domenica 11 giugno 2017

IL SISTEMA GATTOPARDO NON ESISTE

Dopo una settimana di tentennamenti politici e comunicativi, il Movimento torinese ha fatto la scelta più naturale: utilizzare il proprio nuovo house organ, cioè La Stampa torinese, per rilanciare l'immagine della Giunta Appendino con una intervista fiume a doppia pagina, e sacrificare nel contempo la testa più debole, l'Assessora Giannuzzi che i media mainstream hanno subito descritto come quella spesso in lacrime, come se fosse una cifra politica degna di nota.

Rocambolesco il tamtam mediatico di ieri che legava il licenziamento di Giannuzzi ai fatti tragici di Piazza San Carlo. La Sindaca giura e spergiura che non vi è assolutamente nessun legame tra i due fatti, e le crediamo: nessuna persona sana di mente può imputare ad un solo individuo la responsabilità di un dramma collettivo.

A quanto pare, il balletto delle deleghe (e di una poltrona) era già previsto da tempo, e anche questo risulta credibile conoscendo la perversione politica dell'ideologia grillina degli incarichi a tempo. 
Il tempismo è quanto mai sciagurato però, e non basteranno certo due righe sul cartaceo di oggi ad annullare la liason creatasi ieri. Davvero non si sarebbe potuto aspettare qualche settimana, giusto il tempo per preservare la propria collaboratrice da un collegamento di responsabilità atroce, che stenderebbe un toro? L'opportunità politica di un avvicendamento nella squadra di governo si è trasformata in opportunismo politico della peggior specie gattopardesca.

Cade anche il dogma degli assessori tecnici, entrando ufficialmente in Giunta il politicissimo Alberto Unia (che si sta occupando tra le altre cose della grana dei campi rom).  Unia è il rappresentante di un gruppo consiliare che è cresciuto tanto quest'anno (Cit. Appendino), dovendo mantenere col territorio e i comitati un rapporto che si sta facendo sempre più critico.

Non è soltanto un balletto di nomi, ma anche e soprattutto di deleghe. A novembre scorso descrivemmo la concentrazione di deleghe nell'Ufficio di Gabinetto, una concentrazione che trasformava Paolo Giordana in un dominus seppur senza ruolo dirigenziale.

La delega alle manifestazioni culturali fu una delle più importanti, sottratta a Francesca Paola Leon per darne la gestione a Giordana, assieme alla comunicazione. Il primo "disastro importante" è stato Natale con i fiocchi, il secondo flop celebre è stato Narrazioni Jazz, che ha ottenuto accoglienza tiepidissima e nessun riscontro pubblico.

Dopo i fatti di Piazza San Carlo, è sembrata scelta obbligata "restituire" la delega alle manifestazioni all'Assessore alla cultura per evitare altre cadute e tacitare i commenti negativissimi degli operatori del settore.

Non disperate, nel Gabinetto del Sindaco non rimarranno con le mani in mano dato che fra una settimana gli uffici delle manifestazioni culturali traslocheranno lì, come previsto da settembre. Nel frattempo la Fondazione Cultura riceve incarichi nuovi, validi fino al 2020, per cui la tanto sbandierata chiusura dell'ente simbolo del fassinismo è rimandata ulteriormente.

La delega alla polizia municipale passerà all'Assessore allo Sport Finardi, e nel contempo la Sindaca si libererà di altre deleghe minori (o le toglierà a Giordana a seconda dei punti di vista) per avere maggior spazio di azione politica.

Riassumendo: l'insoddisfazione del gruppo consiliare verso il potere assoluto di Giordana e dintorni segna una sua prima, piccola vittoria. Il ridimensionamento del suo ruolo è evidente, una scalfitura che almeno mediaticamente dà un segnale importante.

Staremo a vedere se vi sarà anche un conseguente passaggio di potere dall'Ufficio del Gabinetto al rappresentante di un Consiglio Comunale probabilmente più vicino alle istanze che fecero la fortuna di Chiara Appendino e soci giusto un anno fa di questi tempi.

