venerdì 5 gennaio 2018

AURORA, SGOMBERO DELL’ ASILO OCCUPATO, POLITICHE ANTI-DEGRADO E DINTORNI

Sarebbe ipocrita da parte nostra dire che condividiamo completamente ideologia, metodi e strategie coi ragazzi dell’ Asilo occupato, ma è altrettanto certo che ci ritroviamo completamente nella loro analisi delle trasformazioni cittadine di questi ultimi anni (un nostro sistemista nello spettacolo "Foodification: come il cibo si è mangiato la città" ha sottoposto alla stessa analisi critica dell’articolo il concetto di “RIQUALIFICAZIONE!” nei nostri quartieri).
Pleonastico aggiungere che Sistema Torino si oppone a qualsiasi idea di sgombero di spazi occupati, concetto che invece unisce a quanto pare l’ attuale Giunta a 5 Stelle e un PD che da un lato prova a soffiare sul fuoco dell’ opposizione a Chiara Appendino (vedi articolo di Nuovasocietà presente in un link) ma dall’altro non può che accodarsi nelle politiche securitarie e anti-degrado, insieme alle altre destre della città.
La gentrification galoppante in Aurora grazie a Scuola Holden, IAAD (che forse ambisce agli spazi dell’ Asilo Occupato?) e Nuvola Lavazza che generano profitto privato dai loro investimenti mentre il Potere Pubblico investe in Caccia alle streghe (vedi sfrattati e cittadini in disagio economico e sociale), viene sapientemente e perfettamente descritta dall’ analisi di Macerie, che condividiamo da tutti i punti di vista.


Buona lettura.

https://www.autistici.org/macerie/?p=32873

venerdì 22 dicembre 2017

L’INCHIESTA POSSIBILE: NUOVI GUAI PER MICHELE CURTO E IL RAS GIORGIO MOLINO?

Esiste ancora qualche torinese che non abbia letto “I Buoni” di Luca Rastello, Maestro per chiunque voglia fare inchiesta sociale e politica nella nostra città?
Beh, se siete tra quei pochi correte in qualche libreria indipendente ad acquistarlo e poi aprite le cronache locali di oggi: anzi, andate a ritroso sul nostro blog alla ricerca di quanto scrivemmo un paio di anni fa in relazione alla “occupazione occupata” di Via Asti, dove la coalizione sociale-politica sindacale che occupò la caserma si ritrovò a sua volta occupata dalle “famiglie di Lungo Stura Lazio”, sgomberate dal campo rom e rimaste senza dimora. Fu quello il primo segno tangibile del fatto che qualcosa nel progetto “La Città Possibile” (5 milioni di euro di fondi pubblici, ottimamente indagati da questa inchiesta degli amici di Wots) stava andando storto, mentre era già di dominio pubblico il fatto che tra le case “proposte” alle famiglie vi erano numerose proprietà del ras delle soffitte Giorgio Molino.

Nel frattempo di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, Via Asti (l’unica occupazione con vigilanza REAR nella storia torinese) non è più sotto occupazione se non per un breve periodo da parte degli “artisti” di Paratissima e i suoi animatori svolgono altre funzioni sociali. Chi fece emergere tali criticità fu accusato di intelligenza col nemico fascista, mentre la procura proseguiva il suo lavoro di indagine, che oggi chiude la sua prima importante tappa.


La procura di Torino avrebbe inviato l’avviso di conclusione a dieci persone secondo l'articolo de Lo Spiffero, con l’accusa (pesante) di truffa aggravata e frode in pubbliche forniture, con molti “nomi eccellenti” del mondo sociale e politico sabaudo: l’ex capogruppo di SEL Michele Curto (ora impegnato in progetti in quel di Cuba), il ras delle soffitte Giorgio Molino, il presidente e rappresentante legale della Cooperativa Valdocco Paolo Petrucci e il direttore responsabile del progetto Massimiliano Ferrua, il tesoriere di “Terra del Fuoco” Matteo Saccani e il consigliere della stessa cooperativa Roberto Forte.

