lunedì 27 aprile 2015

EXPORTO 2022 A NOEXPODAYS - LE 5 GIORNATE DI MILANO




NOEXPODAYS - LE 5 GIORNATE DI MILANO
giovedì 30 aprile, ore 21 
Campeggio Internazionale NoExpo
Parco di Trenno  (M1 Bonola)

SISTEMA TORINO e Domenico Finiguerra presentano

"TALK SHOCK - Basta con le Grandi Opere Provvisorie! EXPORTO 2022, l’opera definitiva
" 
puntata zero, live con interventi del pubblico.

venerdì 24 aprile 2015

Lettera a Landini da un sindacalista No Expo

Ciao Maurizio,
sono Paolo Tessarin, impiegato informatico, sindacalista RSU FIOM. Orgogliosamente. E mi piace chiamarti per nome, anche con un pizzico di ironia nei confronti dei molti compagni che lo fanno per palesare (o millantare?) un' amicizia con te.
Vengo al punto subito con la stessa chiarezza e il tuo stesso modo diretto ed asciutto di comunicare: mi ha deluso profondamente la mancata adesione della FIOM alla manifestazione del Primo Maggio contro l'EXPO*. Mi ha deluso perché non me lo aspettavo proprio: venni a Milano qualche mese fa per aderire allo sciopero nazionale, e dal palco di Piazza Duomo assolata mi avevi fatto emozionare. Avevo i brividi a sentire le tue parole di fuoco con alle spalle lo striscione "Gratis non vi taglieremo neanche un pezzo di torta". Invitasti anche un rappresentante del Social Steike a parlare sul palco: un bel gesto, che apprezzai molto. Un passo verso "il mondo dei giovani", verso quelle realtà che diciamo come Sindacato di voler avvicinare. Un mondo fatto di precariato e di lavoro gratuito o malpagato, come la boutade di Aldo Grasso ha fatto involontariamente emergere anche sui giornali mainstream. Ed il lavoro è chiaramente il tema centrale della mia missiva: non vorrei che, dopo l'errore della sottoscrizione dell'accordo sul lavoro con Expo2015 S.p.A. da parte della Cgil, il messaggio sotteso sia quello di non esporsi troppo perché, in fondo, il Grande Evento porta investimenti, turisti e qualche assunzione. Ecco, quelle che loro chiamano opportunità io le definirei piuttosto briciole, lasciate sul tavolo della grande scorpacciata che unisce politicanti di diverso colore, affaristi e lobbisti di ogni genere. E dell'elemosina del Potere ci siamo stancati. Per questo migliaia di precari, disoccupati, studenti saranno in piazza il Primo Maggio. E, ne sono certo, anche tanti tesserati Fiom: fa parte di quella unione delle lotte che sta alla base della Coalizione Sociale. Saremo in tanti ad opporci alla devastazione ambientale di una cementificazione fine a se stessa, ammantata da un green washing che usa tutte le migliori tecniche comunicative per farci credere che il cibo sano sia veramente al centro dei loro interessi. Una comunicazione che ha utilizzato Slow Food ed il loro accettabile progetto originario per nascondere quello che è il vero obiettivo di Expo: una Fiera dell’1% più ricco del pianeta, che sfila davanti al mondo per celebrare la propria immunità da ogni contestazione, lontanissimi da ogni sensibilità sociale.
Tu stesso, Maurizio, hai denunciato per mezzo stampa la gestione “allegra” degli appalti e di tutto quel fiume di soldi che si è deciso di generare per farle finire nelle mani lobbistiche di affaristi senza scrupoli.
Per cui, caro Segretario, cosa ti voglio chiedere? Non certo di "ribaltare" le decisioni del Comitato Centrale, la democrazia si rispetta sempre e comunque. Il Segretario può però esprimere pareri personali e fare scelte proprie: partecipa alla manifestazione di Milano del Primo Maggio. Invita i nostri compagni a scendere in piazza con il Comitato No-Expo, fallo con l'energia e la vis polemica che ti contraddistingue. Porta il Sindacato, il nostro Sindacato vicino a quei ragazzi e ragazze: è una lotta importante, forse vitale per il futuro del nostro Paese. E come tale va considerata, anche e soprattutto dalla Fiom e dalla Coalizione Sociale.
Opporsi all'Expo e alla retorica dei Grandi Eventi salvifici è fondamentale, e dobbiamo farlo subito. Qui ed ora.
Aiutaci anche tu!
Con immutata stima,
Paolo Tessarin



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EXPORTO 2022 
il nuovo spettacolo di Sistema Torino

mercoledì 22 aprile 2015

Colapesce, la conta e le stelle marine

Cinque, sette, dodici. Ventitrè, ventotto, trentuno. Contava Colapesce.
Sessantanove, settanta, settantuno.
Corpi, di uomini e donne, belli, abbracciati  dal mare.
Un bimbo, una bimba, corpi.

Quattrocentoquattordici, quindici, sedici. Cola teneva il conto e ad ogni corpo gli correva un brivido d'angoscia lungo la spina di pesce. 

Contava Colapesce, contava e ogni volta che  perdeva il conto da capo e da capo ricominciava.

Sotto i mari del sud, nel Canal di Sicilia, Colapesce contava da sera fino a mattina.