mercoledì 7 giugno 2017

3 GIUGNO 2017: TORINO SI SVEGLIA NELL' (IM)PREVEDIBILE

Venerdì mattina al deposito della GTT ci si impegna nel fissare le bandiere italiane sopra i mezzi, mentre su qualche macchina parcheggiata in doppia fila sotto casa si caricano i bagagli prima di imboccare l’autostrada che porta via, lasciando per qualche giorno tutto alle spalle. Tutto forse ad eccezione di quella finale che si gioca il giorno seguente e che crea alle casse dei supermercati le code di carrelli pieni di birre da gustarsi in compagnia, davanti al televisore, con la macchina sotto casa questa volta pronta al carosello di festeggiamenti.
È impossibile non essere anche solo sfiorati da un evento mediatico delle proporzioni di una finale di Champions League. Basta inciampare sul telecomando per imbattersi in un commento, sfogliare un qualsiasi giornale per trovarvi almeno un trafiletto, aprire un social per subire sogni di gloria e sfottò. Se poi a giocarsi quella finale c’è la squadra più amata ed odiata dagli italiani, la Juventus, e si vive a Torino o dintorni, si è necessariamente protagonisti, anche proprio malgrado, del trasporto cittadino.
Da giorni Cardiff è un parco giochi blindato per bimbi di ogni età, razza ed estrazione sociale, mentre sabato a Torino, al solito bar, le mani del cameriere quasi tremano servendo caffè e chiedendo pronostici secchi ai clienti. Il giornalaio, tifoso contro, è divertito perché sa benissimo che quell’uomo con l’aria da tapino che da una settimana a quella parte va tutti i giorni a prendere una copia di Tuttosport, il giorno dopo si presenterà solo in caso di vittoria della Juventus. Pro o contro, sembra non esserci altra scelta, l’indifferenza pare addirittura mal tollerata e il diniego verso un cenno di disinteresse male si cela dietro ad uno sguardo che sfugge.
È una giornata calda e assolata, di quel caldo torrido di cui si è autorizzati a lamentarsi a parole, mentre con la mente si sogna l’estate, le ferie, il meritato relax. Sarà che c’è chi la bella stagione la sta già assaggiando al mare o in montagna, e chi lo shopping del sabato pomeriggio l’ha anticipato al venerdì di festività, ma sembra un sabato diverso, meno caotico, almeno sino a quando sotto i portici, alla ricerca di un poco di ombra, non iniziano a passeggiare maglie bianconere. Davanti al Mc Donald’s il solito capannello di ragazzini è completamente indifferente allo sbuffare plateale di quello di ragazzine che lo accompagna. Qualche papà passeggia mano nella mano col proprio bimbo in completo juventino con tanto di bandiera e cappello. Fuori da un bar, Morettone alla mano, fanno comunella dei tifosi dagli accenti liguri e toscani, tra i tanti venuti da tutta Italia per festeggiare a casa della propria squadra del cuore.

In piazza San Carlo qualche appassionato è seduto in terra sin dalle 15.30, come se al posto di una partita di calcio si attendesse l’esibizione di un gruppo rock leggendario. Sono solo i primi, poi il traffico, clacson che suonano, la ressa e le maglie bianconere in marcia verso la piazza.
Le vie del centro lentamente si svuotano, Torino addenta una pizza sul divano, o guarda il maxi-schermo pronta alla grande sfida. Una coppia di turisti stranieri di mezza età legge un menù dalla vetrina di un ristorante. Lui pone l’attenzione sul cartello che recita “Juventus – Real Madrid h 20.45”. Lei scuote la testa e tira dritto. Un altro locale espone orgogliosamente una lavagnetta con scritto “Qui da noi si può NON guardare la partita”, un’oasi per l’altra Torino, quella che finalmente può rosicchiare ad un sabato sera un paio d’ore di tranquillità, passeggiando per la città in una silenziosa serata di fine primavera, con un gelato in mano per una volta non conquistato a spallate. Un sussulto, delle urla: ha pareggiato la Juventus. Il barista di un insolitamente deserto locale tradisce la propria tensione mentre prepara un mojito: “Se vincono, stasera ci tritano”. “Peggio se perdono”, lo corregge la collega.

