lunedì 17 luglio 2017

SPAZIO MRF, TNE E DESTINO DI MIRAFIORI: DA MARCHIONNE ALL’INDUSTRIA 4.0?

Introduzione: “PRIMA LE PERIFERIE! Ma il modello Torino resta il medesimo”
Un tranquillo dopo-cena di fine giugno alle Vallette, al fresco del balcone affacciato sul cortile interno di catrame cemento e sterpaglie si chiacchiera di politica:
Io non la voto più. Dopo un anno di Giunta Appendino qua in periferia ci sentiamo ancora più abbandonati. E mio nipote continua a essere in cassa integrazione dopo aver lavorato due anni da precario in Mirafiori.” dice la suocera.
“Eh ci vuole tempo, mancano i soldi, sono processi lunghi.” balbetto io.
“Lascia stare, io abito alla Barca e la sera non esco più, non faccio neanche la passeggiata col cane di mia figlia. Le luci dei lampioni sono coperte dalle foglie degli alberi, e io ho paura.” replica la mamma, mentre irrompe un whatsapp dallo smartphone sempre a portata di mano:
“Siamo in Santa Giulia, stanno manifestando contro l’ordinanza anti-movida, fai un salto che ne beviamo una?”

Qualcosa stride nella mia mente. L’accostamento tra erba alta, supposta-mala-movida, periferie e centro, gentrification e disoccupazione mi fanno tornare alla mente la rassegna stampa mattutina: migliaia di litri di inchiostro spesi sull’ordinanza 46, quella relativa a Vanchiglia e San Salvario, contro le due righe relative all’aggiornamento del contatore del disagio lavorativo della città industriale che fu.

A Mirafiori nelle Carrozzerie ci sono ad oggi circa 3800 persone in cassa integrazione di cui la metà in contratti di solidarietà, pressoché ignorate dalle discussioni sulla città post-industriale che sarà, se non nel classico quarto d’ora di celebrità concesso loro indirettamente (e involontariamente) dalla Sindaca Appendino a maggio di quest’anno, quando fece, a nome del Comune di Torino, la “proposta shock “ relativa a quell’area: la liquidazione della Società “TNE – Torino Nuova Economia S.P.A.", ovvero della Società pubblica creata nel 2005 per acquistare i terreni Mirafiori dismessi dalla FIAT stessa.


TNE: Da Chiamparino ad Appendino … aspettando Marchionne
Andiamo innanzitutto ad analizzare come è composta questa Società e con quali fini statutari. TNE “(…) costituita il 14 ottobre 2005 ha come missione la riqualificazione e la valorizzazione delle aree acquisite da Fiat S.p.A. per la realizzazione del Polo Tecnologico di Mirafiori e del Campo Volo di Collegno.”(1) Il capitale è costituito da Finpiemonte Partecipazioni (43,54%), Finanziaria Città di Torino Holding S.p.A. (43,54%), Città Metropolitana di Torino (10,89%) e, con la quota minuscola ma non trascurabile del 2,03% la FCA Partecipazioni S.p.A.

Finpiemonte Partecipazioni è “una società mista a prevalente capitale della Regione Piemonte", istituita nel 2007 “con il duplice ruolo di holding di partecipazione e di finanziaria di investimento”: tra i suoi azionisti vi sono Unicredit SpA, FCT Holding SpA (finanziaria del Comune), i principali istituti bancari del territorio, Confindustria e Confapi. In breve, la summa della commistione pubblico-privato a scopo di investimento sul territorio (il PD le chiamava sinergie positive, chissà invece l’attuale M5S torinese quale formula linguistica utilizzerebbe).
La holding finanziaria cittadina ha invece come socio unico il Comune di Torino ed è nata nel 2003 “per consentire alla Città di investire nell'avvio e/o nella crescita delle proprie imprese e permettere una valorizzazione immediata di patrimoni della Città, attraverso la migliore gestione delle partecipazioni.”(2)

Di fatto, sono capitali al 98% pubblici (Regione, Comune e l’allora Provincia oggi Città Metropolitana) utilizzati ai bei tempi andati del “Sistema Torino che funziona” (cit.) per acquistare i terreni della FIAT in cambio della promessa del già A.D. FIAT Sergio Marchionne (non vale ridere!) di spostare la produzione della Punto in loco, in attesa dell’arrivo di un nuovo modello, l’Alfa MITO. A dodici anni di distanza non vi è traccia alcuna del mantenimento di quella promessa, ma non bisogna mai disperare.

All’epoca ci credettero tutti così tanto da mettere in piedi una operazione da 67 milioni di euro pubblici pur di convincere “l’uomo col maglioncino” a non tradirci: in cambio ottenemmo però tantissimi fanta-posti di lavoro (e qualcuno reale) con un bel CIAONE al radioso futuro industriale della città. Sindaco di allora? Sergio Chiamparino, lo stesso attuale Presidente di Regione che si inalbera per la prospettiva di liquidazione del suo prodotto, “dimenticandosi” però di farci una proposta alternativa, un qualcosa che vada oltre il mendicare nuove promesse fantascientifiche del suo omonimo (ma su questo è in buona compagnia pentastellata, come vedremo più avanti). Certo, vorremmo urlare “Chiampa, dì qualcosa di sinistra sulla FIAT” ma veniamo immediatamente soffocati da quel meccanismo automatico della mente che ti ricorda il famoso “Se fossi operaio, voterei SI al referendum di Marchionne” (annus horribilis 2011) sostenuto dalla coppia Fassino-Chiamparino.

