lunedì 9 aprile 2018

Il TESORETTO OLIMPICO DI CHIAMPARINO

Riceviamo e pubblichiamo volentieri questo contributo di Stefano Bertone, autore de "Il libro nero delle Olimpiadi 2006".


Un mese fa Sergio Chiamparino dichiara al Corriere:
«[Su Torino 2006] parlano i numeri, se proprio non vogliamo tenere conto di come quell’evento ha cambiato la città. Il Toroc, il comitato per l’organizzazione dei Giochi invernali del 2006, ha finito in attivoL’Agenzia Torino 2006 sta chiudendo con un tesoretto che potrebbe anche essere usato sul nuovo dossier».
Il giornalista di inchiesta Marco Imarisio non pensa sia il caso di chiedergli se il dato sia vero, non ritiene di attingere ai ricordi degli anni 2004 e 2005, quando tutti i media torinesi parlavano dei debiti crescenti di Toroc. Così la notizia passa e via, come se veritiera fosse.
Qualche giorno ho ricordato che io e Luca Degiorgis già 13 anni fa nel nostro libro nero di Torino 2006 spiegavamo il meccanismo che spostò i debiti di Toroc ad enti pubblici di svariato tipo. Anche un bambino che finisce i soldi della paghetta datigli dal padre prima di fine mese, e se ne fa dare altri dalla mamma, è autorizzato a dire di averne ancora in tasca. Un concetto di conti “in attivo” molto originale, quindi, quello di Chiamparino
La frase dell’ex sindaco ed ex CdA di quel Toroc viene intercettata anche dagli autori di lavoce.info. E oggi, dopo un’interessante e dettagliata indagine, svolta con perizia e competenza, ecco il loro verdetto: “la dichiarazione del presidente della regione Piemonte è nel complesso PARZIALMENTE FALSA.

Perché, scrivono: “La dichiarazione di Sergio Chiamparino è formalmente vera rispetto ai bilanci: alla liquidazione, gli enti hanno effettivamente chiuso in attivo. Quel che però Chiamparino omette è che l’avanzo è stato reso possibile da incrementi continui dell’impegno di spesa, per Agenzia Torino, e del fondo di dotazione, per il Toroc, addirittura dopo la conclusione delle olimpiadi. Accanto a ciò, centinaia di milioni di euro sono giunti come co-finanziamenti o sono stati sostenuti da altri enti. Tutti elementi che rendono la dichiarazione poco veritiera nei confronti della finanza pubblica. Se “parlano i numeri”, come dice Chiamparino, è bene farli parlare tutti”.
Malizia, e ovviamente a condizione che il virgolettato di Imarisio contenga esattamente ciò che Chiamparino gli ha detto:
perché Chiamparino ha raccontato in modo parzialmente falso l’andamento dei conti di Toroc e di Agenzia Torino 2006?
Forse perché il racconto pieno renderebbe più difficile per i consiglieri M5S rituffare la città nella formidabile imperdibile avventura del sogno olimpico?
Di certo lui, come ex CdA di quel Toroc lì, poi, una bella figura non l’avrebbe fatta a raccontarsi con più precisione.
Immaginatevi avesse detto la piena verità:
Il Toroc, il comitato per l’organizzazione dei Giochi invernali del 2006, del quale ero consigliere di amministrazione, ha finito in disavanzo di circa 200 milioni di euro, non essendo in grado di far fronte da solo ai suoi compitiAnche l’Agenzia Torino 2006 è costata moltissimo allo Stato, molto più di quanto previsto. Dei robusti aumenti di spesa, per la precisione quasi il doppio, è rimasta inutilizzata una piccola parte”.
Hmm, effettivamente suona molto meglio come l’ha detta.
Ribadisco ancora una volta. Consiglieri M5Sse volete fare qualcosa di veramente progressista, utile per la città, per il bene comune, per la trasparenza della vita amministrativa, chiedete, formate e mettete al lavoro una commissione di inchiesta, eventualmente anche a livello parlamentare, su Torino 2006. Nomi, conti, gare d’appalto, previsioni, ritorno economico, danno economico.

L’articolo completo di Lavoce.info, che vi consiglio caldamente di leggere: http://www.lavoce.info/archives/52223/olimpiadi-2006/

venerdì 16 marzo 2018

QUANTI MOTIVI PER UN PRESIDIO ANTI-CANDIDATURA OLIMPICA?

Sistema Torino aderisce e partecipa al presidio di lunedì 19 marzo davanti al Comune di Torino in occasione della votazione, a questo punto decisiva, riguardante la messa in moto dell'iter di candidatura per le Olimpiadi 2026.

La lettera di interesse va presentata entro il 31 marzo su mandato del Consiglio Comunale, per cui la combine Movimento 5 Stelle – Partito Democratico – Destre in Consiglio Metropolitano è servito a poco o nulla, se non a fornire un’altra arma politica a un Partito Democratico rigenerato dall’ assist a 5 Cerchi arrivato dalla forza responsabile di Governo a 5 Stelle.

È importante esserci per ricordare ai pentastellati con quali programmi e proclami sono arrivati all’ Amministrazione di questa città, e come quei principi di partecipazione trasparenza e dibattito cittadino siano in questi giorni oscurati da una gogna social dei dissidenti che somiglia più a un sogno distopico di Jacoboni che un confronto di idee democratico.