L’altra Torino, quella disinteressata e/o lavoratrice sa di avere i minuti contati; nel frattempo una futura sposa sorride durante la cena per il suo addio al nubilato. Erano mesi che tentava di provare la cucina di quel ristorante e, complice la partita, le sue amiche sono riuscite a portarcela. La cena è gustosa proprio come se la aspettava, gli antipasti i primi quel gustoso secondo così delicato. Ora manca solo il caffè.
Ma qualcosa va storto: prima le urla, poi all'interno del locale si catapultano una, due, tre, decine di persone e senza neanche sapere il perché la ancora per poco nubile festeggiata si ritrova nel cortile del locale, circondata da magliette della Juve insanguinate, tra pianti e confusione generalizzata.
È successo qualcosa, ma che cosa? I feriti rinchiusi nel cortile stanno faticosamente razionalizzando ed abbandonando l’idea di essere braccati, ma sono ancora in scacco al terrore, faticano ad esprimersi. Qualcuno prima in piazza ha iniziato a urlare, a spingere, è caduto sui cocci di vetro, si è rialzato miracolosamente ed è fuggito.
Nel giro di tre minuti la piazza si svuota, lasciando in terra centinaia di scarpe, borse, zaini, telefoni ed ogni sorta di effetto personale. L’unica cosa che conta ora è salvare la propria pelle, salvaguardarla dal prossimo che sta fuggendo ovunque, ma via da lì.

Il resto è storia raccontata dalle decine di video che continuano ad accumularsi in rete, dalle testimonianze di chi c’era e di chi ha accolto i feriti nei propri locali. Non è mio compito polemizzare sulle modalità di gestione dell’evento, il perché degli incidenti è palese. Dubito del fatto che verrà individuato un fattore scatenante, un accaduto ben preciso e definito dal quale è scaturito il tutto e anzi, proprio questa difficoltà, l’impossibilità di reperire ricostruzioni univoche, dimostra l’irrilevanza oggettiva dell’eventuale episodio.
Non abbiamo dovuto neanche aspettare il fischio finale per capire che avevamo perso. Questa è una partita nella quale siamo perennemente in svantaggio, una di quelle che non si concludono con un triplice fischio che sancisce una vittoria o una sconfitta, la gloria o l’oblio. L’avversario è sottile, polveroso, tanto che l’unico modo per combatterlo nella sua terrificante imprevedibilità è fingere che non esista, almeno sino a quando non ci si schianta contro in uno di quei momenti che si attendono da mesi, da anni o da una vita, uno di quei giorni in cui ci è concessa l’evasione, una riconciliazione con noi stessi grazie ad un pizzico di frivolezza.

Quella di sabato è una presa di consapevolezza: tutti, più o meno direttamente, siamo vittime degli effetti scenografici degli attentati terroristici, anche chi si ritiene immune è costretto a fuggire per difendersi dallo sgomento che assale la folla. In questo periodo storico il panico non fa prigionieri, sottrarvisi rende colpevoli quando non addirittura bersagli vulnerabili per chi vi ha ceduto.
Eppure, possiamo dirlo: non è successo nulla di quanto molti tra i presenti in quella piazza hanno temuto che stesse accadendo, anche se quelle stesse persone non dimenticheranno facilmente la stretta del terrore nel loro stomaco, proprio come i restanti faticheranno ad accettare l’idea di aver messo in pericolo qualcosa, se non tutto, per “un niente”.
Tra pochi giorni, in occasione della festa patronale, avremo occasione di testare il nostro grado di consapevolezza alla luce di questi fatti: siamo, ognuno per la propria parte, ancora in grado di riconoscere la differenza tra un rischio e un pericolo? Chi ci governa riuscirà a fornire misure di sicurezza adeguate? Noi saremo in grado di non fare il gioco del terrorismo avvertendo un pericolo costante che grava sulle nostre spalle?
Sabato notte Torino tace o al più sussurra davanti ai portoni, si guarda negli occhi, si riflette nello specchio e si chiede come sta. Fa un’ultima telefonata, risponde al messaggio dell’amico lontano che non può capire, ma a cui deve ammettere che non sa spiegarsi cosa sia successo, forse un nulla che ha scatenato un’immagine latente in un brivido del reale.

                                                                                                              Marcoperucca

martedì 6 giugno 2017

“PIAZZA SAN CARLO, ABBIAMO AGITO COME NEL 2015”: L’ALTERNATIVA CHE NON C’È

“Il soggetto organizzatore, Turismo Torino, ha operato con le medesime modalità messe in atto nel 2015 in occasione della finale proiettata il 6 giugno”. Con queste parole, domenica, il sindaco Chiara Appendino apre la sua linea difensiva circa le responsabilità politiche e organizzative dell’evento in Piazza San Carlo.
Un paragone con la precedente amministrazione che, a nostro avviso, conferma la tendenza verso una continuità con la Giunta "Sistemica" che mai avremmo voluto sentire. Si voleva essere alternativi, migliori, diversi dal Sistema Torino, anche e soprattutto nelle politiche culturali e di grandi eventi ma ci si riduce, a frittata fatta, in compagnia di questura e prefettura, a scaricare la responsabilità su precedenti organizzazioni, su ambulanti abusivi e giovani ultras juventini a torso nudo con zainetto.

