domenica 30 novembre 2014

O crescita infinita o disastro, l'economia senza alternative.

Perché l'economia deve sempre crescere? Non sarebbe tutto più semplice se si ponesse in uno stato stazionario? L'economia cresce perché è di tipo monetario, basata sul denaro, moltiplicatore incredibile di scambi e opportunità e perché i meccanismi della crescita sono insiti nel sistema stesso.
In origine l'economia era limitata al soddisfacimento dei bisogni individuali e collettivi, le tribù, dedite al nomadismo, erano autosufficienti, raccoglievano ciò di cui avevano bisogno e praticavano la caccia; ad esse l'individuo era legato e ne seguiva le sorti, nel bene e nel male. Quando divennero stanziali, in seguito alla scoperta dell'agricoltura e dell'allevamento, tribù limitrofe iniziarono a praticare scambi tramite il rituale del dono e del contro dono, una pratica densa di significati umani che aveva lo scopo di mostrare il valore e l'onore delle tribù coinvolte. Nell’atto lo scopo di lucro non sussisteva.

giovedì 27 novembre 2014

Sulla porta dell'inferno, ecco l'unica via per non far fallire la città di Torino.

In un lungo articolo Gabriele Ferraris ha tracciato un buon quadro del disastro in corso, non prossimo venturo, della "Cultura" torinese.
Toni accesi e contenuti millenaristi che non possono non trovarci concordi.
Quella che scriviamo quindi non è un risposta bensì un compendio.
Manca la proposta forte per uscire dal pantano.
Perché a Fassino, Chiamparino, Braccialarghe quanto possono interessare le denunce che scrivi(amo)? Zero.
Sono sordi e anzi godono di queste polemiche, e quando li hai davanti la buttano sul pecoreccio retorico: "E allora tu cosa proponi?"
E se gli suggerisci di chiudere i rubinetti per un anno quelli sono pure contenti.
Quindi, se il problema risiede tutto nella materialità del denaro, sono necessari passi politici in quel senso. Ma come?
I libri che scriviamo vengono criticati senza essere letti, e quindi noi di Sistema Torino veniamo tacciati di essere i nemici delle Fondazioni Bancarie. Se c'è qualcuno che difende il ruolo delle Fondazioni quelli siamo noi.
Difendiamo l'istituzione dai predoni che le hanno saccheggiate in questi anni e continuano a farlo.
Le Fondazioni Bancarie non sono state create per fare beneficenza, non sono state create per aiutare i poveri delle città, finanziare borse di studio, gestire asili, comprare tinteggiatura e carta igienica per le scuole, e soprattutto per finanziare la cultura, la lirica, il concerto jazz, l'opera, il gruppetto underground, etc etc.
Le fondazioni bancarie sono nate per mantenere il controllo democratico dello Stato sulle banche, e quindi sul denaro. Esattamente ciò che si è perso dal 1992 in avanti. Questo era, e teoricamente è, il loro compito precipuo. Oltre a questo, il compito delle fondazioni era, ed è, anche quello di riversare sul territorio gli utili che la cedola azionaria matura ogni anno.
Ma le Fondazioni Bancarie nel tempo sono diventate il bancomat della politica, delle campagne elettorali mascherate da cultura volte a creare consenso; un processo che ha dilapidato il patrimonio, anche quello azionario, che le permetteva di essere protagoniste nella gestione della banca madre. Oggi la Compagnia di San Paolo è solo per un frazione microscopica il primo azionista di Intesa (se lo è ancora), tallonata da un oscuro fondo di investimento statunitense che si sta comprando quasi tutti i pacchetti azionari di maggioranza relativa nei maggiori Istituti di Credito nazionali.

mercoledì 26 novembre 2014

Intervista a Laura Rodinò, sorella di Rosario, morto il 7 dicembre 2007

Poco dopo l’una  nella notte tra il 5 e 6 dicembre 2007, lungo la linea 5 dell’acciaieria di Torino, sette operai vengono investiti da una fuoriuscita di olio bollente. Alle 4 del mattino muore il primo operaio, Antonio Schiavone. Nei giorni successivi moriranno gli altri sei compagni di lavoro: Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino.