L’ ondata anti-candidatura avrà nel presidio di lunedì un appuntamento importante, per poi proseguire di pari passo con le tappe previste dal CIO, dovesse anche servire proporre un referendum anti-candidatura, che è poi quello che è successo nella maggior parte dei Paesi democratici nel recente passato (votando nei seggi eh, non sulla piattaforma Rousseau della Casaleggio Associati).
Nella corsa per le Olimpiadi Invernali 2022 infatti, cinque delle città candidate sono state costrette a ritirarsi in seguito a referendum cittadino, ovvero Oslo (Norvegia), Stoccolma (Svezia), Cracovia (Polonia), St. Moritz (Svizzera) e Monaco (Germania), lasciando nella contesa le sole Pechino (Cina) e Almaty (Kazakhistan), non proprio fulgidi esempi di democrazia e partecipazione.
Per le Olimpiadi estive 2024 stessa sorte è toccata a Boston e Amburgo, inchinatesi alla volontà popolare.

Ma perché tutti questi concittadini europei e non solo rifiutano il grande “sogno olimpico”? E “le ricadute economiche e turistiche”? E il “low cost” che il CIO ha buttato lì come nuova ideologia olimpica nel momento in cui si è accorto che nessuno ci vuole più cascare?

Basterebbe guardare alla lievitazione dei costi nella organizzazione delle Olimpiadi estive di Parigi 2024 per averne un’idea: più 600 milioni rispetto alle previsioni iniziali, e siamo solo a sei anni dall’evento. Quanto cresceranno ancora?
Questa tabella potrebbe aiutarci a capire quanto sia pretestuosa e sostanzialmente insostenibile l’idea low-cost:



(fonte: Journal of Economic Perspectives—Volume 30, Number 2—Spring 2016—Pages 201–218 - Going for the Gold: The Economics of the Olympics - Robert A. Baade and Victor A. Matheson)

Dal 1968 al 2012, ogni singolo evento olimpico è andato oltre I costi previsti, con una media del +150% rispetto al budget originale.  Per esempio per i giochi del 2012, Londra stimò nel 2005 un costo di 2,5 miliardi di sterline, cresciuti fino ai 9,3 miliardi di sterline finali. I budget iniziali? Tutta fuffa, alla quale però in pochi credono più. Capite ora perché il CIO ha bisogno di una nuova narrazione tossica e di nuovi adepti pronti a diffonderla come se fosse la Rivoluzione, mentre le Olimpiadi continuano a essere nient’altro che il trionfo del pensiero capitalista?

Ah, a proposito di narrazione e dati scientifici: ecco una succosa tabella che ci spiega con tre numeri lo spirito decoubertiniano del Comitato Olimpico. La ripartizione del gettito di entrata tra CIO e Paese ospitante sono un perfetto specchio del principio capitalistico delle spese pubbliche per profitto privato:





















(fonte: Journal of Economic Perspectives—Volume 30, Number 2—Spring 2016—Pages 201–218 - Going for the Gold: The Economics of the Olympics - Robert A. Baade and Victor A. Matheson)



Di fronte a questi dati (e ve ne sono molti altri anche a confutazione delle supposte ricadute turistiche che giustificherebbero una tale spesa pubblica e privata), ci chiediamo quale sia la logica sottesa a questa avventura olimpica da parte di un Movimento nato per sostenere i cittadini sul territorio che si opponevano ai mega-eventi che favoriscono le lobbies e penalizzano le fasce sociali più deboli. Siamo nella terra del TAV e dell’eredità olimpica del debito 2006 (“Colpa di Chiampa-Fassino!” ricordate?), che tanto dividendo elettorale ha portato alle 5 Stelle.

E ora che succede? Il Sistema Appendino ha sostituito il Sistema Torino? Da quale pulpito arriva l’input per una tale avventura suicida? Suonano stridenti le promesse di una “Olimpiade diversa” da parte dei nostri Amministratori, come se il mondo fosse popolato da una Kastah di stolti incapaci e legati alla mafia, tutti nello stesso calderone tranne loro, I GIUSTI che sanno come si fanno le cose e lo dimostreranno al mondo.

Di fronte a questa eresia, non ci resta che assolvere quel che è sempre stato il nostro ruolo: diffondere una informazione alternativa, e partecipare alle iniziative popolari e cittadine di partecipazione insieme ai “soliti” compagni di strada.

Ci vediamo lunedì pomeriggio alle 15,30 in Piazza Palazzo di Città: chissà che a qualcuno dei partecipanti al Consiglio in Sala Rossa non venga la nostalgia dei bei tempi andati e non esca fuori insieme a noi.

mercoledì 14 marzo 2018

OLIMPIADI BIS: INTERVISTA ALL' AVVOCATO STEFANO BERTONE

Vi ricordate la nostra intervista di due anni fa all' Avvocato Stefano Bertone, autore del libro "Il libro nero delle olimpiadi di Torino 2006"? Bene, di fronte al nuovo entusiasmo olimpico che ha abbracciato tutto l'arco costituzionale cittadino (esclusi alcuni dissidenti pentastellati che non si sono dimenticati le loro origini critiche nei confronti di Grandi Eventi e debiti a cinque cerchi) abbiamo deciso di tornare da lui (ringraziandolo infinitamente per la disponibilità) per "rinnovare" le domande relative a una eventuale candidatura per le Olimpiadi invernali 2026.
Buona gustosa lettura!