Certo, gli ambulanti che vendono vetro all'interno dell’area evento non si possono vedere e forse dovremmo cominciare a pensare che su 30.000 persone in forte stato di attivazione emozionale è quasi scontato che alcuni individui si mettessero ad urlare “bomba” al suono di una bomba carta o di una ringhiera caduta a terra. L’attesa per il triplete, l’impresa storica per cui la folla si era radunata non potevano non alimentare un clima di fibrillazione che ha reso fertile il terreno alla psicosi collettiva dell’attentato terroristico.

In tal senso troviamo squallido il tentativo di cercare un capro espiatorio tra i ragazzi nei video pubblicati, alla ricerca di movenze o atteggiamenti parziali e decontestualizzati che potessero giustificare uno stato di colpevolezza del singolo che avrebbe automaticamente assolto i corpi politico-istituzionali e la collettività da qualsiasi responsabilità, dolo e dovere di riflessione sui tempi che cambiamo.

Non vogliamo fare qui una disamina sulla qualità del piano di sicurezza approntato per l’evento in Piazza San Carlo di sabato scorso, né tanto meno se sia stato conforme alle nuove disposizioni in materia di sicurezza proposte da Franco Gabrielli: i social pullulano di esperti laureati a Palazzo Nuovo in “Sistemistica di sicurezza & management della folla”, potete chiedere a loro.

Presumiamo che anche una finale di Champions League (o Coppa dei Campioni come l’ha romanticamente definita l’ex Sindaco in Sala Rossa) giocata ricalcando perfettamente i dettami della suddetta circolare sarebbe successa la medesima cosa.
Perché purtroppo la verità è agghiacciante nella sua semplicità: Il fantasma del terrorismo è entrato nella coscienza collettiva a tal punto da divenire “reale”, concreto, “vero” nei suoi effetti in un contesto caotico come quello di sabato scorso (ed è per questo che ogni paragone con gli eventi del 2015 è oltremodo fuoriluogo).
Un fantasma invisibile ma reale con cui occorrerà fare i conti, perché anni di sovraesposizione mediatica al tema ci hanno fatto diventare ultra-sensibili e pronti a scattare come una molla alla prima scintilla.

Ci tocca dare ragione, per una volta, al nostro padre putativo Piero Fassino che ricorda agli Amministratori a cinque stelle di quanto eventi del genere vadano valutati caso per caso.
Auspichiamo che il refrain utilizzato a mò di scusa “abbiamo fatto come facevano gli altri” non si senta più, perché l’alternativa era Chiara (ricorre oggi il primo compleanno dal primo turno di elezioni comunali 2016), ma le politiche sembrano poco alternative alle precedenti (ed anzi talvolta si rivendica la continuità).  Le stesse dichiarazioni di ieri pomeriggio relative alle strette in materia di sicurezza ci paiono volgere verso una direzione errata.
La rinuncia da parte della Sindaca alla delega alla sicurezza che si prospetta in queste ore potrebbe essere una buona soluzione per andare oltre quella concentrazione di potere nel Gabinetto del Sindaco che noi per primi denunciammo già dieci mesi fa.
Non ci fa però rimanere tranquilli che sia destinata nelle mani dell’Assessore allo sport Roberto Finardi (quello della difesa alla X MAS per intenderci), perché non è con la repressione ed il controllo che si liberano le menti dalla paura degli attentati.
Giusto per aggiungerci una visione sistemica che non può mai mancare alle nostre riflessioni, sarebbe interessante e fecondo che anche Questore e Prefetto, insieme al Comando dei Vigili Urbani, vengano affiancati alla Sindaca sul banco degli imputati dato che, aldilà delle ordinanze non emanate, le regole per il rispetto di alcune questioni di piazza esistono da sempre.
Resta il fatto, forse troppo sottovalutato, che la piazza stessa ha in parte compromesso la propria sicurezza: se i rifiuti non fossero stati buttati per terra ma nei cassonetti della spazzatura, se le birre non fossero state comprate dagli abusivi ma nei normali esercizi commerciali (magari chiedendo la plastica in luogo del vetro sostituendosi come singolo cittadino al ruolo dell’ Amministrazione che avrebbe dovuto emanare quella famigerata ordinanza sul vetro) i danni alle persone sarebbero stati molto minori.