Tra pochi giorni ricorrerà il settimo anniversario della strage, qual è la situazione?
A questo punto, dopo sette anni, è molto peggiorata. Sento la mancanza di mio fratello e purtroppo l’anno scorso è morto anche mio padre, perché rifiutava di curarsi. Lui è morto il 13 dicembre di un anno fa, a pochi giorni dalla ricorrenza della strage e, vedi alle volte il destino, il 19 dicembre è il giorno in cui è nato Rosario. La situazione è peggiorata per il dolore, sempre più forte.
Paradossalmente è stata meno dura la parte iniziale di questa tragedia: al principio del processo c’era più attenzione per la sicurezza, avevamo speranza che si potesse fare almeno un pochino di giustizia. Ma, essendo la ThyssenKrupp un’azienda multinazionale, un colosso dell’acciaio, la situazione lentamente, ma inesorabilmente, è cambiata nel tempo. Ci siamo accorti che il clima durante i processi diventava ostile nei nostri confronti e così siamo giunti alla sentenza di Cassazione che di fatto azzera quasi tutto e ci lascia allo stesso punto di partenza. Il Natale del 2007 noi lo abbiamo passato al cimitero mentre i responsabili lo hanno passato a casa.

lunedì 24 novembre 2014

TALK SHOCK DAYS, i giovedì che guariscono, calmano, preparano

Forme innovative di dissenso e di critica situazionista sorgono dalle macerie ancora crollanti dell'impero che si sta dissolvendo.

Chi è il vero nemico? Chi è che ci vuole sempre più poveri, schiavi e completamente dipendenti?

Sono quelle stesse persone che si sono appropriate del nostro  linguaggio e quindi delle nostre vite?

ed EXPO-rtano un altro pezzo di Italia, e di noi. 
Parlano di "Italia Bene Comune" mentre svendono pezzi di territorio ai loro amici, parlano di fame nel mondo mentre cementificano
Questi servitori del Moloch, ribaltano ogni senso comune e ogni distinzione tra vero e falso, destra e sinistra, controllore e controllati. 

martedì 18 novembre 2014

IL GOMBLODDO DEL FREJUS!


Tra le molte storielle che in questi anni hanno agghindato la vicenda del TAV in Val Susa una merita particolare attenzione, perché proprio oggi arriva a compimento. Stiamo parlando della seconda canna del tunnel del Frejus, esempio lampante che non c’è alcuna volontà di spostare le merci dalla ruota al ferro, perché semplicemente è un goloso incentivo a investire ancor più sui camion.
E’ una considerazione elementare, capiamo. Ma alcuni anni fa emerse una singolare visione di questa basica realtà, che ha avuto grande risalto anche in ambienti inconsueti. Secondo questa teoria vi sarebbe un lobby di cattivi, interessata al Frejus e all’autostrada, combattuta a spada tratta da un lobby di buoni che vorrebbe il tunnel di base.
Dei cattivi farebbero parte: Quagliotti, Fassino, Cuntrò, Bonsignore, Plano, Gavio e altri minori. Sandro Plano, attuale sindaco di Susa, sarebbe il più cattivo e venduto di tutti, perché superamicone e collega di tutti i sopracitati anche se fa il NoTAV.

lunedì 17 novembre 2014



Giovedì 20 novembre alle  21, in collaborazione con Assemblea Cavallerizza 14:45 ci occuperemo di Expo 2015Lo faremo con una forma originale: mischieremo, come da tradizione di Sistema Torino, l'inchiesta con lo spettacolo teatrale, i numeri con le maschere, le lacrime con le risate. Rappresenteremo l'Expo come nessuno potrebbe immaginare.

L'unica cosa che vi chiediamo è di venire a vedere cosa succede, non rimarrete delusi.
E soprattutto avrete un elemento in più per capire cosa succederà nei prossimi mesi a Milano e qua da noi. Venite alla Cavallerizza Occupata, in via Verdi 9 a Torino. Smart Frii Entransc!!  Nous vous attendons!

TALK SHOCK DAYS - I giorni di Sistema Torino alla Cavallerizza Reale.