Conosceva le ombre che fanno le barche quando leggere leggere scivolano sul pelo dell'acqua. Delle barche, poi, riconosceva  il rumore e si divertiva ad indovinare da dove venissero. Si domandava ogni volta quali vite contenessero, quali risa  e quali amori. Di giorno e di notte, Cola le vedeva passare e offuscare i fondali velando i raggi di sole o lunari. Giocava a rincorrerne le ombre e a seguirne la scia, a nascondersi nel buio proiettato negli abissi o a inventarne la rotta.
C'erano però, tra le altre, ombre diverse di barche piccole e pesanti. Di quelle Colapesce conosceva l'origine e la materia ma ne ignorava il destino. Erano, per lui, barche di speranza. E ogni volta che Cola  ne  vedeva una arrivare smetteva i giochi, invocava gli dei, Poseidone e tutti gli esseri del mare, perché accompagnassero quelle imbarcazioni oltre la soglia dell'acqua e le lasciassero approdare su terre, non felici, ma terre, protette, più sicure, asciutte terre.

Seicentocinquanta, seicentocinquantuno, seicentocinquantadue. Cola era forse l'unico essere al mondo a conoscer quelle cifre. Ogni volta che accadeva che quegli enormi cucchiai si rovesciassero nella fredda minestra del mare, Cola contava e teneva traccia del conto facendo dei segni sui sassi con vecchi gusci di  conchiglia.

Colapesce, lo sappiamo, aveva natura anche umana e di fronte a quello spettacolo tremendo e angosciante, non riusciva a restare indifferente. Sapeva bene di non avere potere, di non aver le forze per salvar quelle vite. Le vedeva lente lente scivolare, una pioggia di uomini che si abbatteva sui fondali. Cola era persona per metà e di fronte a quella pioggia provava rabbia immensa, rabbia fortissima. Portare il conto era il suo modo di render giustizia, tenere almeno traccia dell'accaduto, restituire ad ogni corpo un'ultima estrema forma di dignità. Che in mare almeno si sapesse quanta speranza s'era perduta!

Sapeva bene Colapesce che il mare è natura e non riusciva a prendersela coll'acqua. L'uomo tutti i giorni la sfida e combatte, tutti i giorni ferisce cieli, terra e foreste. La responsabilità di quella tragedia era, invece, tutta umana, dell'uomo povero di sentimenti e indifferente. Dell'uomo cattivo, degli stati, delle politiche e della misera guerra.

Erano, quelle, le uniche ombre di cui Cola conoscesse la provenienza. Sospendeva il gioco quando le vedeva, invocava gli dei e le belle Nereidi, che con perle e perline distraessero Scilla e Cariddi.

Salpavano, quei barconi traboccanti di vite, dalle coste libiche dritte in rotta verso l'Europa, terra migliore per chi navigava. Terra di tregua e non di tormento. Ma niente, l'Europa quelle vite non le voleva, le rifiutava, ne negava l'esistenza. Da qualche mese poi, anche l'Italia aveva smesso di sentire quel mare come nostro. Cola lo sapeva perché il traffico in mare s'era placato, perché ora c'erano  mezzi mercantili, pescherecci e guardacoste a pattugliare il mare, perché, ora, i soccorsi non si spingevano oltre le trenta miglia e sempre più spesso  accadeva che i barconi si rovesciassero, che la tragedia si consumasse e che la pioggia di corpi ricominciasse.

Migliaia di vite distese sui fondali marini che separano la costa africana da quella europea. Migliaia i corpi contati da Cola. Naufraghi a causa di tutti,  per via delle guerre che noi produciamo, per via delle armi che noi regaliamo, per via dei denari di cui siamo avari. A causa di tutti ma più di qualcuno: di chi per profitto farebbe di tutto, disposto a macchiarsi perfino di lutto! E del capitale che nessuna libertà produce ma solo profondissimo male!

I soccorsi erano lì quella notte d'aprile quando Cola vide rovesciarsi l'imbarcazione con dentro stivate centinaia di persone. Contava Cola e cantava quei numeri sotto l'ombra della grande inutilità del mercantile. E ad ogni vita un brivido e ad ogni brivido rabbia per quel potere che gli uomini avevano, potere di decidere della vita degli altri, di salvarla o toglierla per sempre la vita. Responsabili le politiche, i governi e l'Europa che induce il sud del mondo alla speranza, e sistematicamente poi  la nega e infine l'annega.

Questa storia è  molto triste, lo so e lo sa Colapesce ma non sempre ogni cosa allegra riesce.
Per poter raccontare delle storie più belle Colapesce affidò la sua rabbia alle stelle. “Stelle del mare -disse- custodite queste anime e imparatele ad amare!” Ed ora là sotto, sul fondo marino, quei corpi riposano senza più destino. Più in su, sulla terra è la solita immondizia l'uomo, la guerra e nessuna giustizia. Ma almeno là in fondo, tra le stelle e i coralli, quelle anime splendono come cristalli.
Chiara Vesce

