giovedì 10 dicembre 2015

CAVALLERIZZA OCCUPATA: A CHE PUNTO STIAMO?

Dopo un anno e mezzo di occupazione, le mattinate alla Cavallerizza Reale scorrono via placide e tranquille: la colazione viene scandita dallo sfogliar della margherita pre-elettorale “ci sgomberano prima di giugno - non ci sgomberano - ci sgomberano - non ci sgomberano” accompagnata dai dilemmi sul futuro del complesso patrimonio storico dell’umanità UNESCO. 
 In realtà Assemblea Cavallerizza non ha bisogno di alcuna “attività di spionaggio” per comprendere quali saranno le azioni future del “sistema Torino” (no, non noi, quello vero!), perché proprio in una mattina qualsiasi di fine novembre l’Assessore al Bilancio Gianguido Passoni si è presentato con équipe al seguito all’interno del complesso ed ha illustrato quali sono i piani dell’Amministrazione a sei mesi dall’appuntamento elettorale. 
Dopo la lunga fase di studio, di progettazione e di partecipazione “che più democratico non esiste" (ipse Assessore dixit) affidata agli architetti di Homers s.r.l. e agli economisti di Equiter, è arrivato il colpo di scena che non ti aspetti: contrordine compagni, il Comune si ricompra la Cavallerizza, anzi la “strappa dalle mani delle banche” (cit. da mass media locali in brodo di giuggiole) e la riporta alla sua destinazione e proprietà pubblica (sempre cit. dalle stesse fonti). 
Rientrerà di gran carriera il Teatro Stabile attraverso un probabile project financing (vituperato contratto di partenariato pubblico-privato, che maschera sotto l’azione pubblica una privatizzazione de facto di beni culturali nazionali), “si allungherà” l’area espositiva del Polo Reale fino a qui (operazione all’interno della quale rientra la Cassa Depositi e Prestiti), mentre restano valide le ipotesi conosciute da tempo: una residenza universitaria (privata?), probabili hotel e ostelli non si sa quanto di charme e di lusso e (il virgolettato è citato quasi fedelmente dall’articolo di Beppe Minello su La Stampa di qualche giorno fa) “spazi per l’attività culturale cui potranno partecipare anche associazioni di cittadinanza attiva, magari pure gli attuali occupanti”. Eccolo qua! Ci sembrava strano che non potesse spuntare uno spaziettino che potesse far ingolosire qualche occupante, magari speranzoso di conquistare una fetta di futuro attraverso il presidio permanente di questi mesi.
Dunque, parliamoci chiaro: tale svolta (il futuro ci dirà quanto ampia) da parte dell’Amministrazione Comunale è certamente una prima vittoria da parte dell'occupazione che da un anno e mezzo ha riaperto e mantenuto vitale il complesso. Una grande vittoria se pensiamo ai mesi in cui dall’interno del Palazzo Civico la voce che si levava era “Da dove cavolo prendiamo i soldi per ricomprarcela?”. 
Ecco, ferma un attimo: da dove arrivano quei soldi? Piero Rodolfo ha vinto al Superenalotto e non ce l’ha detto? Non conosciamo l'origine prima della somma necessaria a decartolarizzare il bene (1,5 milioni di euro circa) ma è notizia contemporanea quella del blitz in borsa che ha portato nelle casse comunali 150 milioni di euro. Sulla borsa di Londra, sempre in una mattinata qualsiasi che scorreva via placida, le obbligazioni convertibili in azioni Iren con scadenza a cinque anni venivano piazzate alla velocità della luce, rimpinguando le casse esangui di Torino. 
Principale protagonista dell’operazione finanziaria è l’Assessore alle Partecipate Giuliana Tedesco, orgogliosissima della “valorizzazione” della città. Sembra che buonissima parte degli introiti serviranno a coprire pregressi debiti in scadenza, mentre gli avanzi potrebbero servire per operazioni di lifting elettorale, come potrebbe essere appunto l’esempio il questione: sarebbe curioso scoprire che un bene pubblico, cioè l’Iren, è stato messo sul mercato finanziario per riprendersi un altro bene pubblico, cioè la Cavallerizza.
Certo, non siamo agli “scandali derivati finanziari” del passato, dato che le condizioni sono pre-fissate. I titoli durano cinque anni e potranno essere convertiti in azioni Iren oppure essere rimborsati al 100% del loro valore nominale. Difficilmente in ogni caso ci si abitua a operazioni del genere, tantomeno sotto elezioni, per quanto non ci sia nulla di finanziariamente “oscuro” né occultato dai nostri gestori della cosa pubblica.
Tornando alla Cavallerizza, quali sono le prossime mosse? In piazza Palazzo di Città fervono i preparativi come neanche al matrimonio della primogenita di una famiglia tradizionale: la “riqualificazione” partirà dalla riapertura dei Giardini a settembre. Settembre? Scherzetto! Ovviamente i giardini riapriranno prima delle elezioni comunali, penserete mica di avere a che fare con degli sprovveduti....
Nel contempo l’Ordine degli Architetti lancia un concorso internazionale  per “impreziosire” la facciata di quella che fu utilizzata come sala del Teatro Stabile: una contaminazione  vecchio-nuovo che fa molto glamour e molto “città europea”.
Dopo aver parlato di azioni “dirette” del Comune di Torino, di enti di prim’ordine come Teatro Stabile piuttosto che di Cassa Depositi Prestiti e società vicine alla Compagnia di San Paolo, ci si chiede quale sia il ruolo del cittadino. Ve lo diciamo noi: partecipare massicciamente e pieni di idee alla ASSEMBLEA PLENARIA DI DOMENICA 13 DICEMBRE ALLE ORE 18 nei cortili della Cavallerizza.
Assemblea Cavallerizza 14:45 ha l’obiettivo di riportare in auge lo spirito democratico e ampiamente partecipato delle origini della occupazione, in un momento storico caldissimo e delicatissimo, durante il quale la mobilitazione della cittadinanza è quanto mai necessaria e impellente.
Sistema Torino, da sempre vicino all'occupazione e alle iniziative pubbliche tenute all’interno del complesso, partecipa convintamente a tale processo democratico e invita tutte e tutti, cittadini ,associazioni e corpi intermedi, a fare altrettanto.
Domenica 13 dicembre, ore 18,00, Cavallerizza Reale: vi aspettiamo