A novembre e dicembre, incontri di giornalismo d’inchiesta, informazione, spettacolo civile.

Nasce, dall'incontro di Sistema Torino e Assemblea Cavallerizza 14:45, una collaborazione sulla base delle affinità politiche e sociali.  Prende avvio così un ciclo di incontri-spettacolo su temi culturali e di attualità che interessano la città di Torino, cercando attraverso gli stessi di costruire momenti di riflessione e discussione

I commercianti scioperano? La classe media sciopera?

da leggere con attenzione.

"Ho comunicato ai conoscenti e agli attivisti dell'impegno in difesa dei beni comuni la mia decisione di partecipare in qualità di commerciante quale io sono allo sciopero sociale del 14 novembre a Torino con queste parole:


Ciao,

volevo comunicarvi che domani sarò in piazza Arbarello con voi per coerenza con il mio sentimento.
Vorrei che fosse comune ad altri commercianti ma vedo attorno a me un deserto, eppure so essere genitori o amici di studenti, di precari di operai.
Osservavo come la sintesi del ragionamento che mi ha portato a questa sensibilità è ben riassunta nelle parole di Sandro Pertini intervistato da Oriana Fallaci:

mercoledì 12 novembre 2014

Artissima, Paratissima, pecorissima. Ma quanto rendono le croste?

Bene, e anche questa è andata, è finita la baraonda delle arti contemporanee.
Come ogni anno, periodicamente si rinnova il miracolo dei torinesi che accorrono in massa al Grande Evento del Momento, e si scoprono improvvisamente appassionati di arte contemporanea ("ti è piaciuto?" "Mah, non è che ci capisca molto però volevo proprio andarci..."), conoscitori di jazz (ieri sono andato al concerto in piazza, c'era uno che non mi ricordo il nome, bello eh, anche se dopo un po'...), intenditori di sport per vecchietti, maratoneti, fini degustatori di vini e attenti consumatori di food sostenibile.
Salvo il fatto di tornare il giorno dopo a riempire il solito centro commerciale ed essere impermeabili a qualsiasi sollecitazione eno-gastro-cultural-artistica che non preveda almeno la difficoltà del parcheggio, la calca alla cassa, un biglietto salato, e un rumore di fondo degno di attenzione.
Non entro oltre nel merito del “dove caspita siete quando si organizza una mostra che non fa parte del Grande Circo del Pensiero Unico?”

Dalla terra del Tav lettera alla terra delle alluvioni e del fango


(Se avete un amico o una amica liguri, condividete  per cortesia. Grazie.)


Caro/a abitante della Liguria, 

ti scriviamo da Torino. Dalle tue parti tutte le volte che piove succedono dei disastri, questo ci dispiace e ti esprimiamo massima solidarietà.

Magari sarebbe giusto che noi tutti prendessimo un treno e venissimo a darti una mano, a togliere fango. Però preferiamo rimanere qua, perché pensiamo che il problema debba essere risolto definitivamente eliminando le ragioni che portano a queste ormai consuete catastrofi.
Da noi stanno facendo un buco nella montagna, si chiama Tav. In quel buco finiscono i soldi che dovrebbero essere utilizzati sul tuo territorio per uno straccio di messa in sicurezza.

lunedì 10 novembre 2014

21-23 NOVEMBRE, TURIN SYSTEM LAB: CONTINUANO LE ISCRIZIONI

Workshop in full immersion su come realizzare un progetto artistico civile. Ideazione, scrittura, fundraising e realizzazione. Nell’ambito del progetto Irenea, in collaborazione con il Centro Studi Sereno Regis.
Con Massimo Giovara, Maurizio Pagliassotti e Stefano Durando.
Venerdì 21, sabato 22 e domenica 23 novembre 2014 - presso Centro Studi Sereno Regis, via Garibaldi 13 Torino