lunedì 20 aprile 2015

TAXISTI SUL PIEDE DI GUERRA DI FRONTE AL GIUDICE DI PACE

Adoro camminare per il centro città illuminato dal sole primaverile. Passeggio e mi guardo intorno, cercando di scrutare gli umori dei torinesi fingendomi un giornalista d’assalto che vuole respirare il proprio habitat per saperlo raccontare al meglio.  Mi avvicino a Piazza Palazzo di Città attratto dalle urla e dall’aria frizzante che si percepisce: l’ingresso del Comune è “protetto” da un paio di inutili camionette, di fronte a loro diverse decine di macchine bianche e numerosi taxisti che occupano lo spazio antistante, con tanto di gazebo, tenda e qualche lavoratore simbolicamente incatenato. 
L’occasione è propizia e mi fiondo in mezzo a loro, in una passeggiata vorticosa e circolare alla ricerca dei loro sguardi, dei loro discorsi e dell’odore del proletariato e sotto-proletariato che protesta, in maniera “disordinata”, perché alla quarta settimana del mese il conto in banca è sistematicamente in rosso (ed è l’unica cosa “di sinistra” che hanno). Li riconosci subito gli sguardi dei padri di famiglia disperati, sono quelli che urlano più forte e senza connotazioni ideologiche. I cori sono semplicemente a-politici, il classico “ci siamo rotti il cazzo” che tanto avrà infastidito per la sua rozzezza i compagni progressisti con la puzza sotto il naso. 
Mi piace stare qui, nonostante l’olezzo delle mille sigarette che vedi accendersi in ogni capannello di manifestanti, che nervosamente si improvvisano sindacalisti o politici in vista degli incontri con il Sindaco, con rappresentanti partitici regionali e con gli esponenti dell’Amministrazione che vogliono tamponare la questione-UBER in vista dell’Ostensione della Sindone, il Grande Evento che renderà “Torino Capitale delle Reliquie Cattolico-Cristiane”. 
Continuo a muovermi per la piazza, questo è l’ambiente in cui sono cresciuto, mio papà è stato taxista per quasi quarant’anni, oggi lui non c’è più ma ci sono io e mi muovo con orgoglio in mezzo a tutti i suoi vecchi amici che mi abbracciano calorosamente. C’è anche un sindacalista vero, che arriva in scooter, tutto tatuaggi ed orecchini, potrebbe essere me allo specchio tra 25 anni; talmente allo specchio che io sono FIOM e lui UGL. L’espressione di un mondo alla rovescia con la destra che protesta occupando le piazze, minacciando di bloccare le visite della Sindone, e la sinistra che gigioneggia imbarazzata di fronte ad una multinazionale americana che spende il capitale finanziario per conquistare nuovi mercati e costruire un esercito di riserva di lavoratori sempre più numeroso. Un’ ulteriore botte al ribasso al salario e via, verso nuovi orizzonti. Magari quelli di Expo, prossima preoccupazione di una Dirigenza PD eccitata dall’idea di essere promotrice di una cementificazione spacciata per fiera della sostenibilità. 
Sì perché, stando anche alle notizie provenienti dalla lotta per i tagli di bilancio in Giunta, gli unici soldi che non si toccano sono quelli legati a Sindone, Expo e “Torino Capitale dello Sport”:  eh ma arriveranno i turisti, aumenteranno i consumi e saremo tutti più contenti. Questo è l’unico mantra che i nostri illuminati sanno ripetere, come unica risposta qualsiasi sia la domanda.

SENTENZA DEL GIUDICE DI PACE: UBER LEGALE, FORSE
A seguito di un ricorso di un guidatore (ops scusate, si chiamano “driver”, fa più cool) Uber contro il Comune di Torino, il giudice di pace ha dato ragione all'autista, stabilendo che la multinazionale californiana, sfruttando le nuove tecnologie, non offre un servizio alternativo al taxi, ma anzi assimilabile a quello dei “noleggi con conducente”. 
Esattamente l’opposto di quanto sostenuto da un giudice di pace di Milano quando ad un uberista è stato spiccato un verbale per contravvenzione delle leggi sul trasporto taxi. Insomma, è chiaro che la confusione regni sovrana, ed è lo stesso giudice torinese ad affermare come la materia necessiti di una regolamentazione della legislazione italiana. Tali sentenze non fanno infatti giurisprudenza, e in sostanza bisogna attendere che una norma nazionale, o regionale, “metta ordine”. 
Non si è fatta attendere la reazione delle auto bianche torinesi, che dopo il presidio poc'anzi descritto sono passate all’occupazione di parte di Piazza Castello al fine di palesare il loro disappunto nei confronti di una situazione che rischia di diventare, rebus sic stantibus, esplosiva. Nella sera di domenica, stando alle comunicazioni ufficiali, la Piazza aulica verrà liberata come “gesto distensivo nei confronti della città”, ma l’esposizione di Torino alla retorica dei Grandi Eventi costringe i nostri governanti a porre attenzione a tutte le situazioni di disagio sabaude (e per fortuna, aggiungerei).  
Non a caso il Comune, o più precisamente il “Nucleo Sequestri” dei vigili di Torino ha confermato la volontà di proseguire l’azione contro l’abusivismo; nel solo week end sono state sequestrate 2-3 macchine legate ad Uber Pop. Sembra infatti sempre più diffusa, anche all’interno delle alte sfere del PD comunale e regionale, la convinzione che non è ammissibile l’invasione del mercato da parte di una Società che non rispetta alcuna regola commerciale (e non paga neanche un centesimo di tasse in Italia tra l’altro).  
Non ha tardato ad arrivare la comunicazione avversa ed invasiva da parte di Uber, esempio perfetto della capacità delle multinazionali di utilizzare messaggi vincenti trasmutandone il significato ed utilizzandolo a proprio vantaggio. Le idee migliori diffuse nella società vengono fagocitate e poi riproposte in forme più vantaggiose per il capitale, ad ovvio e perenne discapito dei normali cittadini. Uber si propone oggi ai torinesi come un portatore di libertà, più precisamente di libertà di scelta (tralasciando il fatto che gli uberisti sono lavoratori sfruttati e che fanno concorrenza sleale a taxi e servizi simili, ignorando qualsiasi legge statale e comunale) e per questo hanno scelto un nome eloquente per la loro pagina Facebook: Je Suis Uber. Come se impedire al capitale finanziario di sconvolgere settori di mercato locale fosse equivalente al mettere bombe in una redazione di un giornale. 
Ma è una comunicazione efficace (molto simile a quelle finto-eco-slow-green utilizzate dalle multinazionali presenti ad Expo) e colpisce molto i progressisti nostrani figli di una sinistra modernista che ha scordato i principi di equità e di giustizia sociale, ma anzi sempre più desiderosi di finire a lingua in bocca con le frange più estreme del capitalismo selvaggio. Dello stesso tenore i manifesti che mostrano un auto Uber rovesciata da qualche facinoroso, che strizza l’occhio a certa stampa che disegna alcune categorie come violente in toto (con una dose di generalizzazione stereotipata che poco onore fa al concetto di giornalismo indipendente). 
Sì perché i libertari che quotidianamente lottano contro uno Stato oppressore sono i “driver”, novelli Don Chisciotte che un giorno non lontano ci libereranno “da lacci e lacciuoli” per renderci tutti uguali. Peccato che il mondo da loro idealizzato sia un livellamento verso il basso delle condizioni economiche, politiche e di diritto di tutti i cittadini italiani, europei e non solo; tutti uguali ed inermi di fronte alle strategie globali di quell’un per cento che vuole assoggettare sempre più il pianeta alle proprie regole.