Tutto ciò è ormai storia. Facciamo un piccolo balzo temporale in avanti, e a quel che rimane alle spalle di Corso Settembrini, dove un residuo di produzione resiste e persiste, lasciandoci trasportare dalle magnifiche sorti e progressive presentate sul sito TNE: “Circa 300 mila metri quadrati di aree da restituire al tessuto urbano mediante interventi di riqualificazione urbanistico edilizi e di valorizzazione socio-economica”(3) è la definizione in neo-lingua “architettistica”delle fabbriche in stato di abbandono.
Restano gli immensi capannoni vuoti, all’interno dei quali regna sovrano lo spazio MRF (4), che altro non è se non il tentativo di creare un eventificio culturale “per favorire la coesione urbana e l’aggregazione sociale”. Cultura in luogo della produzione manifatturiera: il sogno distopico degli esegeti della Torino Capitale dei Grandi Eventi.
“L’obiettivo è creare un polo di attrazione e aggregazione, propulsore di sviluppo e fucina di creatività non solo per l’area urbana di Mirafiori ma per l’intera Città di Torino.” (5)

Non ho capito bene cosa significhi tutto ciò, se non l’assenza di prospettive concrete per il Polo Tecnologico; siamo nell’anno domini 2015-2016, abbiamo bisogno di distrarre l’attenzione pubblica dall'assenza di lavoro sul territorio cittadino, per cui cosa c’è di meglio dell’organizzazione di un concorso di idee per Mirafiori che tenga impegnati i creativi torinesi? Raccogliamo proposte, pubblichiamo rendering, facciamo presentazioni poliglotte e via, i lavoratori della Carrozzerie rimarranno perduti per sempre, nascosti sullo sfondo della narrazione.

Già, peccato però che tutto ciò sembri funzionare: neanche la FIOM (il glorioso e storico Sindacato dei Metalmeccanici) si pone dei dubbi a riguardo e decide di festeggiare i propri 115 anni proprio qua dentro. La Federazione dei Lavoratori Operai si ritrova nell’estate 2016 a cucinare porchetta e bere birra all’interno del tempio (abbandonato) alla ex one-company-town che mai più ritornerà, nonostante le cicliche promesse.

Tanto per alimentare ulteriormente e periodicamente il “fuffa rising” (cit. “God bless you sista”), in occasione del Salone Off 2017 è stato organizzato all’interno dei capannoni Mirafiori un quasi-rave party durante il quale Alessandro “Scuola Holden” Baricco ha letto, con sottofondo musicale di Francesco “Baustelle” Bianconi, il capolavoro letterario di Steinbeck “Furore” (peccato che venga trattato come un prodotto di consumo o un Fabio Volo qualsiasi), che all’interno delle centinaia di pagine tratta altrettanti temi socio-politici, tra i quali il dramma del lavoro e dell’anti-sindacalismo (sebbene venga presentato nelle locandine ufficiali come un romanzo sull’immigrazione e basta, parola-chiave che fa subito progressista). Chissà in quanti si sono accorti della simbologia del luogo in cui venivano decantate queste sublimi pagine della letteratura novecentesca.

Un entertainment elitario per ingannare il tempo in vista del compimento delle promesse produttive di Marchionne (alla lista d’attesa si è aggiunto nel frattempo il Compagno Giorgio Airaudo).
Insomma, nulla di nuovo sul fronte occidentale. Scrolliamo lentamente la cronologia degli eventi del gruppo “Mirafiori-TNE” fino ad arrivare al 3 maggio 20176: una deliberazione di Giunta Comunale (da proporre al Consiglio) inserisce tra gli indirizzi per l’assemblea straordinaria di TNE del 29 maggio quello di liquidare la Società stessa (curioso che in 12 anni la Città non si sia praticamente mai seduta a quel Tavolo, e al primo giro lo fa per chiudere questo surreale progetto di rilancio): causa scatenante sembra essere l’impossibilità di partecipare al necessario aumento di capitale di 6 milioni (tra Regione e Comune) utile a rimborsare la ex Provincia ora Città Metropolitana (governata sempre dalla Appendino, ricordiamolo) che decise nel 2014 di uscire dalla Società TNE.
Insomma servono tre milioni ma non li abbiamo, per cui chiudiamo baracca e burattini (e capannoni) e andiamo a casa.