1) Incredibile ma vero, Torino ripresenta oggi la candidatura olimpica della città mentre si lecca ancora le ferite per le conseguenze, in termini di debito e di devastazione ambientale, dei Giochi invernali 2006. Stefano Bertone, ti abbiamo intervistato due anni fa, quando Torino si preparava a ricordare il decennale di quel mega evento. Cosa ne pensi di questa inaspettata proposta?

Il presidente del CIO che assegnò le olimpiadi a Torino era Samaranch, il secondo dopo la signora vestita di bianco. Per i non vedenti: fanno tutti il saluto romano.
Non mi stupisce che vi sia gente che si prefigura già nomine, appalti, subappalti e il proprio futuro a posto per i prossimi 40 anni. Credo che, in questo momento, ci siano diverse aspettative. Ci sono sicuramente ideatori mossi da un grande ottimismo. Poi, una piccola fetta di persone che ha ben chiara la questione: avvantaggiarsi, o economicamente o per acquisire peso sociale, in prima persona. Questa è, inoltre, una proposta che potrebbe risvegliare l’appetito delle famiglie ‘ndraghetiste radicate in Piemonte da quasi 50 anni: miliardi di euro pubblici sono pronti a frusciare in mille rivoli. C’è, infine, una grande maggioranza, ignara oggi come 20 anni fa, delle informazioni fondamentali necessarie per poter esprimere una libera e ponderata scelta. In assenza di questo tassello basilare, se intervisti i torinesi, ti diranno in larga parte che, a proposito del 2006, avevano percepito un evento ottimo e non saprebbero indicarti effetti collaterali; ti direbbero dunque perché non bissare? Fin qui, tutto nella norma. Quello che cambia rispetto a venti anni fa sono i Cinque stelle, che però stanno rapidamente prendendo una piega governativa, un atteggiamento molto ordinario.

2) Molti membri della attuale Giunta e della maggioranza consiliare, compresa la sindaca Appendino, quando erano all’opposizione si espressero in modo contrario all’organizzazione di questi grandi eventi: oggi invece, aldilà delle speculazioni giornalistiche, sembrano ondeggiare e tendere verso il Sì. Che cosa sta succedendo secondo te?

Staranno probabilmente dicendo “bene, dimostriamo cosa siamo capaci di fare”. Ripeto quello che ti dissi nell’intervista di due anni fa: sono vittime anche loro di una propaganda fenomenale che ha protetto Torino 2006 per venti anni dipingendola per quello che non è stata. Questo è il punto centrale. Il popolo di tutte le condizioni sociali e reddituali, e quindi anche loro, è rimasto all’oscuro dei veri costi, dei debiti assunti, delle morti sul lavoro, dei disboscamenti, delle compromissioni con produttori di armi, dei conflitti di interesse, delle garanzie non rispettate, dell’identità del CIO e del contratto capestro che impone a tutte le città candidate.

3) Però in termine di pubblico e di immagine massmediatica l’Olimpiade ha funzionato.

Il risultato televisivo di Torino 2006 fu così inferiore alle attese che Nbc si ritrovò con clienti, che avevano acquistato spazi pubblicitari, largamente insoddisfatti, tanto che il network pensò di offrire spazi gratuiti in futuro. Questo l'avete mai letto da qualche parte? I turisti stranieri, rispetto a quel che si è detto negli anni successivi, sono rimasti stabili. Il numero dei biglietti venduti fu mediocre, largamente inferiore alle previsioni. Gli accessi alle piazze e agli stadi furono pesantemente limitati da ordinanze di polizia e autentiche barriere. E tra i divieti per il pubblico ricordo quello di indossare negli stadi indumenti con loghi di produttori diversi dagli sponsor olimpici, oltre al divieto di portarsi panini da casa. Si tratta di condizioni contrattuali imposte cui gli organizzatori diedero il loro assenso già sette anni prima dell’evento. Mi fermo qui con la lista. I due maggiori editori presenti a Torino tacquero, magnificarono, invece, ogni fase del pre e del durante. Sia il proprietario di Repubblica che quello della Stampa hanno avuto interessi immobiliari legati a Torino 2006. RAI 3 regionale fu uno strazio, il che fu peggio essendo in mano pubblica. Come puoi pretendere che l’ambiente cittadino oggi non sia influenzato da questo silenzio che ha lasciato trasparire solo luci? La propaganda dei promotori ha perpetrato una lobotomia collettiva. Questo spiega lo stato di ignoranza, ma non lo giustifica. Quando hai assunto un potere esecutivo locale, e siedi in consiglio comunale, o regionale, hai il dovere di informarti. Qualcuno di loro, leggo, lo sta facendo. Ottimo. Le possibilità, per tutti, oggi sono moltissime, molte di più di venti anni fa. Abbiamo scritto un libro, tenuto aperto un sito internet per quindici anni, di tanto in tanto lo riattiviamo quando escono notizie di questo genere. In rete circola materiale scientifico più che sufficiente per capire che bisogna tenersi al largo.

4) Secondo te come mai a Torino il Movimento 5 Stelle sembra tergiversare, mentre a Roma la Raggi e il suo entourage si espressero in modo contrario da subito?