CHE FARE?
Nel frattempo nessuno vuole ignorare il fatto che il servizio taxi sia rimasto inviolato ed immutato a se stesso praticamente da sempre. E in effetti tale pressione esterna ha portato alla luce alcune ventate di novità che già esistevano o che si stanno cominciando a normare in questo momento: se le app delle cooperative torinesi già esistevano ma non le conosceva nessuno, solo adesso è diventato sostanzialmente legale la possibilità di “chiamata al volo” del taxi, così come sembrano nell’aria alcune formule agevolate per le corse all’interno della zona blu piuttosto che la fissazione di tariffe standard per alcune tratte particolarmente turistiche. 
Il mio auspicio personale ha un sapore profondamente socialista, anche (o soprattutto) quando la categoria in causa viene dipinta come esercito votante a destra: lo Stato, la Repubblica Italiana, esiste al fine di normare e regolare la vita economica e sociale della sua comunità. Finché questa sua prerogativa non verrà spazzata via dal burocratismo europeo o dalla vittoria finale e definitiva del Capitale nella sua essenza distruttiva, ritengo doveroso che l’Amministrazione locale, di concerto o in alternativa con il Governo Centrale, trovi una soluzione che permetta a qualsiasi cittadino italiano di avere la propria “onesta paga per una onesta giornata di lavoro”. Sic et simpliciter. Perché una cosa è certa: non è degna di un Paese che vuole dirsi civile la guerra tra poveri che i dominus mondiali come Uber vogliono esportare ovunque, ora anche in Italia.
Paolo Tex Tessarin

*http://sistematorino.blogspot.it/2015/02/mercato-uber-alles-la-sinistra-alle.html

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venerdì 17 aprile 2015

BATTESIMO ISTITUZIONALE PER EXPORTO 2022.... realtà o finzione? forse la seconda ma non ne siamo sicuri.

“Pronti a tuffarci in questa nuova e stimolante esperienza” annuncia un Dirigente Comunale.
TORINO: E’ previsto per oggi 16 aprile l’arrivo del neo responsabile alle Infrastrutture Graziano Delrio, atteso dal Sindaco Fassino in persona in Piazza Palazzo di Città per festeggiare, con un brindisi, il varo operativo di Exporto 2022, la Grande Opera Definitiva che darà ulteriore lustro a Torino e non solo. (il Progetto prevede la creazione di un canale navigabile parallelo al Po, che risalirà lungo la Pianura Padana e giungerà al sito dell’Expo, dove sorgerà l’hub logistico marittimo più grande e avveniristico del mondo, ndr).
Sembra quindi che le indiscrezioni della vigilia siano più che verosimili, ed è il Ministro in persona a voler cacciare le nubi dei catastrofisti, subito pronti a preveder sventura per la zona Expo una volta conclusasi la mega-Fiera di sei mesi. Un Giovane Nazionale ci ha detto: “Abbiamo in mente di progettare sia il presente che l'avvenire. Troppe Opere sono state abbandonate all’incuria in questi anni, ma stavolta abbiamo deciso di cambiare verso al futuro: e progettare insieme il post-Expo è il modo migliore per superare le difficoltà del pre-Expo.” Non mancheranno certo le polemiche di fronte all'immenso nuovo Progetto che riprodurrà in Pianura Padana quanto sta già avvenendo altrove con il raddoppio del Canale di Suez: a fianco degli innumerevoli cittadini entusiasti, pronti ad accogliere con il materassino sotto braccio la coinvolgente novità, è già pronto un crogiuolo di movimenti antagonisti che si riconoscono nella sigla NO PORTO. “Noi questa grande opera non la vogliamo, siamo pronti a bloccare i lavori con ogni mezzo a nostra disposizione. A costo di prosciugare il mare con il cucchiaino, non vogliamo vedere la nostra splendida pianura trasformata in un gigantesco villaggio turistico con spiaggia. La nostra idea di futuro è radicalmente diverso, e ci faremo sentire.” Vedremo chi la spunterà, ma siamo certi che la nave Exporto sia partita con il vento in poppa e auspichiamo che il Sindaco e il Ministro alle Infrastrutture diano sostanza e concretezza a un progetto rivoluzionario per il nostro Paese.

