi trova i soldi.
Certo è più difficile guidare processi con i soldi degli altri; lì eravamo stati noi a recuperare delle risorse (ironia della sorte, soldi stanziati da Maroni).Ma è importante che  Il lavoro sia di concertazione dandosi degli obiettivi comuni, Rimane sempre in capo alla politica  la responsabilità democratica di rispondere ai cittadini.


5) Il 18 marzo ci sarà una importante manifestazione del Movimento per la casa: lei come si pone nei loro confronti?
Io ho una mia posizione: l’ istituzione deve fare tutto quel che gli compete, anche ascoltando i movimenti. Io continuo a pensare che tutto questo debba essere fatto dentro il perimetro che la legge italiana permette; se non ci piace la legge, ci adoperiamo per cambiarla. Loro fanno molto bene a concentrarsi sull’ emergenza casa e sinceramente mi chiedevo cosa aspettassero a scendere in piazza anche con la nuova Amministrazione. Se qualcuno pensava di avere la bacchetta magica forse non aveva abbastanza aderenza con la realtà, perché anche  in campagna elettorale bisogna evitare di fare demagogia.

5.1) Non pensi col senno di poi che avreste potuto fare qualcosa in più?
Io mi occupo da decenni di  sociale e famiglie in difficoltà, pienamente al centro della mia attenzione. Le attenzioni si misurano sulle scelte: in cinque anni in questi comparti questa Città le risorse a bilancio non sono state ridotte cercando di dare delle proprità. Forse non siamo stati bravi a raccontare,  ma l’attenzione al sociale c’è stata e in alcuni ambiti specifici la spesa è stata crescente. Spero che questa Amministrazione riesca a fare altrettanto.

6) La Sindaca Appendino è stata a Roma per firmare il bando periferie, all'interno del quale vi è una destinazione alle case popolari. Sarà una svolta per le periferie, decisive in campagna elettorale?
Torino ha storicamente grossi progetti sulle periferie.

6.1) Per quanto i risultati elettorali dicano il contrario.
Certo, ma vi sono zone della città in cui la crisi si è sentita di più, con concentrazioni di lavoratori di  settori che hanno subito fortemente la crisi, come ad esempio l’edilizia. Il problema delle periferie non è estetico, ma legato alla necessità di rimettere in piedi l’economia e l’offerta di lavoro che riesca a intercettare quelle professionalità talvolta  non elevatissime e diano una risposta a quel bisogno. Il tema periferie andrebbe affrontato con questa complessità, la questione non è promettere il salario minimo o il sussidio per gli indigenti, che Torino ha da 30 anni per quanto ora inventino nomi nuovi. Il tentativo di trasformare il sussidio in politica attiva noi l’abbiamo fatto tre anni fa, con la sperimentazione della SIA (Carta acquisti) e progetti attivi in contesti che favorivano il mantenimento delle abilità professionali. A breve arriveranno nuove opportunità dal governo sul tema del contrasto alle povertà e tante risorse.  Vedremo come sapranno coglierle.

6.2) Quindi voi concordate con i progetti inseriti nel piano periferie?
Il vero grande tema che avrebbe dovuto connotare i nostri eventuali secondi cinque anni era capire come Torino si sarebbe potuta sviluppare in settori economici che garantissero occupazione per lavoratori usciti da attività produttive, che non puoi riconvertire nel turismo e nella cultura. Torino ha subito la crisi più di altri per il suo particolare tipo di vocazione economica. In alcuni ambiti, come l’innovazione, è riuscita a riprendersi ma ci va uno sforzo di progettualità rivolta a un futuro che vada più in là del singolo mandato amministrativo.

6.3) Il settore turistico non potrà però mai essere quello prevalente. Come dice l’amico Pagliassotti, “bisogna tornare a fare i toc, a produrre cose per avere lavoro”.
Certo, sono d’accordo. La sfida futura di Torino è avere una molteplicità di possibilità, certo che non può vivere esclusivamente di turismo per quanto settore importantissimo.

6.4) Bene sono riuscito a mettere d’accordo Maurizio Pagliassotti ed Elide Tisi, mi sembra un ottimo risultato!
Beh, ma nel mio lavoro nell’ Amministrazione precedente mi ero già dedicata alla ricerca di nuovi settori di sviluppo, per esempio considerare Città della Salute come polo di innovazione  in campo sanitario, per cui certo, anche tornando a “fare i pezzi”.

7) Due settimane fa l'Assessora al Welfare Schellino ha presentato il bando per l'acquisto di alloggi a destinazione sociale. Cosa pensa di queste azioni prospettate dalla Giunta Appendino?
Noi siamo stati favorevoli, ma ci ha lasciato perplessi vincolare il 40% alle manutenzioni, per due motivi: esiste già un piano manutenzioni di ATC su cui il Comune non può fare un altro piano manutenzioni sovrapponendosi; c’è il piano periferie a finanziare altre manutenzioni. Negli altri anni noi già annualmente con i proventi della legge 560 destinavamo a quel fine. Se c’è emergenza abitativa, quelle poche risorse conveniva destinarle in toto alla ricerca di nuovi alloggi.

7.1) Quindi che fine faranno quei due milioni destinati alle manutenzioni?
Nella delibera non c’è scritto. Io non sono stata d’accordo perché pensavo che questi 2 milioni potevano essere usati per acquistare una ventina di alloggi. Dagli atti della Giunta scopriremo cosa ne faranno, e se li utilizzeranno più per certe aree della città piuttosto che altre. Non abbiamo onestamente capito quale potesse essere la ratio nel togliere soldi agli acquisti.

7.2) E’ stata una battaglia della Consigliera Montalbano quella del destinare fondi alla manutenzione giusto?
Sì, l’ha portata lei questa proposta in Commissione. La questione è che quando con la legge 560 vendi case popolari, stai di fatto depauperando il patrimonio di edilizia pubblico, quelle risorse devi usarle per ricostituirlo altrimenti tra qualche anno non avremo più niente. Se consideriamo un valore il possesso delle case popolari vanno alimentate; le manutenzioni sono sacrosante eh, ma non si capisce la sovrapposizione con il piano nazionale ATC e con il piano periferie.

7.3) Può essere il frutto di una promessa elettorale?
Potrebbe  esserlo, ma sarebbe grave fosse così, ad oggi non possiamo sapere chiaramente, vedremo.  I 5 Stelle si sono spesi tanto sull’emergenza abitativa quindi attendo segnali in quella direzione. Io sono consapevole che è un problema drammatico in città ,mai nessuno l’ha negato, mi aspetto ora azioni conseguenti alle loro dichiarazioni.


Vai alle altre interviste:

Eleonora Artesio, consigliere comunale Torino in Comune
Sonia Schellino, Assessore al Welfare (siamo in attesa delle sue risposte)
Fabio Cremaschini, rappresentante ASIA-CUB (ASsociazione Inquilini Abitanti)