Ribadiamo spesso e volentieri un concetto che vale sempre: non ci interessa il giustizialismo, né che la magistratura sostituisca la politica e il giornalismo nel far emergere le criticità di determinati progetti. Quel che ci preme è, semplicemente, informare i sistemisti su quel che avviene in città e far emergere (ed esplodere) le criticità di alcune situazioni del recente passato cittadino.


venerdì 15 dicembre 2017

CINQUE STELLE E LE GRANDI OPERE: UFFICIALE IL VIA AL PARCO DELLA SALUTE!

Chiara Appendino , giugno 2016, domanda diretta sul Parco della Salute: “La Città della Salute è certamente importante. Noi crediamo però che debba essere fatto con risorse pubbliche, non ci piace l’idea dell’intervento privato. Vediamo in maniera positiva il progetto iniziale, il Masterplan del 2011, che va a riqualificare una area già esistente e dà una risposta più nell’immediato e vede solo il finanziamento pubblico.”
Dicembre 2017: il Consiglio Comunale ratifica le modifiche al piano regolatore per consentire la costruzione del polo ospedaliero, elogiando come “una operazione di grande portata” secondo dichiarazione di Guido Montanari riportata dal Corriere. Una opera che vedrà 305 milioni su 570 totali arrivare dal partenariato pubblico-privato.
Che cosa è successo in questi 18 mesi? Che cosa ne è stato dell’opposizione al profitto delle multinazionali farmaceutiche? Che fine ha fatto il recupero del Masterplan precedente?
Degna di nota (e forse prima assoluta per un pentastellato) l “uscita di scena” al momento del voto della Consigliera di maggioranza, nonché Presidente della Commissione Sanità, Deborah Montalbano , che ha preferito non assistere al triste spettacolo del voto congiunto tra “l’alternativa a 5 Stelle” e l’opposizione ex maggioranza del PD. 
Effettivamente, riguardando la trasmissione di Sky, si vede come la Sindaca Chiara Appendino sia perfettamente coerente con quanto dichiarato nel video……dall’ex Sindaco Piero Fassino.
Si configura quindi un nuovo caso di discrepanza tra quanto proposto in campagna elettorale e quanto poi promosso in sede di governo cittadino, un vero peccato, per "i nostri dipendenti... 

lunedì 27 novembre 2017

INTERVISTA CHIARA APPENDINO: LA NOIA REGNA SOVRANA AL GRATTACIELO

Esiste una plastica rappresentazione dell'attuale Amministrazione migliore di Chiara Appendino intervistata dal Direttore de La Stampa al grattacielo Intesa San Paolo? Questa la domanda che alcuni di noi si sono posti ieri mattina, e la visione integrale del confronto tra Sindaca e giornalista non fa che confermare questa sensazione: risposte scontate a domande scontate, con pochi guizzi e fair play, forse eccessivo, da parte di Molinari. Una ulteriore conferma di quanto Chiara si sia perfettamente integrata al “Sistema” e quanto si muova a suo completo agio al suo interno (“Saluto il Prefetto qua in prima fila” alternato a “ringrazio Diocesi, Compagnia San Paolo eccetera” tanto doverose quanto pleonastiche).

Si inizia parlando del bando per le periferie (i famosi 40 milioni dal Governo che l’ex Sindaco Fassino rivendicava come frutto della sua azione) e dell “agopuntura urbana” di cui la Sindaca si vanta apertamente, ovvero dei piccoli e puntuali interventi nei quartieri più degradati. Parola d’ordine del tema? RIQUALIFICAZIONE!
TO-Expo, grazie al Politecnico, in zona Valentino e EDIT-INCET a Torino Nord, che rilanceranno la vita del quartiere: la perfetta continuità ideologica e pratica con la precedente Amministrazione, un appiattimento, anche culturale, sulle parole d’ordine imperanti ovunque. Qual è l’alternativa? Sinceramente non avevamo capito che per “attenzione alle periferie” intendesse portare avanti progetti della Giunta Fassino fortemente criticati, e un modello di città che considera “servizi per gli abitanti di Barriera” il nuovo centro enogastronomico con birre artigianali e chef veg Leemann (forse il suo obiettivo recondito era promuovere la serata “Foodification: come il cibo si è mangiato la città” di giovedì 30 novembre con il nostro sistemista Paolo Tex e il Wuming Wolf Bukowski). In seguito si parla anche di Città della Salute e Palazzo del Lavoro come progetti da iniziare assolutamente nel 2018, trascurando completamente il dibattito passato, e l’opposizione interna, sulla opportunità di questo genere di investimenti. Stesso tipo di attenzione per le OGR, “simbolo del futuro grazie agli investimenti della Fondazione CRT”.