C’è qualcosa che non funziona nel tuo quartiere, città, nazione, pianeta? Apprezzi trasmissioni TV, siti web, e libri e film fatti da giornalisti che non stanno con le mani in mano e che credono nella forza positiva dell’informazione e dell’inchiesta? Pensi che teatro e cinema e arte possano avere una funzione civile e politica oltre che di intrattenimento e arricchimento personale? Noi di Sistema Torino la pensiamo come te e saremo al tuo fianco nella realizzazione del tuo primo progetto.
Tre giorni di workshop in cui, in ambiente protetto, tre tra i realizzatori del primo spettacolo di inchiesta sugli ultimi 20 anni di gestione dei finanziamenti alla cultura a Torino, “Il Sistema Torino non esiste”, condividono segreti e strategie di azione attraverso un compatto programma di simulazione produttiva, durante il quale i partecipanti potranno mettere alla prova le proprie idee per realizzare un testo, uno spettacolo, un libro che abbia a che fare con temi civili, politici e di inchiesta.


Sede: Centro Sereno Regis (via Garibaldi 13, Torino).

Orari:
Venerdì 21 novembre: 19.30 - 22.30 (3 ore) -
Sabato 22 novembre: 15 - 20 (5 ore) -
Domenica 23 novembre: 10 - 13, 14 - 17 (6 ore)
(totale 14 ore)

ISCRIZIONI
Effettuare un versamento di 30€ come acconto, quindi inviare una mail di conferma a sistema.torino@reborn.com indicando a quale tipologia di iscrizione si accede (secondo il dettaglio riportato più sotto); la quota rimanente a saldo è da versare direttamente al primo incontro. E' possibile effettuare il versamento dell'acconto utilizzando il form Paypal a cui si accede cliccando sul pulsante "donazione" qui sotto.



Se non si dispone di una carta di credito, si può effettuare un bonifico: inviando una mail a sistema.torino@reborn.com si riceveranno i dati necessari. 
Per informazioni su altre modalità di iscrizione e versamento: sistema.torino@reborn.com

Numero minimo di iscritti per l’effettuazione del workshop: 12

Quote di iscrizione:
Quota ordinaria: 80 €
Per iscrizioni entro il 2 novembre: 60 €
Per chi porta un iscritto a prezzo pieno: 60 € (o due iscrizioni a 70 €) - si applica dal 3 novembre
Per i sostenitori dello spettacolo “Il Sistema torino non Esiste” (donatori del crowdfunding): 50 €
Uditori (non ammessi alla stesura degli elaborati e alla partecipazione attiva nelle altre fasi pratiche): 40 €
Disoccupati: 40 €

Obiettivi, strumenti, metodi:
fornire al partecipante una panoramica su come creare, autonomamente, uno spettacolo, un film, un’azione pubblica di informazione civile. Approfondendo i temi della ricerca delle fonti, della strutturazione dello spettacolo, della promozione e del recupero di risorse e fondi utili per realizzare il progetto dalla A alla Z. Il Laboratorio sarà costituito da una parte teorica e da una parte pratica che ci porterà a vivere in situazione simulata e protetta tutte le fasi del progetto, fino alla selezione finale da parte del pubblico dei progetti ritenuti più efficaci e di interesse generale. Tutti parteciperanno quindi alle fasi realizzative dei progetti medesimi in uno o più ruoli necessari alla loro buona riuscita: ricercatrice/ore, autrice/ore, regista, attrice/ore, ufficio stampa, ecc.
I partecipanti saranno quindi coinvolti in una vera e propria simulazione del processo di selezione operato dalle condizioni reali, arrivando così ad avere una idea più chiara di quali siano i punti forti e deboli del loro progetto.
I risultati del Laboratorio saranno presentati al pubblico della Cavallerizza Reale nell’ambito di un progetto di collaborazione tra Sistema Torino e Assemblea Cavallerizza 14.45. I partecipanti si impegnano a dare la loro disponibilità a partecipare.
Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di partecipazione.




Massimo Giovara si occupa di teatro e spettacolo dal 1988. Attore, regista e autore, ha collaborato, tra gli altri, con Teatro Stabile di Torino, Circolo dei Lettori, De Sono, Teatro dell'Elfo di Milano, Biennale di Venezia. É ideatore e realizzatore di progetti culturali ed é stato direttore artistico della stagione A-Zone. É fondatore di Sistema Torino insieme a Maurizio Pagliassotti.