Sembra scontato, ma non lo è: inseriamo tra gli imputati della vicenda un “senso civico all’italiana”che ha contribuito alla "tempesta perfetta" di piazza S.Carlo, che auspichiamo potrà ospitare ancora grandi eventi di piazza e non venga tolta alla cittadinanza per via di una serata organizzata male.

mercoledì 24 maggio 2017

MIGRANTI ED EX-MOI: IL COMUNE SI MUOVE, IN BUONA COMPAGNIA…DI SAN PAOLO

Cominciano a vedersi dei segnali sul fronte delle palazzine di Via Giordano Bruno “di proprietà del Fondo Immobiliare Città di Torino gestito da PRELIOS SGR S.p.A”, come tiene a sottolineare il comunicato di Compagnia di San Paolo diramato ieri per annunciare l’audizione del (suo) Project Manager Antonio Maspoli alla conferenza Capigruppo in Comune.
"La situazione, come previsto, è complessa- commenta Antonio Maspoli-  soprattutto perché ci siamo trovati di fronte alla totale assenza di un censimento della popolazione che occupa i locali. Per questo è stato necessario iniziare con una mappatura volontaria degli occupanti, circa 120 per ora, che sarà approfondita da un censimento effettivo. La mappatura consente già di iniziare un percorso di formazione lavorativa e linguistica (la maggior parte degli occupanti non parla italiano), e sono stati individuati alcune linee di inserimento, grazie alla disponibilità e la collaborazione da parte di alcune aziende produttive di altre Regioni".
Questo è quel che ci è dato sapere dal comunicato stampa della maggioranza consiliare pentastellata, che mette in luce come sia la Compagnia di San Paolo (do you remember “il Sistema Torino da abbattere!”?) a tirare le fila e “sedersi a capo-tavola” come dichiarato dalla consigliera di minoranza Eleonora Artesio in una intervista ai nostri microfoni un mese fa.
Da quanto emerge invece dal comunicato congiunto Città di Torino – Regione Piemonte – Compagnia di San Paolo – Diocesi di Torino (da leggere tutto d’un fiato) il Protocollo d’Intesa tra le parti prevede come obiettivo “l’emergenza abitativa e lavorativa degli abitanti delle PALAZZINE OCCUPATE PER CONSENTIRNE LA GRADUALE RESTITUZIONE e verificarne i possibili utilizzi a fini della RIQUALIFICAZIONE URBANA E SOCIALE, procedendo alla definizione di percorsi condivisi” (il maiuscolo non è un errore di battitura, ma un sottolineare che probabilmente PRELIOS SGR S.p.A ha nuovamente bisogno dei suoi immobili per specul…ehm ehm….riqualificare la zona).
Lo strumento sarà quello della progettazione condivisa, con il coinvolgimento degli abitanti (ma non delle Circoscrizioni stando a quanto dichiarano i rappresentanti territoriali PD); la prima fase del progetto sarà “conoscitiva degli abitanti delle palazzine occupate”, con una susseguente “ricollocazione abitativa e di interventi di inclusione lavorativa e sociale e valutazione dei profili individuali”.

Continueremo a tenere d’occhio la situazione con la speranza e la fiducia nel fatto che, aldilà degli attori sistemici presenti al Tavolo, questo processo sarà indirizzato verso “il bene dei migranti”, qualsiasi cosa questo possa significare e di qualsiasi contenuto ognuno di noi lo voglia riempire.
(di seguito il comunicato stampa "iniziativa MOI 23 maggio" http://www.compagniadisanpaolo.it/ita/News/Iniziativa-MOI-migrazione-opportunita-e-inclusione)



martedì 16 maggio 2017

UN ASSESSORE UN SACCO GENTRY: TURISMO E CEMENTO A 5 STELLE

Gentrifying Turin

Vi ricordate il nostro commento sulla pagina Facebook pubblicato nel marzo scorso intitolato “NO TAXATION WITH GENTRIFICATION”? Davvero, non ve lo ricordate? Vabbè, vi perdoniamo e ve lo riassumiamo: si commentava la delibera firmata dall’ Assessore Sacco (ed esaltata da La Stampa) relativa al regolamento comunale n. 329 per l’esercizio dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande notando due particolari interessanti (se volete leggerlo per intero e non usate Facebook ve ne riportiamo il testo più sotto)