Molto interessante notare come le vocazioni della città siano diventate due: “Industria 4.0”, con automotive, spazio, biomedicale come punti di forza, è un tema centrale dell’intervista, forse anche più di “turismo e cultura”. Non stupisce però tutto questo, dato che già alla Presentazione del Rapporto Rota 2017 a settembre si notò questo cambio di passo da parte dell’establishment economico culturale e politico.

Certo, non manca l’incenso per la Torino turistica eh: più 3,5% di visitatori, senza contare il boom di Airbnb che non è rilevabile. Come questo ricada sulla città (e come, e se, l’App dei viaggiatori influenzi il costo degli affitti) non viene trattato, mentre si afferma perentoriamente che non verranno toccati i fondi alla cultura dato che le Fondazioni relative si stavano già lamentando.
“Io non firmerei mai un DASPO urbano per allontanare un homeless”: degna di nota questa affermazione da parte di Appendino quando le viene posta la domanda relativa alla questione povertà. Uno dei pochi tratti distintivi verso altre Amministrazioni urbane che non hanno disdegnato l’utilizzo di questo strumento “a tutela del decoro” (sigh!).

Si discute ovviamente della questione Piazza San Carlo, sebbene lo si faccia rimanendo molto sul generale e sulle sensazioni provate quella sera, ma questo è inevitabile, e forse anche condivisibile, data l’inchiesta in corso da parte della magistratura.

I “Torino sostenibili” saranno ben felici della domanda relativa allo smog: Chiara premette che una Amministrazione cittadina non ha tutte le leve possibili a disposizione per contrastarlo, ma rivendica tanto i blocchi del traffico quanto le azioni di mobilità sostenibile (ciclabili, bus non inquinanti, e soprattutto l’ utilizzo dell’ ISEE sulle strisce blu “per difendere le fasce deboli della popolazione”) che stanno cercando di intraprendere. Il tema, secondo la Sindaca, deve diventare nazionale: basterà questa come risposta a chi lotta quotidianamente per una città pulita?
Passando al tema ex MOI e campi rom, Appendino è bravissima a rimanere in equilibrio sul crinale citando le soluzioni istituzionali concertate con i corpi intermedi, tra cui Compagnia San Paolo (il cui project manager Maspoli viene pubblicamente elogiato), per arrivare allo sgombero definitivo delle palazzine olimpiche. Stessa logica di fondo quando prospetta “lo smantellamento e il superamento dei campi autorizzati”, accompagnati dai presidi di Polizia municipale e forze dell’ordine: siamo curiosi di vedere quel che succederà, sperando che si continui a non cedere ad approcci securitari.
La parte finale dell’intervista viene “alleggerita” da parole dolci sulla famiglia della Sindaca, risposte da “manuale del buon politico” sulle prossime elezioni politiche e rapporti con il Governo, e un po’ di retorica sull’ attenzione della Città ai giovani.