Vedo un po' di ragioni diverse. Credo che gli M5S romani abbiano fatto un lavoro di studio serio, documentale, e quelli torinesi, quantomeno molti di loro giudicando dai risultati di queste ore, no. Le frasi di Raggi in conferenza stampa sul perché non si dava Roma in pasto al business delle Olimpiadi sono state nette, sfrontate, profondamente giuste, un autentico boato. A Torino sembra di avere a che fare con un’entità distinta, nonostante Torino 2006 sia costata al contribuente più di Atene, Atlanta, Salt Lake City. Adesso c’è anche l’apertura di Grillo che avrebbe dichiarato che sia possibile farle “sostenibili e a costo zero”. Se ha proprio dichiarato così, o è ignorante oppure sta tradendo quella sua parte sana che ha determinato il successo del M5S. Anni fa i cavalli di battaglia del comico erano le tematiche ambientali, il risparmio di denaro pubblico; Grillo ridicolizzava le bugie dei burattinai che, invece, oggi avvalla. L’antitesi di se stesso. In più, fa davvero specie che l’attenzione sia soprattutto sul contenimento dei costi.
E il modello che propongono le Olimpiadi? Gli eventi culturali sponsorizzati da Finmeccanica produttore di armi? Gli sponsor olimpici che entrano nelle scuole pubbliche come pacchetto educativo? Il retaggio nazista della torcia olimpica che prosegue ancora oggi come simbolo di pace? Ma lo sanno chi è stato, e chi è il CIO? L’approccio di Grillo è ancora più grave perché proviene da una persona che negli anni passati aveva espresso idee nette e capacità critica. D’altronde, questa giunta comunale ha accettato e fatto partire la sperimentazione 5G con TIM e in nessuno dei documenti ufficiali che ho visto si cita la questione, estremamente seria, degli effetti sulla salute collettiva dell’inquinamento elettromagnetico. Mentre la riduzione, oltreché essere doverosa sotto molti punti di vista, è anche parte del loro programma! Forse M5S ha dentro un po' di tutto, così trovi chi vuole ipertecnologie moderne, ma anche chi ne combatte i riflessi su salute e ambiente. Ho come l’impressione che nel medio termine si arrivi alla progressiva scomparsa della linea ecologista.

5) Per quello che avete potuto studiare voi, ci sono garanzie che le promesse e gli impegni presi in fase di candidatura siano poi rispettate nella fase di realizzazione, e non ci si ritrovi con strane sorprese? Cosa puoi dire del caso precedente?

Dovresti intervistare Chiamparino, o se vuoi Castellani, Mercedes Bresso, Enzo Ghigo, Saitta, o più in generale tutti quelli che hanno messo le loro firme a favore di Torino 2006. Credo che saresti capace di metterli in enorme difficoltà. In fase di candidatura in documenti ufficiali trovavi scritto, in corrispondenza di molti dei progetti degli impianti: “l’unicità della struttura ne garantisce il riutilizzo futuro”.
Documenti realizzati da un’associazione costituita da enti pubblici e finanziata con soldi pubblici. Hai visto come è andata, sia in città che in montagna. Lo sapevano bene. Dopo, hanno fatto gli equilibristi. Pragelato, fine degli anni ’90. Intervengo in un’assemblea pubblica e chiedo a Castellani, che da un’ora ripeteva “se saremo bravi… se saremo bravi…”: e se invece non sarete bravi, che ne sarà dello stadio del trampolino, chi lo pagherà? E lui, candido.
"Se non saremo bravi, lo vedremo alla fine."
Non disse “pagheremo noi amministratori, di tasca nostra, perché saremo stati incapaci”.
Non disse “visto che non siamo sicuri che saremo bravi, allora questo obbrobrio non lo costruiamo”. Disse vedremo poi.

E proseguirono dritto. Oggi che siamo alla fine, possiamo dire che Castellani e il Toroc non sono stati bravi. Però li senti ancora dire di guardare altrove, dire che non è colpa dei comuni della valle se gli impianti sono abbandonati. Non ci pensano nemmeno a riconoscere una loro grande incapacità. C’è un’intervista a Chiamparino intorno a fine gennaio 2006, L’Espresso gli dice “In ogni Olimpiade, con la costruzione di nuovi impianti, si rischia di creare cattedrali nel deserto...”, e lui: "Il villaggio olimpico sarà adibito in parte a edilizia pubblica, in parte a centro servizi. Il nuovo Palasport avrà una funzione polivalente, ma, insieme con l'Oval, ospiterà soprattutto convegni ed esposizioni".  E di tutti gli altri impianti – trampolino, bob, biathlon, freestyle, per centinaia di milioni di euro? Non parla. Nessuno gli chiede, e lui glissa. La morale è che nessuno li ha mai veramente messi in difficoltà tra quelli che avrebbero potuto causare reazioni pubbliche, ad esempio in quel caso l’Espresso non gli ha chiesto conto delle altre innumerevoli opere con destino segnato, e se questo non fosse ampiamente previsto. Nessuno ha mai preteso che giustificassero un tale collasso rispetto alle premesse. Hanno fatto un debito di un quarto di miliardo di euro,  a favore di un ente privato come Toroc, ma affermano di esserne usciti con solo 11 milioni di disavanzo. Come è possibile? Nessuno chiede loro del marchingegno finanziario creato per far accollare la maggior parte del debito ad altri soggetti, e farli uscire quasi puliti nei loro conti. Castellani oggi riesce anche a dire che Toroc ha restituito dei soldi alla città. Ma che bravi. È anche per questo che puoi trovarli in posizioni di potere, presidenza della Regione, direzione del Museo Egizio, circondati da un’aura di fascino.
Hanno dominato la scena politica, amministrativa e mediatica, senza avversari.