Il primo è il crescente potere “urbanistico-commerciale” dell’Assessore Alberto Sacco, il secondo è la totale continuità d’azione in questo ambito, specie quando la direzione della Giunta viene indicata dal membro in questione.
Le modifiche apportate riguardano agevolazioni fiscali per chi deciderà di aprire nuove attività con una attenzione particolare, quasi spasmodica, ai turisti: wi-fi, aperture estive e diffusione delle iniziative della Città. Lunedì pomeriggio la maggioranza pentastellata ha approvato la delibera in Consiglio Comunale, dando il via libera al proliferare di nuovi e scintillanti locali che offriranno birra artigianale, wi-fi gratuito e arredamento hipster sempre aperti, anche a Ferragosto (come affermato chiaramente in Aula), per favorire l’afflusso turistico (con buona pace di camerieri e bartender già precari di per sé).

Una “no tax area” che vale formalmente per tutta la città, ma che siamo certi verrà sfruttata al 98% nelle zone di Torino dove l’ultima cosa di cui si sente la mancanza è di altri “distributori di alcolici” ricolmi di flyers sui grandi e piccoli eventi culturali cittadini. Se avete ancora qualche dubbio a riguardo, vi aggiungiamo l’interessante dato che il Gruppo Consiliare PD ha votato compatto a favore della delibera*: sarà una lotta all’ultimo sangue nella conquista dei voti di centro, Crocetta, Sansa e Vanchiglia!

Davvero se ne sentiva un così forte bisogno (le NO TAX AREA spaccano nel modello di città grillino, vedi Open For Business) da annunciare urbi et orbi la realizzazione di “uno dei punti del nostro programma elettorale” (saremmo curiosi di capire quale in particolare)?


Cementifying Turin
In attesa dell’approvazione consiliare della “delibera hipster”, nel mese di aprile la Giunta ha approvato una delibera a firma Appendino, Montanari, Sacco, Rolando e Giannuzzi in cui si elencano gli interventi urbanistici da avviare entro l'anno, come procedimento amministrativo da portare in Consiglio per l’approvazione necessaria a mantenere gli equilibri di bilancio (cioè gli oneri di urbanizzazione da incassare in parte corrente, che tanta giusta polemica hanno generato in fase di approvazione del bilancio previsionale). La lista è impressionante, contiene interventi già finiti sotto le luci della ribalta, ma ci piace ribadirli tutti insieme tanto per darvi una idea del “consumo territorio zero”.

Fate un ampio respiro e provate a leggerli tutti d’un fiato: modifica Convenzione Officine Grandi Riparazioni (O.G.R.); Ex Arcate MOI; Città della Salute; P.E.C. Westinghouse; P.E.C. Romania; Lingotto GL/GWM; Lingotto Green Pea; Porta Susa Mezzanino; Modifica P.E.C. Cascinotto RSA; Modifica PR.IN Botticelli; P.E.C. Bertolla; Variante via Botero; Variante R.I.R.; Variante n. 280 Saima Sud; Variante Jolly Sport, via Nizza; Variante Sesia/Fucine, via Basse di Stura; Variante n. 283 Quartiere Dora; Variante via Pianezza; Accordo di Programma Santa Croce.

Il particolare ancora più interessante del documento arriva però a pagina 3: "considerata la valenza strategica di taluni degli interventi sopra elencati, i relativi provvedimenti di approvazione dovranno essere altresì coordinati con l’attività del neo-costituendo Servizio Sviluppo Economico-Progetti Speciali. "

Esattamente con la stessa tecnica burocratico-amministrativa utilizzata per la creazione dell’ufficio di Gabinetto di Paolo Giordana “riempito” di funzioni responsabilità e poteri con Open for Business, è stato creato un nuovo Servizio cui hanno affidato la direzione di corposi e importanti progetti cittadini, in seguito attribuito con una “semplice” riorganizzazione nel nuovo organigramma dell'Ente (derivante dalla nomina dei nuovi Direttori centrali) a nuovi referenti, politici e di potere. Provate a indovinare a chi? Beh, essendo questioni urbanistiche si tratterà di Montanari no? Nein. Quello vuole la decrescita, meglio non rischiare: l’Assessorato di riferimento è quello di Sacco (possiamo dire che vi avevamo messo in guardia già qualche mese fa?), il Direttore del Servizio Sviluppo Economico-Progetti Speciali sarà Paola Virano, ex Direttore dell'Urbanistica e dei Lavori Pubblici.