Tutto bene quel che finisce bene, grazie al certosino impegno da parte di entrambi a non sfiorare neanche lontanamente i temi che sarebbero potuti essere più scottanti: non è stato trattato il tema-Giordana, dimessosi un mese fa dal ruolo di Capo del Gabinetto ma non da quello di principale consigliere della Sindaca secondo alcuni insiders, così come la questione centro-periferia non è stata sviscerata come ci si aspettava, visto che lo stesso quotidiano sabaudo ha dedicato in questo periodo molta attenzione alla disaffezione del quartiere-simbolo Vallette verso la sua (ex) paladina.
Insomma, una delle poche occasioni di confronto pubblico della Sindaca Appendino con i mass media, molto più propensa a comunicare con i cittadini tramite la sua pagina personale Facebook e in generale disintermediando attraverso i social, è vanificata dalla volontà di rassicurazioni reciproche tra i due attori cittadini. E’ un peccato, perché un confronto più aperto e senza esclusione di colpi
tra rappresentante dell’ Amministrazione politica e giornalismo avrebbe fatto bene alla Città, e forse anche ai sostenitori stessi della Sindaca: ma forse non era questo l’obiettivo della passerella al grattacielo.

martedì 31 ottobre 2017

IL CASO GIORDANA: QUANDO ECCESSO DI POTERE FA RIMA CON ABUSO DI POTERE

INTRO: LA CITTÀ SOLIDALE

“La città solidale, per una comunità urbana” è il pamphlet con cui nella primavera del 2015 Chiara Appendino e Paolo Giordana si sono presentati al pubblico come ticket politico in grado di conquistare il potere della città: un libercolo di 80 pagine in cui si passa da Olivetti al solidarismo cristiano, affermando pomposamente che “non si ha infatti un vero cambiamento mutando solamente la persona che ricopre una carica istituzionale, ma modificando la struttura stessa del potere e il ruolo attivo e partecipativo dei cittadini”.
Fa sorridere eh rileggerlo oggi dopo la telefonata che si può riassumere con un “Oh, ci stà sto amigo mio che ha preso ‘na multa, che me la togli tu che sei er capo de GTT e famo risparmià 90 euro a chi ha la fortuna di conoscere er capo der Gabinetto de Torino?” (non so perché ma il romanesco rende di più l’idea del sotterfugio di potere, sarà qualunquismo anti-Kastah anche questo forse).
Aldilà dell’uso strumentale che possiamo fare delle pagine di questo libro rispetto all’intercettazione pubblicata da Repubblica sabato scorso, esso risulta con la razionalità del senno del poi la pietra fondante della diarchia costruita in due anni e rovinosamente caduta in cinque minuti con un inciampo farsesco da Prima Repubblica.
Se volessimo fare un film sulla costruzione del potere di Paolo Giordana, è da qui che dovremmo partire: signori miei, questo libro è la “base ideologica” del Movimento 5 Stelle torinese, lei è la punta di diamante della squadra di Giunta futura (sebbene a quel tempo pochi avrebbero potuto prevedere una vittoria pentastellata), io sono colui che costruirà il suo successo.