Realtà o finzione?  Non ne siamo sicuri. Quello che è sicuro è che EXPORTO 2022 diverrà realtà.
Contribuisci finanziariamente alla realizzazione dello spettacolo  su
www.buonacausa.org/cause/exporto2022

Ascolta l'intervento su EXPORTO 2022 di Maurizio e Stefano su Radio Stonata Crowdfunding (dal minuto 24.55)


martedì 14 aprile 2015

"TAV CHI SI: l’investigazione partecipata sulle grandi opere”


"TAV CHI SI: l’investigazione partecipata sulle grandi opere”
primo esperimento editoriale di sorveglianza democratica con i nuovi media


dopo una piccolissima anteprima durante una serata di Exporto 2022, sabato 18 aprile presentazione ufficiale nel corso del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia 

TAV CHI SI si presenta sottoforma di ebook più:
- webdoc online, 400 schede e migliaia di link ragionati
- funzioni sociali partecipative per Suggerimenti e Ripensamenti
- aggiornamenti sino a tutto il 2016
acquistabile in libreria e online sul sito
LA TRANCE DI RITORNO ALLA REALTÀ CON I NUOVI MEDIA
(Fert Rights editore - collana Junius enhanced ebooks) 

"Siamo di fronte a due anni cruciali. Tra il 2015 e il 2016, la politica delle cosiddette Grandi Opere rischia di bruciare definitivamente il bilancio del paese in spregio ai beni pubblici, all'ambiente e ai più elementari principi di partecipazione democratica.

È illusorio pensare di conoscere il destino dei nostri risparmi e dei nostri sacrifici senza considerare come le Grandi Opere sono state concepite, in che modo sono state eseguite, da chi e con quali soldi sono state finanziate. Nessi oscuri, debiti nascosti, reti distruttive di politica malata ne hanno condizionato la realizzazione nel passato e pongono una seria ipoteca sul loro destino futuro.

TAV CHI SI è un lavoro sperimentale, sotto forma di ebook e web documentario, che si propone come un contributo alla verità storica e alla concretezza, perché gli scandali fanno rumore e macerie, ma quasi mai cambiano l'agire delle persone e il corso delle cose. Un'inchiesta partecipativa che s'interroga, va al fondo dei problemi, cerca di fornire anticorpi e risposte.

Un'indagine di sorveglianza civica sulle decisioni che verranno prese nei prossimi 20 mesi, ma anche su trent'anni di passato oscuro. Con letture interpretative plurali, in evoluzione, con nitidezza e rigore, in un'esperienza avvincente senza shock. Per uscire da modelli dannosi, per rilanciare democrazia ed economia che vanno avanti o arretrano insieme"

lunedì 13 aprile 2015

Buongiornocavallerizza.it: immagini, video interviste, parole scritte per raccontare della Cavallerizza Liberata

BUONGIORNO CAVALLERIZZA  è un sito che racconta, con belle fotografie, video-interviste, parole scritte e anche le note di un sax, ciò che sta dietro alla vicenda della Cavallerizza Reale di Torino, siano la storia e le motivazioni dell'occupazione o le argomentazioni del Comune di Torino che la voleva (vuole) vendere. 
Il tutto attraverso racconti e pareri di Assemblea Cavallerizza 14:45 e altri protagonisti (o attenti osservatori) di quello che è successo finora (e di quello che dovrà ancora succedere). 
Buongiorno Cavallerizza è un ottimo strumento di conoscenza per chi non si è ancora avvicinato alla Cavallerizza Liberata e di approfondimento per chi invece vuole occuparsene in modo approfondito. Ringraziamo Matteo Fontanone e Mirko Isaia per averci dato l'opportunità di offrire anche il nostro contributo.

domenica 12 aprile 2015

Presentazione di Exporto 2022 alla Festa di Zona, Torino

Mercoledì 15 aprile alle 21,30 
all'interno della FESTA DI ZONA - PRIMAVERA IN VIA BALBO, il Centro Sociale Askatasuna e il Comitato Quartiere Vanchiglia ospitano la presentazione della prossima nuova produzione di Sistema Torino 
EXPORTO 2022