6) Si parla di Olimpiadi lowcost, una parola che sembra tornare di moda per far digerire il debito futuro. Low cost come la Torino Lione. Ti sembra una proposta credibile?

Naturalmente no e questo rende ancora più ridicola l’apertura di Grillo. Ti darò una risposta un po' lunga. Innanzitutto potrà sembrare banale, ma conta molto la moneta, è un po' una mia fissazione. L’unità anziché le decine di migliaia: 1 miliardo, 2 miliardi. Quanto è più forte dire 2.000 milioni, 4.000 milioni? Molto. È la stessa genialità secolare che trovi a ogni trattativa nei suk dei paesi nordafricani ed è la stessa che trovi anche nel caso del progetto Tav. Prima idea: costerà – diciamo – 20 miliardi di euro. E tutti “Ohhh ma è tantissimo”. Valore àncora, con l’accento sulla prima a. Qualche anno e qualche manganellata dopo, i proponenti ti dicono, ok, ci abbiamo ripensato, nuova versione low cost, costerà solo 8 miliardi. E tutti “Wow, grande risparmio!”. Quell’otto miliardi, cioè sedicimila miliardi di lire, diventa piccolissimo, quasi trascurabile, perché tu – è provato da una scienza comportamentale - con la testa continui a rimanere al valore àncora, e vedi quanto hai risparmiato sui 20 miliardi (12 miliardi), non quanto costano 8 miliardi di euro. A proposito, ti consiglio uno splendido libro che si chiama Priceless, The hidden psychology of value, di W. Poundstone (Oneworld, 2010), si raccontano tanti esperimenti compiuti da diversi team di studiosi per dimostrare la totale insensatezza e irrazionalità delle scelte che compiamo ogni giorno intorno ai numeri e ai valori.

Stessa cosa per questa nuova idea di Olimpiadi al ribasso, che peraltro nasce in ambito CIO (non è una proposta dei torinesi) proprio perché è sempre più difficile trovare polli che vogliano farsi spennare. Dicono i promotori: sarebbe costato 3 miliardi di euro in circostanze normali, ma siccome abbiamo già gli impianti, allora ne costa solo 2. Mettiamo che sia vero. Un miliardo di euro risparmiati. Psicologicamente hai come primissima reazione, non l’attenzione ai due miliardi di euro, ma al miliardo risparmiato. Verrebbe quasi da ringraziarli.
Invece io dico, tralasciando per un secondo le questioni culturali: state proponendo di spendere 4.000 miliardi di lire togliendoli agli asili comunali? All’incremento dei medici di pronto soccorso? Mi sembra fenomenale.

7) Beh, ma stavolta è diverso: i 5 Stelle vigileranno!

La storia ha sempre insegnato – e noi lo documentammo prima che iniziassero a piantare il primo chiodo – che le spese crescono sempre vertiginosamente rispetto alle previsioni. È successo anche qui, ma se vai a vedere i bilanci definitivi, quasi non te ne accorgi. Roba che Grillo non avrà letto. A Torino cosa è successo? Come ti dicevo, il Toroc, il Comitato Organizzatore, è fallito e ha avuto bisogno di ricorrere a pesanti finanziamenti pubblici, di diversa origine, alla fine mi pare che fossero nell’ordine del quarto di miliardo di euro. La cosa stupefacente è che nessuno ha mai indagato nonostante una magistratura locale attentissima....su altri temi.

8) Molti sostengono che la formula della doppia Olimpiade negli stessi luoghi è una formula vincente, poiché i costi in qualche modo vengono contenuti a fronte di una doppia esposizione mediatica e turistica: cosa c’è di fondato in questa teoria?

Non so chi lo sostenga e su che basi. Però ricordo bene che la popolazione austriaca delle zone intorno a Innsbruck ha bocciato ripetutamente, l’ultima volta pochi mesi fa con un referendum, qualunque proposta di ricandidatura. E non mi pare che sia l’unico caso. Penso che questa teoria potrebbe avere un senso, mi sto sforzando, se la manifestazione si ripetesse subito dopo, che ne so, a poche settimane di distanza, con impianti ancora agibili e un’organizzazione presente. Anni dopo, è inimmaginabile.
Peraltro, e tocco un altro pezzo di “sogno”, questa famosa esposizione turistica e apertura verso il mondo è stata annunciata, scritta, ma è ancora una volta solo propaganda. Non è provata. I dati regionali del 2012 dimostravano che i viaggiatori stranieri che avevano raggiunto Torino nel 2011 erano 140.000: meno del 2010, del 2007, del 2006, del 2005, del 2002. E si fermavano tutti, in media, sempre tre giorni. Sia prima, che dopo i famosi Giochi. Quindi a cosa era servito? A convincere i torinesi di essere internazionali?



9) La grancassa mediatica sta ricominciando a suonare forte e all’unisono in favore del “nuovo sogno olimpico”: quanto spazio vi sarà per una informazione diversa e alternativa dell’evento?