IL SUCCESSO DI GIORDANA: LA COSTRUZIONE DELLA CAMPAGNA ELETTORALE

E così è andata: chi ha seguito da vicino la campagna elettorale conosce benissimo il ruolo del funzionario comunale con il dente avvelenato verso il precedente blocco di potere. Quanti giornalisti (intendiamo quelli veri eh, non i blogger improvvisati come noi) potrebbero testimoniarci come il Nostro facesse il bello e il cattivo tempo con interviste concesse spostate non concesse e poi chissà, o di presenze assicurate o forse no a determinati eventi cittadini per non sbilanciarsi salvo poi lasciare la sedia vuota e rimanere “in medio virtus”? Una alternanza di presenze ed assenze costruita con il pendolino, con una accuratezza tanto certosina quanto irrispettosa nei confronti dei corpi intermedi.
Perché diciamo questo? Perché se ci troviamo in questi giorni a commentare un evidente e ammesso abuso di potere, bisogna partire da chi quello stesso potere gliel’ha affidato, in maniera così abnorme da quasi concederne l’utilizzo totale e spropositato.
La strategia comunque funzionò, e l’esito del ballottaggio premiò ampiamente Chiara Appendino e il suo principale stratega: il lavoro paga e si paga, per cui la costruzione del castello di Paolo Giordana comincia neanche un mese dopo la sbornia elettorale. La delibera di Giunta del 19 luglio 2016 gli assegna il ruolo di “Capo di Gabinetto – Portavoce dell’ufficio di Staff” della Sindaca,  cui segue poi una seconda delibera, di settembre, che “amplifica” il suo potere. La novità settembrina è l’istituzione  (senza previa consultazione di personale coinvolto e sindacati) di un nuovo servizio comunale che assomma alle competenze dell'omonimo ufficio già esistente nelle precedenti amministrazioni, quelle relative a tutta la comunicazione del Comune e a manifestazioni ed eventi culturali organizzati sia da Comune che da privati, competenze e personale sottratti ad altri servizi e assessorati dell'Ente.
Il risultato di questo disposto di delibere risulta, aldilà della posizione di ognuno rispetto alla nuova Amministrazione, comunque anomalo, non essendo prassi fare coordinare indirettamente dirigenti comunali da una figura interna all'ente promossa al massimo livello attraverso l’assegnazione di un incarico di fiducia di una amministrazione previsto solitamente per gli esterni. Vero che il ruolo non è sovraordinato gerarchicamente ai dirigenti comunali stessi, ma in qualità di Portavoce della Sindaca e capo di Gabinetto ha de facto più potere di “moral suasion”, se così lo vogliamo definire. Giusto per fare un po’ di storia breve, fino a Chiamparino il Capo Gabinetto era un direttore comunale, mentre Fassino preferì affidare il ruolo a un esterno (in qualità di dirigente), probabilmente per evitare polemiche simili a quelle odierne (e comunque con competenze molto più limitate rispetto alle attuali). (e qua facciamo il primo caso al mondo di auto-cit. dal nostro articolo su Open For Business).

Ci tocca fare gli Scanzi torinesi e dirci che avevamo ragione e avevamo visto lungo (non era così difficile eh): in questo anno e poco più si sono susseguite numerose vicende che hanno palesato il potere mastodontico nelle mani di Paolo Giordana, dall’ apicale accusa di essere l’ Assessore-ombra alla Cultura alla sua sigla sulle principali decisioni relative alla redazione del Bilancio comunale.

DA WESTINGHOUSE A PIAZZA SAN CARLO: IL CASTELLO MOSTRA LE CREPE

Purtroppo per la città, a immensi poteri non corrispondono immense capacità di gestione degli stessi. Oltre alla questione-GTT che ha generato l’intercettazione che galeotta fu per l’ex Portavoce, vi sono il caso Ream-Westinghouse sull’ anticipo messo/non messo a bilancio e la tragedia di Piazza San Carlo sui tavoli della Procura torinese, dalla quale aspettiamo lumi sulle eventuale responsabilità dei governanti torinesi. Sono eventi pesanti, che offuscano il brilling che Giordana aveva nelle mani e cominciano a incrinare la mole di potere ed influenza dello stesso sul Movimento 5 Stelle torinese. I più maligni stanno già pensando all’ altro astro nascente che fiancheggia la Sindaca negli incontri istituzionali maggiormente importanti, l’ Addetto Stampa Luca Pasquaretta che invece in questi mesi ha visto schizzare verso l’alto il suo grado di influenza (e presenza) sulle scelte più rilevanti. Qualche mugugno comincia a serpeggiare tra le fila di attivisti e consiglieri pentastellati, ma la conoscenza che Giordana ha della macchina burocratica comunale è più forte di qualsiasi contestazione che si possa fare al suo modus operandi.
Perché citiamo questi due casi? Beh, ovviamente per la gravità conseguente un atto pubblico che finisce in Procura ma soprattutto per la valenza politica che le gestioni Westinghouse e Piazza San Carlo sembrano sottendere. Premessa doverosa: nessuno di noi vuole fare sciacallaggio sui feriti e sul dramma della morte quella sera della finale di Champions League. Vi è però una leggerezza e una superficialità nelle decisioni e nella organizzazione di quell’evento che sembrano più conseguenza di un potere sempre meno collegiale e sempre più concentrato in poche mani che frutto di una, seppur pesante, “disattenzione collettiva”.
Una leggerezza dettata dalla presunzione di “poter fare da solo” da un lato e dall’ assenza di controllo da parte di coloro che sarebbero stati formalmente i suoi superiori nonché gli eletti dal popolo.
E’ importante notare questo, perché a nostro avviso sono ulteriore segno di un eccesso di potere che concede il retro-pensiero del “vale tutto”.