Il neo-costituendo settore citato nella delibera è riportato nell'organigramma all'interno della Direzione Commercio, Lavoro, Turismo, Attività Produttive e Sviluppo Economico, che non è alla dipendenza di Montanari come assessore ma di Sacco. E il relativo direttore, che dirige ad interim anche il settore medesimo, è la Virano, ex Direttore dell'Urbanistica e dei Lavori Pubblici, oltre che Direttrice dello Urban Center nell’Epoca Fassino, defenestrata dalla nuova Giunta con le recenti nuove nomine di poche settimane orsono (Lo Spiffero rumoreggiava a proposito del fatto che tra Virano e Montanari non scorresse buon sangue, e i fatti sembrano dar ragione anche alla redazione web che guarda dallo spioncino delle porte comunali).

Va bene, troppo burocratese, ve lo riassumiamo secondo il nostro punto di vista sulla vicenda: per la gestione amministrativa ed economica di tutti i progetti urbanistici compresi nell’interminabile elenco di cui sopra, l’Assessore all’ Urbanistica Guido Montanari dovrà in qualche modo dipendere dalle decisioni e valutazioni della Direttrice Paola Virano, a sua volta in qualche modo sottoposta al suo Assessore al Commercio di riferimento Alberto Sacco.
Un colpaccio niente male per un Assessore partito in sordina dieci mesi fa, e ora garante massimo della continuità con la precedente amministrazione PD.



(dalla pagina Facebook di Sistema Torino, 16 marzo 2017)
NO TAXATION WITH GENTRIFICATION!
Vuoi aprire un nuovo locale trendy con il wi-fi?
Vuoi essere baby-friendly ed essere "il biglietto da visita della città" per i turisti, come recitava un post del M5S Torino di ieri in relazione a Borgo Aurora?
Bene, la delibera dell' Assessore Sacco fa proprio per te!

Arrivano gli incentivi fiscali per chi vuole aprire una nuova attività commerciale in qualsiasi zona di Torino, con criteri che, ca va sans dire, privilegiano chi lavorerà per i turisti.
Beh niente di nuovo, oseremmo dire: e neanche nulla di disdicevole nel praticare questo tipo di agevolazioni, anzi.

Ci chiediamo solo se qualcuno della Giunta abbia mai letto Gentrification. Tutte le città come Disneyland? dell'amico e Professore Giovanni Semi: si potrebbe così intuire quale sarà la direzione che prenderà questa delibera, ovvero il proliferare di sempre nuovi scintillanti locali che offriranno birra artigianale, wi-fi gratuito e arredamento hipster, sempre aperti anche a Natale per favorire il turismo (con buona pace di camerieri e bartender già precari di per sè).
Fa un po' specie che un movimento sempre pronto a contestare la "liberalizzazione Bersani" sui locali, i dehors (altro scandalo pronto a scoppiare a breve), le zone della movida pro-PD, ora non si accorga che "le due città" esistono ancora e, forse, un provvedimento del genere non farà che aumentare lo iato tra zone gentry e periferie (NESSUNO PENSA ALLE POVERE PERIFERIEEEE!!).
Una proposta interessante sarebbe potuta essere quella di creare zone "no tax area", andare alla ricerca di quartieri potenzialmente necessitanti l'apertura di nuove attività commerciali, piuttosto che "fingere" un provvedimento per tutti che si concentrerà invece nei soliti due-tre quartieri.

Viene da fare la battuta troppo facile che per le periferie continueranno a esserci i centri commerciali, nonostante i tentativi di opporvisi da parte dell' Assessore Guido Montanari.
Per ora è l'attivismo dell' Assessore Sacco a prevalere (ci fu una percepita frizione in relazione al mercato di San Salvario un paio di settimane fa), sempre pronto a favorire la continuità con le scelte dell' Amministrazione precedente.
Chissà, magari un giorno scopriremo che le due città esistono ma non sono da ricercare nella distinzione centro-periferie, bensì tra quella aperta a qualsiasi iniziativa privata e commerciale da legare al turismo promossa dall' Assessore Sacco, e quella che tenta (per ora con scarsi risultati) di fermare la cementificazione della città.

mercoledì 3 maggio 2017

LEZIONI DI DEMOCRAZIA DAL PD: L'APPLICAZIONE DEL DECRETO MINNITI-ORLANDO A MILANO

Sono giorni politicamente turbolenti: le primarie del Partito Democratico, una lezione di democrazia con un calo in milioni di partecipanti, hanno dato il via a una tre giorni certamente interessante (e preoccupante).