sabato 11 aprile 2015

Cremona: antifascisti arrestati per essersi difesi

Siamo ad aprile e oggi è un’altra bella giornata di sole, ma il clima mite non ripara le ingiustizie che la Magistratura ha nuovamente compiuto.
Ieri sono stati arrestati sette compagni del centro sociale Dordoni di Cremona. Ve lo ricordate? E’ quello in cui il 18 gennaio una cinquantina di fascisti di Casa Pound sono entrati a fare incetta di teste e Emilio Visigalli è stato gravemente ferito tanto da rimanere in ospedale per svariate settimane. 
Ebbene, gli arresti (due diretti in carcere e cinque ai domiciliari) sono arrivati proprio per quei fatti deplorevoli. Ancora una volta dalla parte sbagliata, però. Nuovamente nascono immensi punti interrogativi sul perché chi è stato massacrato di botte tanto da essere finito in coma come Emilio, debba ora ritrovarsi agli arresti domiciliari. Come mai questa magistratura continua a condannare chi tenta di difendersi e a difendere diritti di libertà? Proprio a quindici giorni dall’anniversario della Liberazione dell’Italia dai fascisti, una data storica che ogni anno dal 1945 si festeggia come momento commemorativo e simbolico della Resistenza al nazi-fascismo.
Che cosa vuol dire però resistenza? Perché forse per alcuni significa festeggiare, nascondendo ipocrisie dietro a celebrazioni istituzionali che si svolgono una sola volta all’anno, ma per molti altri significa agire quotidianamente contro i fascisti del terzo millennio, che si nascondo dietro ad un’organizzazione che si chiama Casa Pound.
Quest’azione della Magistratura, come molte altre operazioni che sono avvenute in questi mesi, ha come fine attaccare chi lotta quotidianamente e restringere il diritto a manifestare a favore di chi invece tenta ogni giorno di andare verso un regime di controllo totalitario e di distruzione della conflittualità politica e sociale.
Le decisioni imposte dai vari governi, che si sono susseguiti cambiando il nome del partito ma non la sostanza, ugualmente compatti nella volontà di realizzare grandi opere che hanno distrutto e continuano a distruggere i territori, nel costruire nuove riforme del lavoro che eliminano ogni possibile diritto per i lavoratori, nella repressione dei cittadini che continuano ad opporsi a queste scelte prese da pochi che però si riflettono su tutti, è parte di un disegno più grande. E’ un’azione studiata volta alla (ri)conquista di un’anima nazionale unitaria, dove conflitto e dissenso non sono ammessi. Dove tutto dovrebbe viaggiare all’interno di un recinto molto stretto, con uno steccato però ricoperto di sontuosa ed armoniosa edera verde acceso.
E’ per queste ragioni che le figure più ferme, più determinate vanno sedate, vanno tolte, vanno eliminate. 
Basti ricordare il maxiprocesso con le quarantotto condanne NoTav, per passare ai diciassette obblighi di firma a Palermo (fortunatamente revocati), per continuare con quelli dei compagni di Cremona di questa settimana. Non a caso questi ultimi arresti arrivano proprio in concomitanza con le successive attività politiche: 25 aprile a Cremona e 1 maggio a Milano. E’ la stessa magistratura ad affermare che le sopraindicate misure cautelari sono proprio finalizzate ad impedire la partecipazione alle prossime attività di piazza che quest’anno si preparano ad essere più determinate del solito, visti gli atti di violenza deplorevole avvenuti a Cremona lo scorso gennaio e l’inaugurazione dell’Expo a Milano. 
La Magistratura tenta di chiudere una partita con un semplice “pari e patta” mettendo sullo stesso piano gli aggressori e gli aggrediti, arrestando anche nove attivisti di Casa Pound con accuse che vanno dalla rissa al concorso in tentato omicidio, proprio per l’aggressione ad Emilio Visigalli. Evitando così distinzione tra le vittime che hanno tentato di resistere alle barbarie provocate dagli attivisti di Casa Pound e chi in nome di odio e xenofobia porta avanti quella violenza. E’ importante ricordare che uno dei due attivisti accusati ed arrestati per tentato omicidio, è stato candidato sindaco alle ultime elezioni comunali di Cremona; senza dimenticare che agli attivisti di Casa Pound viene concesso di aprire cortei capitanati da un politico (un pazzo?) che dissemina razzismo, violenza e volontà di epurazione.
Questo è lo stato in cui ci troviamo, questo è il Sistema in cui viviamo. Un sistema che preferisce rinchiuderti fra quattro mura piuttosto che averti libero per le strade ad urlare dissenso. Un sistema che preferisce nascondere e far tacere piuttosto che ritrovarsi a dover ascoltare, dare spiegazioni e trovare soluzioni.  
Chissà che cosa pensano i “grigi”, questi uomini di potere che governano, che impongono, che giudicano, perché queste azioni di forte intimidazione non provocano mai le conseguenze che loro auspicano, bensì aumentano solo la rabbia e la volontà di fermare le bieche azioni di restrizione e distruzione.
La storia insegna che più sono forti le repressioni più i popoli insorgono, com’è già è avvenuto nel 1945 e come del resto è successo quest’ultimo gennaio dopo le aggressioni al Dordoni,  dopo le quali da tutt’Italia sono arrivate migliaia di persone in difesa di quel compagno (essere umano).
Perché se da una parte il Governo controlla e la Magistratura spalleggia con la pratica, dall’altra gli obiettivi comuni della lotta sono molto chiari e difficilmente distruggibili: abbattere le logiche fasciste, dell’imposizione, del controllo, del profitto, del potere dei potenti, delle grandi opere e dei grandi eventi.
Roberta Bonetto


venerdì 10 aprile 2015

Colapesce va a Torino

Oggi 10 aprile 2015 viene inaugurato ufficialmente il grattacielo fatto costrutire a Torino dalla banca Intesa San Paolo come sede per i propri uffici (e non solo). Lieti che dell'esistenza della ingombrante struttura si prenda atto anche ufficialmente con tanto di cerimonie, celebriamo l'evento pubblicando una favoletta sui grattacieli della città, dei quali questo è il primo esemplare a essere completato e quindi ufficialmente riconosciuto come simbolo del futuro torinese. Certo, pero' solamente fino a quando non sarà pronto il nuovo porto: da allora saranno altre le costruzioni che affiancheranno la Mole nell'immaginario dei cittadini.

Nicola, detto Cola era un ragazzino molto vispo dalla pelle liscia e scura. Negli occhi portava tutte le ricchezze del mare: alghe, coralli, conchiglie e stelle incrostate di sale. Cola amava nuotare più di ogni altra cosa al mondo e quando s'immergeva niente e nessuno per lui più esisteva. Un giorno di sole, in un  qualsiasi reame Cola si tuffò e la mamma a chiamare:
“Cola, Colapesce!”
“Cooola, Colaaaa!”
Ma niente da fare, Nicola aveva tutt'e due le orecchie tappate dal mare. La mamma, indispettita allora imprecò:
“Se il mare ti piace così tanto, che tu possa esser pesce! Io non ne avrò rimpianto!”
Detto, fatto. Così fu: Colapesce la terra non la toccò mai più. In compenso toccò tutti i mari d'Italia: dallo Ionio all'Adriatico. Dal mar di Liguria a Bonifacio, toccò il Tirreno e il Canal di Sicilia esplorando i fondali senza cartina. Nuotò per tutti questi mari guardandosi intorno, e ad ogni sguardo restava incantato per quel che il mare gli aveva regalato. La terra gli faceva da orizzonte e ben presto s'abituò a rimirar le stelle da sotto quella distesa coperta del mare.