IL CASUS BELLI: L’INTERCETTAZIONE

E qui arriviamo al colpaccio di Repubblica, che abbiamo già riassunto in precedenza: una telefonata a Ceresa, Presidente di GTT, per far togliere una multa di 90 euro che un amico suo considerava ingiusta.
Una battaglia politica e culturale persa in trenta secondi di telefonata: Appendino ha vinto dicendo che il problema era il modus operandi, il Sistema Torino. Ora Giordana ha fatto lo stesso, non per appalti milionari ma per una multa: il parossismo portato al suo eccesso massimo. Farebbe ridere se non fosse drammatico che dall’altra parte dello smartphone c’era il Presidente di GTT, l’ azienda exemplum del diavolo e l’acqua santa torinesi: il buco gigante creato nel bilancio GTT, il rapporto da chiarire tra Comune e Partecipate nelle Amministrazioni passate, le relazioni tra i Presidenti delle stesse e la Città di Torino. Tutti temi da Sistema Torino, da blocco di potere da indagare, anzi “da aprire come una scatoletta di tonno” tanto per usare un (becero) slogan tanto caro ai grillini più ortodossi: PUFF, tutto vanificato.
Perché ora il tavolo è apparecchiato per il più classico “tutti colpevoli, nessun colpevole”, magari accompagnato da un “tutti intercettati, nessuna intercettazione vale” visto che abbiamo avuto l’onore di leggere sui giornali una vecchia telefonata dell’ex Assessore Stefano Lo Russo che spiega che i problemi dei conti di Torino sono nati con le Olimpiadi, che hanno cercato poi di nascondere le cose e tutto nasce dalla gestione Tom Dealessandri-Chiamparino delle Partecipate. Parlapà!
Ce ne sarebbe per scriverci sopra un trattato, ma patiamo dalle basi: il Capogruppo della minoranza PD dice cose che neanche il più scaltro sistemista direbbe in maniera così becera. Possibile che chi gli subentra nelle stanze del potere chieda favori da 90 euro al telefono col Presidente GTT invece di occuparsi della cosa pubblica? Dobbiamo quindi pensare andreottianamente che il potere logora solo chi non cel’ha, e che sia la poltrona (termine caro anche questo ai grillini oltranzisti) a corrompere l’animo umano?

LE DIMISSIONI: IL CASO È CHIUSO?

“Prendersi la responsabilità dei propri errori è un grande gesto.” scrive su Facebook il Consigliere pentastellato Antonino Iaria, riassumendo un po’ la vulgata pentastellata di questi giorni.
La Sindaca non riferisce a riguardo in Consiglio Comunale e il caso si chiude qui. Onore al vincitore, Paolo Giordana fa già parte del passato e via, si riparte come se nulla fosse successo.
Eh no cari miei, perché potremmo discutere per ore della modalità intercettazione, anzi facciamolo subito per poi andare al succo: non è edificante per la democrazia che sia una telefonata finita sui giornali a chiudere una carriera politica o a rivelarci i dietroscena del debito di Torino secondo un ex Assessore di rilievo. Non ci piaceva quando erano le intercettazioni sui festini di Mr. B. a monopolizzare l’attenzione mediatica rispetto a “quisquiglie” ben più gravi compiute dall’ autocrate di Arcore, certo non ci facciamo ingolosire adesso dalla torta dei pettegolezzi via I-Phone torinesi. Anzi, un po’ ci dispiacciono perché avremmo preferito che la questione politica legata al ruolo di Giordana emergesse in altro modo, e che le enormi contraddizioni del castello di potere di “un semplice passacarte” (Cit.) trovassero evidenza pubblica (trasparenza e partecipazione!) ben prima che lo stesso si facesse pescare con le mani in un barattolo di marmellata della GTT.
La questione, oggi come non mai, è di sostanza: non è un errore, è un abuso di potere. Enorme, imperdonabile, inaccettabile da parte di chi si è fatto portavoce della “Chiara alternativa”.
Perché a questo punto la domanda è solo una, ed è la summa forse delle critiche esprimibili all’ allora “Movimento di lotta” trasformatosi nell’ odierno Movimento 5 Stelle fattosi di Governo cittadino: la retorica contro il Sistema Torino era sinceramente contraria a determinate pratiche, o solo una utile e produttiva strategia di sostituzione dello stesso con un proprio sistema di potere?