Il 30 aprile, giorno delle primarie, la festa della democrazia, o almeno così vorrebbero farci credere i cari amici del PD, a fronte di svariate segnalazioni di irregolarità, tra voti di scambio più o meno palesi, possibilità di votare più volte e indeterminatezza dei risultati (la contestazione delle "cifre ufficiali" da parte di Orlando ci pare una grande prova di carattere) assistiamo alla felicità (quasi psicotica oseremmo dire) di vincitori e vinti, una sorta di training autogeno per sentirsi a posto con la propria coscienza, un sentimento molto importante per poter mandare giù i bocconi amari che arriveranno nei giorni successivi:

Il Primo Maggio a Torino il Questore ha dimostrato a tutti quanti che comanda lui: lo spezzone sociale non può entrare in Piazza San Carlo, nè prima nè ora nè mai. Poco conta quel che dice Sindaco, Sindaca o Sindachesssa che sia a quanto pare: ma su questo attendiamo che Appendino riferisca in Sala Rossa nel pomeriggio, sperando che non contraddica le dichiarazioni coraggiose di alcuni suoi Consiglieri, censurando la boutade di Daniela Albano​ sulla piazza concessa ai Sindacati (mentre il PD si è aprioristicamente schierato con le forze dell'ordine sulla base dei video visti sulle home page dei quotidiani nazionali).

Se a questo siamo tristemente abituati, ricorda epoche ancora più buie quanto successo alla Stazione di Milano ieri pomeriggio: il Decreto Minniti-Orlando (sì, lo stesso Orlando che secondo molti rappresenta LA SINISTRA del Partito della Nazione) è stato applicato con tutti i suoi crismi, con una perentorietà tale da mandare in brodo di giuggiole il fascio-leghista Matteo Salvini, pronto a scendere in strada con tanto di selfie e dirette Facebook.
Tutti portati in Questura, tra il giubilo dei leghisti e le dichiarazioni soddisfatte degli Assessori del Partito Democratico di Milano.
Protestano con un sit-in le associazioni di tutela degli immigrati, ma oggi interessano poco (l'azione è stata promossa dai "buoni") e non riescono a smuovere nessun Saviano di turno a loro difesa.
A metà pomeriggio forze del'ordine con camionette, a cavallo, in elicottero,a piedi (sembra che qualcuno sia arrivato col trasponditore del continuum direttamente dal 1938) hanno chiuso tutte le uscite della stazione, iniziato il rastrellamento e raccolto tutto quel che hanno trovato: negri, barboni, gialli, senza tetto, profughi, alcuni probabili spacciatori e tutto quel che si poteva tirare su.

lunedì 1 maggio 2017

PRIMO MAGGIO, SANTO LAVORO MARTIRE

Questo è un paese dove se provi ad alzare la testa per cambiare le cose vieni represso, è un paese dove la creatività, l'attivismo e l'intraprendenza vengono contrastati, è un paese dove, a quanto pare, la polizia ti osserva e quando vede che sei un individuo "politicamente pericoloso" ti segue e aspetta, aspetta il momento buono per fartela pagare, la tua libertà, la tua onestà intellettuale. Accade in molti ambiti del nostro vivere, ma in particolare succede a chi si mette in gioco dal punto di vista politico e si oppone ad un modello economico, sociale e culturale in questo momento dominante, ad un modello sociale che vede nel lavoro un momento di sfruttamento e non di realizzazione delle persone, ad esempio; lo abbiamo già visto succedere a tanti amici e conoscenti, attivisti per la lotta no tav, o in altre battaglie politiche , chi si espone viene preso di mira, in un modo o nell'altro, non tutti certamente, ma succede spesso. Per questo oggi hanno arrestato la nostra Roberta, al corteo del primo maggio, possiamo dirci quello che vogliamo, ma se la sono andata a prendere sotto i portici, in via roma, non in mezzo agli scontri. Non l'hanno arrestata per atti violenti o in mezzo alla confusione di una carica.... se la sono andata a prendere perchè è una donna libera, che non ha intenzione di stare a guardare la deriva politica italiana, e questo non è accettabile a quanto pare.
qui il video del momento del fermo.... https://www.facebook.com/csoaskatasuna/videos/1412294792165184/
giudicate voi.
roberta libera