mercoledì 2 dicembre 2015

LA LOTTA NO TAV NON E' TERRORISMO: è giunta l'ora di deporre le armi?


C'era una volta un Paese che per cercare di sedare le proteste legittime di una Valle decise non di affidarsi ai classici strumenti della politica (ascolto, dibattito, risoluzioni prese sui numeri e non sugli interessi) ma decise che il CASO VALSUSA doveva finire nelle mani di polizia e magistratura.
E così accadde. La politica se ne lavò le mani. La polizia manganellava e intossicava i manifestanti con i gas CS.
Per completare il quadro repressivo intervenne la Signora Magistratura.
Arrivarono gli arresti, le perquisizioni, i fogli di via, le restrizioni delle libertà personali.
Ma la gente non mollava, forte della bontà delle sue ragioni.
Quindi un giorno Stato, Magistratura e Polizia dissero: "proviamo con il Terrorismo”!
Lo spauracchio, la parola che evoca i periodi più bui del nostro paese. Nella loro testa quella poteva essere la carta vincente per stroncare la protesta della Valsusa.
Così un danneggiamento ad un compressore finì per essere definito un atto terroristico.
Ed è così che 4 ragazzi si fecero il carcere duro per un anno, e altri tre sono ancora alle prese con questo processo.
Un anno fa il Tribunale smontò l’impianto accusatorio della Procura di Torino e condannò gli attivisti per danneggiamento. Niente terrorismo. Ma la Procura, non doma, porta avanti questa sua battaglia, quella di cercare di stroncare la protesta no tav, in questi giorni infatti si apre il processo d’appello per i 4 ragazzi.
La Cassazione ieri si è pronunciata nuovamente su questo caso. Quegli atti non volevano fare del male alle persone ma danneggiare i mezzi. Per questa ragione la Cassazione ha respinto il ricorso della procura di Torino contro l’ordinanza del Tribunale della libertà che aveva disposto la scarcerazione dei tre attivisti No Tav accusati di attentato per finalità terroristiche.
Fuori dalle aule torinesi si respira evidentemente un altro tipo di aria. Dove forse il potere giudiziario rimane all’interno delle proprie competenze.
Forse è ora che la politica riprenda in mano seriamente il dibattito sull’utilità della Torino – Lione, mettendo da parte gli interessi delle lobby, per tornare così ad occuparsi veramente degli interessi di questo Paese.
Luana Garofalo