Ai posteri l’ardua sentenza.


lunedì 23 ottobre 2017


Nel post sul sito personale di Chiara Appendino a proposito dell'emergenza inquinamento, nella lista di azioni utili a evitare che l'emergenza si venga ancora a manifestare in futuro, ai fini di disincentivare l'uso delle auto private manca la politica di sviluppo del trasporto pubblico. Eppure è chiaro che non basta agevolare l'utilizzo della bicicletta o dei mezzi elettrici privati, come ovviamente non si può bloccare sistematicamente il traffico privato, specialmente se poi non si danno concrete alternative all'uso dell'automobile: e già adesso chi vive nelle periferie ha normalmente grossi problemi a spostarsi con i mezzi pubblici, perché la situazione della GTT è drammatica.
Oltre che sensibilizzare i cittadini sull'utilizzo di mezzi di trasporto non inquinanti e sulle precauzioni da prendere per la salute, l'Amministrazione Comunale a guida del Movimento 5 Stelle dovrebbe intraprendere un'azione politica forte verso il Governo e anche la Regione Piemonte per farsi assegnare i fondi da investire nel risanamento e nello sviluppo del trasporto pubblico cittadino. E iniziare a pensare di recuperare risorse finanziarie rinegoziando con le banche il debito che sta strangolando l'ente impedendogli di fare non solo investimenti ma pure spese correnti. Di questa volontà però né sul sito della Sindaca né nelle decisioni del Consiglio Comunale finora si è vista traccia

lunedì 16 ottobre 2017

OMICIDIO DI VIA CARCANO: QUALI STRUMENTALIZZAZIONI ASPETTARSI?

Ormai tutti avrete letto della tragedia avvenuta domenica mattina al Barattolo: il “mercato di libero scambio” che dopo infinite polemiche ha trovato la sua sede nei pressi del Parco Colletta è stato teatro di un omicidio compiuto alle 7,30 del mattino in seguito ad un banale alterco.
Un mercato che nacque parecchi anni fa nei pressi del Balon su iniziativa del compianto Domenico Carpanini, partendo dalla proposta di Ilda Curti: ne deve essere passata parecchio di acqua sotto i ponti, anzi sotto il Canale Molassi (prima sede storica del mercatino) dato che ora alcuni esponenti del PD torinese sono tra i principali osteggiatori dell’altrimenti detto suk.

Non si è fatta certo mancare la immediata strumentalizzazione “democratica”, che attraverso il Presidente di Circoscrizione e i suoi rappresentanti deve sgomitare per ricavare il proprio spazio in mezzo alle destre più o meno democratiche del Paese, che sfruttano la nazionalità nigeriana dell’omicida per urlare “ai Boldrini della situazione” (Cit. Renato Farina, “Libero”) che non vogliamo farci invadere. Non si è fatto mancare neanche lo striscione di CasaPound contro il mercato che accoglie perlopiù immigrati di varie nazionalità, per la ovvia ragione che sono proprio gli extracomunitari la popolazione più colpita dal disagio di vivere ai margini della società.

Nel frattempo, la riunione in Prefettura si è conclusa con la decisione di sospendere per due settimane Barattolo in Via Carcano: un'altra volta la Sindaca si fa governare dalle "opposizioni democratiche", stavolta sospinte da pruriti xenofobi. Il nostro auspicio è che tutte le forze di buon senso sappiano andare oltre la formula NIMBY (Non nel mio cortile) per far spostare “altrove” il mercato di libero scambio e che tutti sappiano tornare, compreso chi oggi ha un ruolo di opposizione e vuole sfruttare elettoralmente ogni accaduto cittadino, allo spirito solidale che ha animato la nascita nel 2003 di questa esperienza.