Maurizio Pagliassotti ha scritto per Liberazione, Diario e il Manifesto. Ha pubblicato due libri, Chi comanda Torino e Sistema Torino Sistema Italia. É fondatore di Sistema Torino insieme a Massimo Giovara.

Stefano Durando sviluppa servizi di promozione, raccolta fondi e formazione per Organizzazioni del terzo settore, passando per il Centro Servizi al Volontariato Idea Solidale, Retedeldono.it , Officinebrand.it e come libero professionista. Coordina la Comunicazione e le attività di Fundraising ed Organizzazione Eventi legati a Sistema Torino.


Calendario e orari
Primo giorno
19.30 - 20.00 Teoria. Esempi di spettacolo politico e di attivismo creativo (cinema, teatro, happening). Il rapporto tra il teatro, il cinema e il giornalismo d’inchiesta (Giovara - Pagliassotti).
20.00 - 21.00 Teoria/Esercitazione. Individuare temi, obiettivi e bersagli (Pagliassotti - Giovara)
21.00 - 22.00 Esercitazione/ Raccolta delle informazioni. Come concentrare la ricerca, come evitare di perdersi fra i dati (Pagliassotti)
21.30 - 22.30 Prima esercitazione di scrittura libera. Redazione di un articolo di giornale o un post su blog. Lettura in pubblico dell’articolo.

Secondo giorno
15.00 - 15.30 Dalla progettazione alla realizzazione. (Durando)
15.30 - 16.00 Promozione attraverso i media moderni. Guerrilla marketing e azioni virali. (Durando)
16.00 - 16.30 Attrarre sostenitori e raccolta fondi. Fundraising/crowdfunding. (Durando)
16.30 - 17.00 pausa
17.00 - 17.30 Raccolta dei dati attraverso il web.
17.30 - 18.00 Stesura della presentazione del progetto ai potenziali sostenitori. Scelta di titolo e sottotitolo. Scelta della grafica, testo di presentazione. (Giovara-Pagliassotti-Durando)
18.30 - 19.30 presentazioni dei progetti ai partecipanti (simulazione di promozione) (Giovara-Durando). Simulazione di crowdfunding. Selezione di 4 progetti attraverso la presentazione a un pubblico selezionato, che sceglierà quali progetti vorrà vedere realizzati (Giovara-Durando)

Terzo giorno.
10.00 - 11.00. Proiezione e commenti di esempi di arte/spettacolo e azione civile. Cinema di inchiesta, Teatro di narrazione, satira, attivismo creativo (Lenny Bruce, Yesmen, Teatro di narrazione, teatro televisivo, flash mob).
11.00 - 12.00. Stesura dei corti teatrali, corti audiovisivi o azioni pubbliche. (anche dei progetti non selezionati) (Pagliassotti-Giovara)
12.00 - 13.30. I partecipanti si organizzano in 4 squadre, una per ogni progetto selezionato, dividendosi i compiti (regia, attori, performer, drammaturghi, fundraiser) e preparano la presentazione di ognuno. (Giovara-Pagliassotti).
13.30 - 14.30. Pausa pranzo
14.30 - 15.30. Lettura e analisi di tutti i progetti non selezionati x la messa in scena
15.30 - 16.30 Presentazione ai partecipanti mediante rappresentazione dei progetti selezionati.
16.30 - 17.00 Conclusioni.

È vivamente consigliato/necessario che ogni partecipante abbia con sé:
1) Un computer portatile, un tablet o uno strumento analogo in grado di connettersi in rete per poter raccogliere le informazioni (per chi non e’ dotato di connessione autonoma, e’ possibile la fornitura di connessione gratuita sul posto limitatamente alla capacità del router);
2) materiale cartaceo e per scrivere, da utilizzare per gli appunti, per sviluppare le esercitazioni e produrre gli elaborati da utilizzare per le prove pratiche


domenica 9 novembre 2014

Rievocazioni & attualità: a volte si dimettono (spintaneamente)