Si è vero, ho visto che ricompaiono queste parole ingannevoli come ‘sogno’, che tocca le emozioni e induce alla smaterializzazione dei costi sociali, ambientali, economici. Comunque, per quanto riguarda i canali più tradizionali, Stampa e Repubblica, i cui diversi proprietari nel 2006 avevano interessi economici diretti, ora hanno una regia aziendale unica. Dubito che l’editore pretenderà giornalismo d’inchiesta dopo aver volontariamente dormito e con ragione sull’edizione precedente. Me li vedo perciò ripercorrere le loro vecchie tracce. La novità rispetto a vent’anni fa, lancio della candidatura e anni successivi, è il Fatto Quotidiano. Se proprio devo stare ai media tradizionali e più consultati, è il Fatto quello da cui mi aspetterei di più in termini di garanzia di diffusione dell’informazione non allineata.

Passando al pubblico: la RAI è stata una realtà deprimente. Non solo il regionale, ma RAI 3 nazionale riuscì a stoppare un servizio tra l’altro molto equilibrato di Fulvio Grimaldi, un giornalista d’inchiesta vecchio stampo. Il problema Torino però era più vasto. Neanche Report si è attivato quando era l’ora di farlo – e cioè prima che si costruisse e sprecasse -, nonostante avessimo sottoposto di persona a Giovanna Boursier diversi elementi di indagine. Erano gli anni dei progetti e delle prime gare d’appalto, le prime violazioni delle leggi sugli appalti pubblici, e la risposta fu che non vedevano al momento ragioni di interessarsene. Non so se abbiano fatto servizi dopo. Molte testate hanno messo in cantiere servizi critici sulle cattedrali nel deserto, a evento finito. Comprese Repubblica e La Stampa. Facile a stadi abbandonati, ma dov’erano nei dieci anni precedenti, avevano chiuso la redazione di Torino? Sono convinto che Ranucci di Report capirà di avere una responsabilità sociale per denunciare prima che un evento avverso accada e se sarà così potremo aspettarci che Report, ad esempio, indaghi e riporti nella fase di candidatura.

10) Da più parti sembra emergere l’ipotesi di un referendum a riguardo della candidatura, come avvenuto altrove: quante possibilità di successo avrebbe a tuo parere?

Credo che se venisse messa a disposizione un’informazione chiara, il referendum direbbe di no. La storia è per i comitati contrari. Dove non ci sono referendum, dove domina il meccanismo della delega anche a livello locale, si organizzano Olimpiadi sui cittadini, senza la loro condivisione ed appoggio. Comunque, dove si è votato, ti basti ancora il caso di Innsbruck pochi mesi fa, su una proposta “low cost” si è detto "ciao Olimpiadi!". Perché il promotore non deve aver dalla sua solo i capigruppo consiliari e regionali di 3 o 4 partiti, ti ricordo che a Torino in comune votarono tutti a favore tranne tre consiglieri di RC, Avanzi, Contu, Alfonzi, e i caporedattori dei giornali e TV locale. Deve convincere 4 milioni di persone. Su un numero così grande, la maggioranza non crederebbe a garanzie di riutilizzo “basate sull’unicità dell’opera”, non accetterebbe che il pubblico si accolli in bianco, sempre e comunque, come condizione giuridica, ogni deficit del comitato organizzatore a favore di un’associazione privata che sta in Svizzera.

Grazie Avvocato per la disponibilità e alla prossima!

Nota finale: se i nostri lettori volessero "surfare" dentro i vecchi archivi di documenti relativi a Torino2006 può accedere a questo sito:
http://nolimpiadi.mysite.com/mainita.html
con una avvertenza temporanea: dentro il sito dovrete sempre sostituire la prima parte fissa dei link vecchi (http://nolimpiadi.8m.com) con la parte fissa dei link nuovi (http://nolimpiadi.mysite.com)





venerdì 5 gennaio 2018

AURORA, SGOMBERO DELL’ ASILO OCCUPATO, POLITICHE ANTI-DEGRADO E DINTORNI

Sarebbe ipocrita da parte nostra dire che condividiamo completamente ideologia, metodi e strategie coi ragazzi dell’ Asilo occupato, ma è altrettanto certo che ci ritroviamo completamente nella loro analisi delle trasformazioni cittadine di questi ultimi anni (un nostro sistemista nello spettacolo "Foodification: come il cibo si è mangiato la città" ha sottoposto alla stessa analisi critica dell’articolo il concetto di “RIQUALIFICAZIONE!” nei nostri quartieri).
Pleonastico aggiungere che Sistema Torino si oppone a qualsiasi idea di sgombero di spazi occupati, concetto che invece unisce a quanto pare l’ attuale Giunta a 5 Stelle e un PD che da un lato prova a soffiare sul fuoco dell’ opposizione a Chiara Appendino (vedi articolo di Nuovasocietà presente in un link) ma dall’altro non può che accodarsi nelle politiche securitarie e anti-degrado, insieme alle altre destre della città.
La gentrification galoppante in Aurora grazie a Scuola Holden, IAAD (che forse ambisce agli spazi dell’ Asilo Occupato?) e Nuvola Lavazza che generano profitto privato dai loro investimenti mentre il Potere Pubblico investe in Caccia alle streghe (vedi sfrattati e cittadini in disagio economico e sociale), viene sapientemente e perfettamente descritta dall’ analisi di Macerie, che condividiamo da tutti i punti di vista.


Buona lettura.

https://www.autistici.org/macerie/?p=32873

venerdì 22 dicembre 2017

L’INCHIESTA POSSIBILE: NUOVI GUAI PER MICHELE CURTO E IL RAS GIORGIO MOLINO?