Oggi pomeriggio la Giunta riferirà in Consiglio Comunale (chissà se per l’occasione la Sala Rossa potrà fregiarsi della presenza della Sindaca o sarà l' Assessore Marco Alessandro Giusta a riferire insieme all' Assessore Finardi responsabile della Sicurezza), con l’annunciata richiesta da parte del capogruppo Pd Stefano Lo Russo.
Facciamo pressione affinché lo spirito di accoglienza prevalga sull'istinto di solleticare le smanie razziste di troppi concittadini.
Certo, quanto accaduto è grave, gravissimo e con questi riflettori addosso emergeranno tutte le possibili lacune, noi ci aspettiamo che questo accada perché non si ripetano mai più.

Ma non usiamo un episodio che sarebbe potuto accadere ovunque come pretesto per raccogliere un facile consenso.

TORINO, E SE IL DESIGN FOSSE IL RISCATTO DELLA CITTÀ?

Qual è la "vision" della attuale Giunta Chiara Appendino? Questa è la domanda che gira nei dibattiti della settimana, dai quotidiani mainstream al sottobosco alternativo.
La risposta al momento è semplice: la stessa delle precedenti Giunte! Come rispondere diversamente quando negli stessi giorni la nostra città ospita "TORINO DESIGN OF THE CITY", progetto direttamente della Città di Torino in collaborazione con "Fondazione per la Cultura" e "Turismo Torino"?

Le parole sono importanti, per cui andiamo ad analizzarle: "Rigenerazione culturale"? Presente!
"RIGENERAZIONE URBANA"? Cel' abbiamo!
"Stakeholder di un ecosistema"? Abbondano!

Sembra di stare ad ascoltare quei rappresentanti culturali del vecchio Sistema Torino che tanto abbiamo perculato su queste pagine: vince, a scimmiottamento dei modelli passati, il "DESIGN THINKING" di PIAZZA MONTALE alle Vallette, come strumento di rilancio del quartiere.
Magari insieme alle LUCI D'ARTISTA che partiranno a novembre "finalmente anche nelle periferie! E' la prima volta!": dovrebbero fare attenzione i "social media qualcosa" di Chiara, o forse dovrebbe essere lei in prima persona a cominciare a interrogarsi. "le parole sono importanti", e cazzo se sono importanti quando usi le stesse parole chiave e gli stessi concetti che hai combattuto: non è la prima volta che le luci d'artista vanno in periferia (già successe nel 1999, come documentato su alcuni post su Facebook da alcuni attivisti del PD) e no, non saranno le lucine a cambiare il mondo.

Quindi ricapitoliamo: lucine e design alle Vallette? Is that the NEW VISION? E dire che noi nel rilancio delle periferie avevamo immaginato case per gli sfrattati, qualche attività commerciale (infatti tutti felici per il supermarket nuovo di pacca, e ne comprendiamo benissimo le ragioni) e sì, anche quel tagliare l' erba e coprire le buche che diventano questioni dirimenti quando vivi in un quartiere che si sente abbandonato dalla Politica.
Ci spiace molto, ma non basta aggiungere "partecipazione attiva dei cittadini" nella descrizione del progetto di rigenerazione di Via Paolo Sacchi per sembrare alternativi al modello precedente.
Chiudiamo con quella che sarebbe dovuta essere una premessa: ovviamente nulla in contrario verso design, fashion e tutte queste figate. Il design fa parte del gioco cittadino? Ce ne faremo una ragione.
Ma se venite a propugnarlo come chiave di sviluppo della città e delle sue perif

erie, forse c'è qualcosa dei vostri messaggi passati che ci è sfuggito.

( Questo il link all'articolo condiviso dalla Sindaca su Linkedin:
http://www.elledecor.it/news/torino-design-of-the-city-2017 )