E’ il 26 marzo del 2006. I luoghi sono quelli che una volta erano una località amena della Valle di Susa: “i laghi di Bruzolo”. Ma ormai già embrione di quel capannonificio destinato a moltiplicare non i pani (nonostante vi abbia sede anche la panetteria industriale di valle), e nemmeno i pesci visto che i laghi erano già stati interrati, riempiti dalle scorie delle vicine acciaierie – molti anni prima…Ma il valore dei terreni sì: acquistati con largo anticipo da chi sapeva che di li - in mezzo a quei “vernetti” alluvionali - sarebbe passata l’autostrada. E allora via i campi fertili là dove un tempo veniva persino coltivato il riso (alcuni toponimi sopravvivono sulle carte geologiche: “pra molle”, “la risera”) per farne cave di ghiaia per i rilevati dell’A32 dell’onorevole Francofroio. Gli stessi prati usati poi (senza scrupoli ma a pagamento) per sotterrarci rifiuti tossici. E successivamente ceduti ad attività edili e industriali legate al contesto in via di degrado. E infine i capannoni d’oggi d’aspetto desolato e di contenuto desolante: cartelli “vendesi” alle finestre, nessuna o poche attività intuibili, e la polvere – tanta polvere con magari in sospensione diossine residue e il pcb smaltito in modo criminale. Polvere sollevata in gran quantità dai camion delle società di manutenzione dell’autostrada e del movimento terra del cunicolo di Chiomonte.
C’è un gran fermento quella mattina tra i capannoni e le baracche di cantiere. Il primo sole primaverile invita alla scampagnata, è una delle ultime domeniche prima della settimana santa, e al posto dei camion sono i pulman a mettere la freccia a sinistra arrivando da Torino e dintorni attraverso la statale 25. Ma torniamo a quella mattina di primavera: la notizia si diffonde in fretta e centinaia di cittadini con la bandiera No Tav accorrono nell’area come ogni volta in cui – dopo pochi mesi dalla “riconquista di Venaus” e l’occupazione del cantiere che vi era stato collocato – si avvistano movimenti “sospetti”. Ma l’apparenza dovrebbe essere delle più tranquillizzanti: da decine di bus scendono intere famiglie coi cestini del pranzo; alcuni bambini, che si guardano attorno stupiti. Chi li ha invitati a quella “gita fuori oporta”– scopriremo poi - sono impresari, sindacalisti e politici – li hanno invitati si a una scampagnata, ma con comizio (anzi, comizi: ci sarà il presidente della provincia Saitta, e Rosso, l’astro nascente di Forzitalia – oggi tramontato - e un ospite misterioso ma mooolto importante)…
Nonostante il clima mite non fu una bella giornata: fu forse la prima volta che i “proponenti la Grande Opera” tentarono di creare in laboratorio quel conflitto tra cittadini - lavoratori (dell’edilizia) e cittadini residenti “nel cantiere” che di li a qualche anno sarebbe divenuto endemico attraverso l’uso sistematico della falsa propaganda e le politiche di austerità pro finanza e contro il lavoro di cui loro stessi (i “proponenti”) sarebbero stati i primi responsabili e gli “utilizzatori finali”. 