Cola vide Ischia, Capri e Trieste e vide Genova, Rimini e  Mestre. Vide Leuca, le Tremiti e Oristano, vide Lipari, Salina e Vulcano. Imparò a far salti così alti e belli da far invidia persino agli uccelli. Nuotò e nuotò e conobbe balene, pesci spada, delfini e sirene. Un bel giorno nuotando sul fondo s'imbatté in un pesce bello tondo tondo. Il pesce più grosso allora gli ebbe a dire:
“Hai sentito Cola quel che si dice in giro? Sembra ci sia un nuovo mare a Torino!”
Cola incredulo non poté aspettare e subito subito si mise a nuotare.
Nuotò e nuotò finché non fu stanco. S'immise nel fiume e sfidò la corrente fino a quando non fu in mezzo alla gente.
Giunto a Torino Cola dimenticò ogni stanchezza, scordò la fatica e si fece prender dall'ebbrezza: fece allora un guizzo così alto che tutta la gente non poté non ammirarlo e tutti guardarono improvvisamente in alto e vociarono e urlarono: “Wuau! Che salto”.

Ora, dovete sapere, che a Torino era tempo di grandi bufere. Tirava da mesi un vento fortissimo e nessuno riusciva a indovinarne il perché.
Quando i torinesi videro Cola guizzare a quel modo, si accorsero subito ch'era un essere speciale, che pesce non era, né uccello né uomo ma che possedeva le virtù di tutte e tre quelle nature animali. Non si poteva non approfittarne: Colapesce avrebbe potuto salvare la città e tutti i cittadini. I torinesi, allora, disperati e cortesi, subito lo invocarono in preghiera:
“Cola! Nicola! Pesce potente! Aiutaci, salva questa povera gente! Questo vento che soffia con tanta veemenza da dove viene? Non si può fare senza?”

Cola non aveva mai amato la gente, era sempre stato molto diffidente. Le persone, si sa, fanno cose tremende: ammazzano, rubano, fanno alla guerra. Rendon private le cose di tutti, abbattono gli alberi e pretendono i frutti. Vogliono solo potere e denaro, non ti guardan negli occhi né ti stringon la mano, con la scusa del debito si prendono tutto ci tolgono l'acqua, ci lascian all'asciutto! Ma Cola era buono e, a sentir quel lamento, non riuscì a rifiutarsi e schizzò nel vento. Volando e nuotando nel cielo più alto Cola comprese la causa del pianto. Vide tre torri issate nel cielo, una stretta e appuntita, come la punta di una matita, una più alta ma non del tutto costruita ed una brillante, appena finita tutta di cristallo rivestita. Cola guardò il cielo e comprese perché la gente penava in quel paese: il cielo, poveraccio, era ridotto uno straccio. Era tutto bucato, ché quelle due torri lo avevan stracciato. Non fu la Mole, bella, alta e stretta,  il cielo aveva spazio tutt'intorno alla sua vetta, ma quei due brutti cubi di cemento che ruppero il cielo e provocarono il vento.

Cola allora fu preso da rabbia:
“I vostri grattacieli fateli di sabbia! Non lo vedete che qua è tutto rotto! Sto povero cielo è tutto bucato! Ste torri lo soffocano, gli tolgono il fiato? Per forza si straccia e vi sbatte la faccia! Basta! Vergogna! M'avete scocciato! La terra è un deserto, il cielo è grattugiato! Toccatemi il mare e ve la farò pagare!”

Così dicendo Colapesce si rituffò in acqua. Nessuno rivide mai più la sua faccia. Mai più sulla terra  ci darà una mano perché sa che l'uomo è un grande villano. Con quell'ultimo guizzo si rituffò e nessuno mai più lo ritrovò.

Colapesce non c'è, non esiste è un'idea. L'uomo, invece, persiste e non c'è panacea: gratta i cieli e la terra e, si potesse grattare, gratterebbe anche il mare: ma una grattugia per l'acqua, per grande fortuna, la deve ancora inventare!
Chiara Vesce


sostenete finanziariamente EXPORTO 2022 
il prossimo nuovo spettacolo di Sistema Torino: 

giovedì 9 aprile 2015

Più Stato o più proprietà privata? Più beni comuni

I beni comuni sono risorse, tipicamente ma non necessariamente, naturali e condivise dai membri di una specifica comunità. E’ possibile considerare beni comuni quelle risorse per cui valgono i principi della escludibilità, secondo cui è difficile o impossibile delimitarne l’uso precludendo l’accesso a terzi, e della sottraibilità, che si verifica quando l’appropriazione da parte di un attore riduce le possibilità di consumo da parte degli altri membri della collettività. I beni comuni sono collocati al di fuori del mercato e all’interno dell’economia informale, ovvero quella dell’autoconsumo, del volontariato, della raccolta libera, della condivisione e del dono.
Alcuni esempi di questa categoria di beni sono: la terra, con le  zone coltivabili, i boschi, i pascoli; i fiumi e i torrenti, che offrono acqua, pesci e vie di comunicazione e trasporto; alcune zone della città, che costituiscono la dimensione della socialità e consentono il commercio, come le piazze, i punti di aggregazione, i centri culturali, le aree verdi; anche Internet può essere incluso nella classificazione.