Esiste ancora qualche torinese che non abbia letto “I Buoni” di Luca Rastello, Maestro per chiunque voglia fare inchiesta sociale e politica nella nostra città?
Beh, se siete tra quei pochi correte in qualche libreria indipendente ad acquistarlo e poi aprite le cronache locali di oggi: anzi, andate a ritroso sul nostro blog alla ricerca di quanto scrivemmo un paio di anni fa in relazione alla “occupazione occupata” di Via Asti, dove la coalizione sociale-politica sindacale che occupò la caserma si ritrovò a sua volta occupata dalle “famiglie di Lungo Stura Lazio”, sgomberate dal campo rom e rimaste senza dimora. Fu quello il primo segno tangibile del fatto che qualcosa nel progetto “La Città Possibile” (5 milioni di euro di fondi pubblici, ottimamente indagati da questa inchiesta degli amici di Wots) stava andando storto, mentre era già di dominio pubblico il fatto che tra le case “proposte” alle famiglie vi erano numerose proprietà del ras delle soffitte Giorgio Molino.

Nel frattempo di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, Via Asti (l’unica occupazione con vigilanza REAR nella storia torinese) non è più sotto occupazione se non per un breve periodo da parte degli “artisti” di Paratissima e i suoi animatori svolgono altre funzioni sociali. Chi fece emergere tali criticità fu accusato di intelligenza col nemico fascista, mentre la procura proseguiva il suo lavoro di indagine, che oggi chiude la sua prima importante tappa.


La procura di Torino avrebbe inviato l’avviso di conclusione a dieci persone secondo l'articolo de Lo Spiffero, con l’accusa (pesante) di truffa aggravata e frode in pubbliche forniture, con molti “nomi eccellenti” del mondo sociale e politico sabaudo: l’ex capogruppo di SEL Michele Curto (ora impegnato in progetti in quel di Cuba), il ras delle soffitte Giorgio Molino, il presidente e rappresentante legale della Cooperativa Valdocco Paolo Petrucci e il direttore responsabile del progetto Massimiliano Ferrua, il tesoriere di “Terra del Fuoco” Matteo Saccani e il consigliere della stessa cooperativa Roberto Forte.

Ribadiamo spesso e volentieri un concetto che vale sempre: non ci interessa il giustizialismo, né che la magistratura sostituisca la politica e il giornalismo nel far emergere le criticità di determinati progetti. Quel che ci preme è, semplicemente, informare i sistemisti su quel che avviene in città e far emergere (ed esplodere) le criticità di alcune situazioni del recente passato cittadino.


venerdì 15 dicembre 2017

CINQUE STELLE E LE GRANDI OPERE: UFFICIALE IL VIA AL PARCO DELLA SALUTE!

Chiara Appendino , giugno 2016, domanda diretta sul Parco della Salute: “La Città della Salute è certamente importante. Noi crediamo però che debba essere fatto con risorse pubbliche, non ci piace l’idea dell’intervento privato. Vediamo in maniera positiva il progetto iniziale, il Masterplan del 2011, che va a riqualificare una area già esistente e dà una risposta più nell’immediato e vede solo il finanziamento pubblico.”
Dicembre 2017: il Consiglio Comunale ratifica le modifiche al piano regolatore per consentire la costruzione del polo ospedaliero, elogiando come “una operazione di grande portata” secondo dichiarazione di Guido Montanari riportata dal Corriere. Una opera che vedrà 305 milioni su 570 totali arrivare dal partenariato pubblico-privato.
Che cosa è successo in questi 18 mesi? Che cosa ne è stato dell’opposizione al profitto delle multinazionali farmaceutiche? Che fine ha fatto il recupero del Masterplan precedente?
Degna di nota (e forse prima assoluta per un pentastellato) l “uscita di scena” al momento del voto della Consigliera di maggioranza, nonché Presidente della Commissione Sanità, Deborah Montalbano , che ha preferito non assistere al triste spettacolo del voto congiunto tra “l’alternativa a 5 Stelle” e l’opposizione ex maggioranza del PD. 
Effettivamente, riguardando la trasmissione di Sky, si vede come la Sindaca Chiara Appendino sia perfettamente coerente con quanto dichiarato nel video……dall’ex Sindaco Piero Fassino.
Si configura quindi un nuovo caso di discrepanza tra quanto proposto in campagna elettorale e quanto poi promosso in sede di governo cittadino, un vero peccato, per "i nostri dipendenti... 

lunedì 27 novembre 2017

INTERVISTA CHIARA APPENDINO: LA NOIA REGNA SOVRANA AL GRATTACIELO

Esiste una plastica rappresentazione dell'attuale Amministrazione migliore di Chiara Appendino intervistata dal Direttore de La Stampa al grattacielo Intesa San Paolo? Questa la domanda che alcuni di noi si sono posti ieri mattina, e la visione integrale del confronto tra Sindaca e giornalista non fa che confermare questa sensazione: risposte scontate a domande scontate, con pochi guizzi e fair play, forse eccessivo, da parte di Molinari. Una ulteriore conferma di quanto Chiara si sia perfettamente integrata al “Sistema” e quanto si muova a suo completo agio al suo interno (“Saluto il Prefetto qua in prima fila” alternato a “ringrazio Diocesi, Compagnia San Paolo eccetera” tanto doverose quanto pleonastiche).