Ma tornando a mister X (colui che si era assunto il compito di essere la star di livello nazionale di questo “progetto” di società degradata, oltre che di quello destinato a degradare territorio e ambiente), arrivò di li a poco in una Lancia Thesis grigia, blindata, scortata e coi vetri oscurati, che fu subito circondata e coperta da bandiere. Una signora col make up del potere (che sedeva accanto all’autista in livrea) si limitò a far scendere di un filo il finestrino per sibilare con un tono freddo e minaccioso che non potevamo nemmeno immaginare chi fosse la personalità seduta sul divano posteriore. Poi l’auto si impennò per la brusca retromarcia imposta da chi guidava su evidente ordine dell’illustre passeggero. Costui aveva probabilmente realizzato fosse meglio andare a pranzo in qualche ristorante à la carte lasciando i panini e il vino in cartoccio agli operai che non è bene che si abboffino in quaresima.
Qualche giorno dopo si venne a sapere chi era il potente membro della casta romana approdato in Val di Susa, ma a tutta prima il nome non fece una grande impressione: un tal Raffaele Bonanni, chi era costui? Lo avremmo scoperto di li a poco con la sua elezione a segretario generale del secondo sindacato della “triplice”, la CISL… Lo capimmo poi meglio ancora dall’acredine (evidentemente vendicativa e ancora inusuale all’epoca) che mise nelle sue prime interviste citando ripetutamene “i No Tav” (sempre a sproposito, naturalmente).
Ma nei sette lunghi anni del suo regno incontrastato, oggi appena trascorsi, chi ha capito meglio (anche un po’ troppo tardi), cosa e chi è stato, sono soprattutto i lavoratori che dal suo alacre lavorìo di divisione sono usciti indeboliti come non mai da quando esiste il movimento operaio; e tra loro ci sono alcuni che lo stanno capendo ancora meglio in questi giorni: sono gli iscritti o simpatizzanti CISL, i dirigenti per bene del maggior sindacato cattolico del nostro paese. La sua uscita di scena anticipata e con una coda che si avverte tanto più rumorosa per il silenzio assordante che l’ha preceduta ne è la dimostrazione inconfutabile. 
Perché dopo la cacciata da segretario generale, l’ingombrante personaggio ha dovuto abbandonare anche l’incarico di “buona uscita” che non si nega a nessuno: “Alla fine non ce l’ha fatta a sostenere lo sguardo dei suoi. Così Raffaele Bonanni ha preferito dimettersi da direttore del Centro Studi della Cisl con una lettera alla neo-segretaria generale, Annamaria Furlan” – scrive sul Fatto Quotidiano del 5 novembre Salvatore Cannavò, aggiungendo una adeguata dose di veleno in un articolo che la neosegretaria deve aver diffuso in ogni dove, per raffreddare le polemiche roventi scoppiate soprattutto dentro l’organizzazione. Quasi una rivolta dopo che si era diffuso l’ammontare del compenso annuo per l’incarico al servizio dei lavoratori: 336mila euro dichirarati nel 2011! Compenso grazie al quale oggi risulta titolare di una pensione di 5.122 euro netti mensili! (lo ha confermato lui stesso con una lettera al giornale). Il prezzo per la premasticazione e per la rumorosa digestione della Riformafornero e di tutti i compromessi nell’interesse della finanza e contro quelli di chi avrebbe dovuto difendere – i lavoratori - firmati in questi anni assieme ai due compari di viaggio tuttora aggrappati alle sedie.
Claudio Giorno
Borgone Susa, 6 novembre 2014