TORINO CAPITALE DEL CIBO DI LUSSO

A volte mi annoio da solo. Capisco di essere molesto, mia sorella me lo dice da vent’anni ma non ce la faccio. Leggo del nuovo “concept store” che apre in Galleria San Federico e faccio finta di nulla, leggo l’Assessore Lo Russo che dichiara trionfante “Un ulteriore intervento di riqualificazione e rigenerazione urbana a Torino. Un grande investimento privato di chi ha voglia di scommettere sul futuro della Città” ma provo a passare oltre, anzi gli do ragione: beh, che sarà mai, si creano nuovi posti di lavoro no? 


E poi vendere le carote fresche in centro potrebbe anche essere pedagogico. Solo che poi guardo la patinata galleria fotografica del megafono Repubblica e vedere un supermercato al posto dello storico Cinema Lux (errata corrige: di una parte del Lux) mi fa quasi scendere la lacrimuccia, anche solo nel ripensare a quante dormite ed alle prime limonate adolescenziali fatte lì dentro. 
Ma oltre a tutto questo romanticismo, ad un tanto attonito quanto disincantato “ma davvero c’è bisogno di un supermercato anche in centro? In piena Galleria San Federico?”, vi è alle spalle una ideologia, un concetto profondo di mutazione della società: il FiorFood in piena città è l'esempio perfetto del cibo che diventa un lusso. O meglio, del cibo sano solo per pochi. E gli altri che mangino merda comprata nei discount che “rilanciano” Barriera Milano e le altre periferie profanate dai templi del consumo.
Nello stesso giorno i cantori dei successi delle sinergie pubblico-privato dedicano incenso e miele all’ altra notizia agro-alimentare sabauda: il Salone del Gusto Terra Madre si farà per le vie di Torino, en plein air. Scrivemmo qualche settimana fa a proposito della diatriba tra GI Events e Slow Food riguardo il costo dell’affitto del Lingotto, scommettendo (abbiamo indovinato, bene, anzi male, troppo facile essere profeti in patria sabauda) sulla disponibilità di Chiampassino a farsi patrocinatori e sostenitori della città data in pasto a chi fa del cibo un brand. Proprio Piero Fassino ci ha tenuto a rimarcare la liason tra l’Expo milanese e l’evento torinese di Carlin Petrini: “L’enorme successo dell’Expo dedicato alla nutrizione e la grande attenzione riservata proprio in questi giorni alla conferenza mondiale sul clima, a Parigi, testimoniano che esiste una nuova e più ampia attenzione ai temi della sostenibilità ambientale e alimentare. Terra Madre Salone del Gusto, forti della credibilità acquisita, potranno essere riferimento in una edizione rinnovata per tutti coloro che aspirano ad un ambiente migliore e vogliono un cibo 'buono pulito e giusto”.
E’ stato in questo momento che ho deciso di scrivere, perché il corto-circuito è stato palesato dai suoi stessi protagonisti: quindi state cercando di dirci che come contrasto all’inquinamento, al junk food, ai territori devastati in altre parti del mondo la risposta è la Fiera Internazionale delle multinazionali? E ad essa possiamo quindi tranquillamente assimilare la versione edulcorata di Slow Food? Bene, buono a sapersi, almeno sgomberiamo il campo dai fraintendimenti e sappiamo da che parte stare. No perché è Petrini stesso a dichiarare: “Expo? Un’ opportunità persa, mancano i contenuti: è il trionfo del capitalismo". Ma forse questo lo sostiene nei giorni dispari, mentre nei giorni pari passa all’incasso.
That’s capitalism baby.
Paolo Tessarin