Si inizia parlando del bando per le periferie (i famosi 40 milioni dal Governo che l’ex Sindaco Fassino rivendicava come frutto della sua azione) e dell “agopuntura urbana” di cui la Sindaca si vanta apertamente, ovvero dei piccoli e puntuali interventi nei quartieri più degradati. Parola d’ordine del tema? RIQUALIFICAZIONE!
TO-Expo, grazie al Politecnico, in zona Valentino e EDIT-INCET a Torino Nord, che rilanceranno la vita del quartiere: la perfetta continuità ideologica e pratica con la precedente Amministrazione, un appiattimento, anche culturale, sulle parole d’ordine imperanti ovunque. Qual è l’alternativa? Sinceramente non avevamo capito che per “attenzione alle periferie” intendesse portare avanti progetti della Giunta Fassino fortemente criticati, e un modello di città che considera “servizi per gli abitanti di Barriera” il nuovo centro enogastronomico con birre artigianali e chef veg Leemann (forse il suo obiettivo recondito era promuovere la serata “Foodification: come il cibo si è mangiato la città” di giovedì 30 novembre con il nostro sistemista Paolo Tex e il Wuming Wolf Bukowski). In seguito si parla anche di Città della Salute e Palazzo del Lavoro come progetti da iniziare assolutamente nel 2018, trascurando completamente il dibattito passato, e l’opposizione interna, sulla opportunità di questo genere di investimenti. Stesso tipo di attenzione per le OGR, “simbolo del futuro grazie agli investimenti della Fondazione CRT”.

Molto interessante notare come le vocazioni della città siano diventate due: “Industria 4.0”, con automotive, spazio, biomedicale come punti di forza, è un tema centrale dell’intervista, forse anche più di “turismo e cultura”. Non stupisce però tutto questo, dato che già alla Presentazione del Rapporto Rota 2017 a settembre si notò questo cambio di passo da parte dell’establishment economico culturale e politico.

Certo, non manca l’incenso per la Torino turistica eh: più 3,5% di visitatori, senza contare il boom di Airbnb che non è rilevabile. Come questo ricada sulla città (e come, e se, l’App dei viaggiatori influenzi il costo degli affitti) non viene trattato, mentre si afferma perentoriamente che non verranno toccati i fondi alla cultura dato che le Fondazioni relative si stavano già lamentando.
“Io non firmerei mai un DASPO urbano per allontanare un homeless”: degna di nota questa affermazione da parte di Appendino quando le viene posta la domanda relativa alla questione povertà. Uno dei pochi tratti distintivi verso altre Amministrazioni urbane che non hanno disdegnato l’utilizzo di questo strumento “a tutela del decoro” (sigh!).

Si discute ovviamente della questione Piazza San Carlo, sebbene lo si faccia rimanendo molto sul generale e sulle sensazioni provate quella sera, ma questo è inevitabile, e forse anche condivisibile, data l’inchiesta in corso da parte della magistratura.

I “Torino sostenibili” saranno ben felici della domanda relativa allo smog: Chiara premette che una Amministrazione cittadina non ha tutte le leve possibili a disposizione per contrastarlo, ma rivendica tanto i blocchi del traffico quanto le azioni di mobilità sostenibile (ciclabili, bus non inquinanti, e soprattutto l’ utilizzo dell’ ISEE sulle strisce blu “per difendere le fasce deboli della popolazione”) che stanno cercando di intraprendere. Il tema, secondo la Sindaca, deve diventare nazionale: basterà questa come risposta a chi lotta quotidianamente per una città pulita?
Passando al tema ex MOI e campi rom, Appendino è bravissima a rimanere in equilibrio sul crinale citando le soluzioni istituzionali concertate con i corpi intermedi, tra cui Compagnia San Paolo (il cui project manager Maspoli viene pubblicamente elogiato), per arrivare allo sgombero definitivo delle palazzine olimpiche. Stessa logica di fondo quando prospetta “lo smantellamento e il superamento dei campi autorizzati”, accompagnati dai presidi di Polizia municipale e forze dell’ordine: siamo curiosi di vedere quel che succederà, sperando che si continui a non cedere ad approcci securitari.
La parte finale dell’intervista viene “alleggerita” da parole dolci sulla famiglia della Sindaca, risposte da “manuale del buon politico” sulle prossime elezioni politiche e rapporti con il Governo, e un po’ di retorica sull’ attenzione della Città ai giovani.

Tutto bene quel che finisce bene, grazie al certosino impegno da parte di entrambi a non sfiorare neanche lontanamente i temi che sarebbero potuti essere più scottanti: non è stato trattato il tema-Giordana, dimessosi un mese fa dal ruolo di Capo del Gabinetto ma non da quello di principale consigliere della Sindaca secondo alcuni insiders, così come la questione centro-periferia non è stata sviscerata come ci si aspettava, visto che lo stesso quotidiano sabaudo ha dedicato in questo periodo molta attenzione alla disaffezione del quartiere-simbolo Vallette verso la sua (ex) paladina.
Insomma, una delle poche occasioni di confronto pubblico della Sindaca Appendino con i mass media, molto più propensa a comunicare con i cittadini tramite la sua pagina personale Facebook e in generale disintermediando attraverso i social, è vanificata dalla volontà di rassicurazioni reciproche tra i due attori cittadini. E’ un peccato, perché un confronto più aperto e senza esclusione di colpi
tra rappresentante dell’ Amministrazione politica e giornalismo avrebbe fatto bene alla Città, e forse anche ai sostenitori stessi della Sindaca: ma forse non era questo l’obiettivo della passerella al grattacielo.