martedì 4 novembre 2014

Cosa si fa dei 1000 imputati NoTAV?

Dopo ventitré anni di lotta si chiude la vicenda tunnel di base in Val Susa. Tutte le contraddizioni economiche avanzate dai tecnici del Movimento NoTAV sono state ritenute valide e quindi il progetto verrà definitivamente cassato nei primi mesi dell’anno prossimo.
Ci sarebbe da ragionare sul fatto che il più folle dei sistemi capitalistici, estremamente simile a quello che cento anni fa portò a due guerre mondiali, sia la leva con cui il progetto Tav in vallr di Susa viene superato, ma così è il sistema in cui viviamo.
Renzi un anno fa dichiarava: “Prima lo Stato uscirà dalla logica ciclopica delle grandi infrastrutture e si concentrerà sulla manutenzione delle scuole e delle strade, più facile sarà per noi riavvicinare i cittadini alle istituzioni. E anche, en passant, creare posti di lavoro più stabili” . E sulla Torino-Lione: “Non credo a quei movimenti di protesta che considerano dannose iniziative come la Torino-Lione. Per me è quasi peggio: non sono dannose, sono inutili. Sono soldi impiegati male”.
E il primo ministro si è circondato di consiglieri poco avvezzi al sistema che prevede la catena opera pubblica-cooperativa-finanziamento partito. Roberto Perotti, influente giornalista del Sole 24 ore, uno di coloro che spingono per chiudere, scrisse sei anni fa: “Che cosa sarebbe più utile per l’immagine del Paese: ripulire i treni utilizzati da milioni di turisti stranieri o fare una galleria di dubbia utilità a costi esorbitanti? Nonostante i loro eccessi, gli ambientalisti hanno ragione: deturpare una vallata per ridurre le emissioni dell’1% al costo di 16 miliardi è un buon investimento per le imprese appaltatrici, ma non per il Paese”.
E quindi il movimento aveva ragione? E quindi migliaia di persone sono state denunciate e sono sotto processo con accuse pesantissime ma avevano ragione? Siamo di fronte al paradosso che coloro che sono stati accusati di essere "l'antistato" (ricordiamo insieme le definizioni date nel tempo: terroristi, anarco insurrezionalisti, black block, vetero comunisti, retrogradi, barbari, etc etc) stavano facendo gli interessi dello Stato?
Purtroppo questa realtà è l’unica arma che i proponenti hanno ancora in mano per imporre la loro opera. Non è possibile, dicono, che dopo quanto è successo, dopo la repressione, le botte, le accuse di terrorismo lo Stato ammetta i propri incredibili errori. Non è possibile dare ragione al movimento NoTAV, migliaia di focolari di protesta simili scoppierebbero in tutta Italia. Eppure è così.
Siamo di fronte alla classe politica, più tutti i vari trombettieri dei mezzi di comunicazione, che da sempre hanno negato il valore scientifico delle obiezioni del movimento NoTAV. Venti anni di menzogne, di retorica priva di sostanza, di “ce lo chiede l’Europa”, “collegherà l’Atlantico al Pacifico”, “sarà un’apertura psicologica”. “infrastruttura strategica, senza il Piemonte sarebbe tagliato fuori dai grandi flussi logistici” e tante, infinite altre sparate prive di sostanza.
Tutto questo ha trascinato per i capelli un’intera popolazione dentro un gorgo di violenza. Ammettiamolo: la lotta del movimento NoTAV è stata anche violenta per disperazione.
Perché quando i tuoi ragionamenti sostanziali sono annullati senza logica, senza argomentazione, sono derisi o ignorati, cosa rimane? Cosa avete lasciato alla Val Susa? Le pietre.
Siete contenti oggi delle vostre scelte? Come è possibile che grafici come quello che qui evidenziamo, vecchi di 4 anni (ma oggi la curva della domanda è ancora più bassa) non siano stati accolti?
Le vostre responsabilità storiche sono gravissime. Si chiuderà così, probabilmente non attraverso una brutale parola “fine” la vicenda TAV, ma con un allungamento del brodo all’infinito, un po’ per guai procedurali inventati lì per là, un po’ per finte ricerche di nuovi accordi con la Francia, un po’ nel silenzio.
Nel mentre quasi tutti tenteranno di riposizionarsi. Sicuramente non Mario Virano che resisterà nella giungla come l'ultimo dei soldati giapponesi, ma la mossa di Stefano Esposito, che il Movimento continua erroneamente a considerare come uno scemotto e invece è uomo scaltro e intelligente, è apripista di un flusso di coscienza volto verso le nuove visioni renziane.
Tutto questo nella speranza che il tunnel geognotico di Chiomonte non venga re inventato come discarica di qualche rifiuto tossico. Ormai è lì e sicuramente qualcuno prima o poi dirà “perché non ci mettiamo le ceneri dell’inceneritore?”, oppure “perché non ci mettiamo le scorie di Saluggia?”
Ma oggi,  4 novembre, il processo contro gli imputati NoTAV va avanti, come se nulla fosse successo.
Ripetiamo: a Roma il Governo sta dicendo in queste ore che il TAV è assurdo economicamente  e a Torino si celebra un processo che vede imputate persone che tre anni fa dicevano che il TAV era assurdo?
Come tutto questo sia possibile è un enigma.
Chiusa la partita tunnel di base, pensiamo che il movimento dovrebbe chiedere a gran voce una amnistia per tutti gli imputati, riconoscendo gli eccessi e chiedendo un tavolo dove trovare una soluzione condivisa.Si potrebbe quindi ripartire dalle parole dell'ex procuratore Caselli, implacabile censore del movimento stesso, che alcuni anni fa lamentava come la politica avesse delegato alla magistratura il ruolo di risolvere una situazione che le competeva.