Il Medioevo: la vita in una società ecologica e qualitativa
L’economia medioevale era molto diversa da quella moderna fondata sul libero mercato. Costituiva un’economia di sussistenza, che non aveva come fine l’arricchimento personale, semmai il soddisfacimento dei bisogni essenziali di tutti i membri della comunità attraverso la pratica della solidarietà, della cooperazione, della condivisione e del  dono. Era basata sul commercio o, più frequentemente, sul baratto, dei beni di base e sul consumo delle risorse naturali come fonte primaria. Non si ricorreva ai contratti per regolare le forme di collaborazione, che erano fondate invece sul dovere che l’individuo aveva, in relazione al proprio status, nei confronti della famiglia e del prossimo.

martedì 7 aprile 2015

EXPORTO 2022: 9 aprile, presentazione dello spettacolo al Circolo Stranamore di Pinerolo (Torino)



GIOVEDI' 9 APRILE ALLE 21,30,
AL CIRCOLO ARCI STRANAMORE DI PINEROLO
(via Ettore Bignone 89)

Sistema Torino presenta

EXPORTO 2022

il nuovo spettacolo che intende produrre sul tema delle grandi opere e dell'impatto che queste hanno su persone, politica, economia, ambiente e informazione.

La presentazione avviene con un mix tra teatralizzazione, dibattito e informazione finalizzato a illustrare i contenuti dello spettacolo e far comprendere l'importanza del sostenerne la realizzazione finanziandolo.

Per un primo approccio al progetto è possibile consultare il blog di Sistema Torino alla pagina 


venerdì 3 aprile 2015

EXPOrTO 2022: 3 aprile, presentazione al Polski Kot

venerdì 3 aprile 2015, ore 21
presentazione di EXPORTO 2022, il nuovo spettacolo di Sistema Torino,
presso Polski Kot, via Massena 19/a Torino

sostieni EXPORTO 2022, il nuovo spettacolo di Sistema Torino: per informazioni http://sistematorino.blogspot.it/p/exporto.html

mercoledì 1 aprile 2015

Un Acquafun nel centro di Torino.... una compensazione per l'EXPORTO ??

La Cavallerizza Reale Ospiterà le piscine e gli scivoli
Questo era un pesce d'aprile per sensibilizzarvi al tema dei beni pubblici e della loro riconversione.

EXPOrTO 2022, il nuovo spettacolo di Sistema Torino parlerà anche di questo. RI-CONVERSIONE...
EXPORTO 2022 è uno spettacolo critico e di denuncia, in questo senso vuole essere libero. Sarà uno spettacolo di teatro e multimedia sul mondo delle grandi opere, degli investimenti pubblici, della corruzione e della comunicazione.
Scopri e Sostieni la campagna di crowdfunding di EXPOrTO 2022.
http://buonacausa.org/cause/exporto2022

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LEGGI IL NOSTRO PESCE D'APRILE CON UN FONDO DI VERITA':

E se fosse un acquafun? Dopo le polemiche dei giorni scorsi si affaccia una nuova proposta che salvaguarderebbe la prospettiva culturale della Cavallerizza, l'edificio storico di via Verdi, al centro di una serie di polemiche relative ad una sua possibile privatizzazione. L'acqua è vita, l'acqua è bene comune. Perché non portarla nel cortile della Cavallerizza? Il Protocollo di intesa apre nuove prospettive per lo stabile di via Verdi. Il sindaco Fassino si è detto disponibile a valutare l'investimento da parte di un facoltoso mecenate, a patto che "venga rispettata la vocazione culturale del luogo". favorevole la Soprintendenza che pone come unico vincolo il rispetto degli affreschi Juvarriani. Contrarie, ma in netta minoranza, le associazioni animaliste che mal vedrebbero la presenza di pesci vivi rinchiusi nei nuovi giganteschi acquari previsti dove ora si trovano i teatri. La notizia ci arriva da una fonte interna che ne ha sentito parlare ieri a margine delle riunioni operative e di coordinamento. L'operazione, che prevede il la ristrutturazione dell'intero edificio barocco e il pompaggio di 5 milioni di litri di acqua marina, dovrebbe costare circa 100 milioni di Euro, quasi tutti coperti da un apposito project financing strutturato dalla Compagnia di San Paolo. l'inaugurazione è prevista per, per il 2018. L'investimento sarà sostenuto da capitali pubblici e privati, fondi di investimento delle Baleari si stanno muovendo in tal senso, anche l'acquafan di Riccione è stato coinvolto come partner tecnico. 
Torino è la capitale di tante cose ma non del mare, questo vuole essere un primo passo verso la rivoluzione logistica che avverrà nei prosssimi anni nel nord italia. E' ormai risaputo che gli investimenti dopo l'EXPO 2015 andranno verso delle grandi opere che portino acqua e canali navigabili in tutta la pianura padana come descrito nel nostro post sul porto internazionale a Milano http://sistematorino.blogspot.it/p/exporto.html 

Vista l'apertura "psicologica" verso nuovi orizzonti nautici Sistema Torino invita tutta la popolazione interessata dalla grande opera dell'EXPORTO a proporre investimenti per il proprio quartierino, ci saranno molti fondi destinati a compensazioni che potranno essere impiegati per migliorare il proprio quartiere, meglio, ovviamente se in ottica di riconversione marittima dell'urbanistica!
Inviateci le vostre proposte a: info@sistematorino.it oppure postatele direttamente on-line sulla pagina di EXPORTO 2022