Qua sorge una prima domanda: perché quei tre milioni non erano stati inseriti a bilancio previsionale (nel frattempo approvato)? Le risposte possibili sono due: o si sono semplicemente dimenticati, oppure già sapevano che avrebbero proposto la liquidazione da lì a breve. O più probabilmente non sapevano ancora che pesci pigliare, come vedremo dalle discrasie che emergono a partire dall’intervista di Guido Montanari su Repubblica del 30 aprile, che qualche scalpore e punto interrogativo lo destò.
Il Vice-Sindaco affermò di voler mantenere la vocazione produttiva dell’area, perché “non possiamo riempire le aree industriali solo con eventi e centri commerciali grandi o piccoli": beh i produttori di idee e grandi happening di Spazio MRF non l’avranno presa benissimo, ma non possiamo che accogliere con favore una presa di posizione simile.
Dalla stessa intervista: “Spesso viene sottovalutato il fatto che Fca ha mostrato di voler scommettere su Torino. Ha investito nella produzione in quest'area, ha riacquistato la pista e la bolla del Lingotto, ha realizzato nell'Officina 82 l'Heritage center, sta riassorbendo la cassa integrazione. Non penso che, come si dice spesso, voglia andare via da Torino.”

E siamo a tre! Dopo Chiamparino e Airaudo, anche la Giunta pentastellata si schiera dalla parte di chi auspica spera e prega che la FIAT continui (o sarebbe meglio dire “torni”?) a investire in città, con “la nuova classe operaia” ad alto contenuto tecnologico, latori di innovazione e sperimentazione. E chi meglio del Politecnico, che già è insediato nella zona con il corso di ingegneria dell’automobile, può fare una bella joint-ventures, ovviamente per il bene di Torino? Magari insieme a qualche fondazione bancaria, con Spazio MRF trasformato in fondazione ad hoc stile Ogr con Presidente Davide Canavesio, uomo di sistema già dentro TNE.

BOOM! Ma non era questo il modello del Sistema Torino sporco e cattivo? Tutto ruota intorno a Politecnico e soldi delle fondazioni bancarie che arrivano quando il Comune si trova in difficoltà nell’agire, non tanto (o non solo) per crisi vocazionale ma perché manca il money. Ma i money poi magicamente arrivano, dalle mani di coloro che decidono poi di sedersi a capo-tavola: ai tavoli da poker comanda chi porta le fiches, e qui accade la stessa cosa.

Una bella idea innovativa no? Anche perché nel frattempo l’ipotesi liquidazione è saltata: nel tempo intercorso tra la delibera di Giunta e l’assemblea straordinaria in TNE non è stata convocata alcuna commissione consiliare a riguardo, per cui nessun mandato a chiudere per la Sindaca. Anzi, dalla Assemblea straordinaria di TNE è uscita una ANSA al profumo di miele che recita così: “I soci - si legge in una nota - hanno espresso soddisfazione per il lavoro finora svolto dal management, con una visione progettuale di lungo periodo e in stretta collaborazione con tutti gli attori (Regione, Comune, Circoscrizione, società civile). Tale lavoro, prosegue la nota, ha portato in 5 anni all'azzeramento del debito, l'insediamento di diverse realtà, un introito totale di 30 milioni di euro per Tne e la gestione a vantaggio del territorio, con l'arrivo di oltre 150 mila visitatori per gli eventi temporanei allo Spazio MRF solo nell'ultimo anno.”

Contrordine compagni: è tutto bellissimo, per cui andiamo avanti così.
Devono essersi inoltre chiesti CHI, in caso di liquidazione, sarebbe stato disposto a comprarsi quei terreni, per i quali è facile immaginare degli altissimi costi di messa in sicurezza e adeguamento. Quanto può essere competitivo sul mercato un terreno che in dodici anni non ha suscitato nessuno straccio di interesse privato, manco per un centro commerciale che piace sempre a tutti?
Sì dai, ci abbiamo provato a illudervi ma, lo sapete, “sarà un supermercato che vi seppellirà” (cit. la nostra rubrica di maggior successo): ci pensano i Compagni di Novacoop a fare qui una bella galleria del cibo sano e nutriente, sul modello Fiorfiore in galleria San Federico. Un bel modo indubbiamente di conciliare centro e periferie, come annunciato in campagna elettorale.


ALL’IMPROVVISO L’INCOSCIENZA: il Manufacturing Technology Centre
Mentre aspettiamo che un privato interessato, anzi IL privato che fa politica industriale a Torino, palesi le proprie intenzioni, emerge con sempre più forza l’idea del Manufacturing Technology Centre, ispirandosi al precedente di Coventry, che ha fatto scuola: concentrazione in un unico luogo fisico di risorse scientifiche (laboratori e centri di ricerca), tecnologiche e produttive di eccellenza (start-up, imprese innovative, servizi).

Ad occhio e croce ci verrebbe da dire che è l’idea perfetta per l’area in cui per anni si è coltivato l’humus necessario per l’insieme di vocazioni che tanta ricchezza e fortuna hanno portato alla città (Cosa? Come dite? Ah non è così dato che siamo la città più povera e con più disoccupati del Nord Italia? Vabbè ma quelli sono particolari): il Politecnico è già presente a rappresentare la ricerca, mancano le start-up innovative dei giovani e spensierati studenti torinesi e un po’ di privati che facciano investimento.
Su quale e quanto lavoro producano realmente le start-up e poli di questo tipo cominciano ad emergere dubbi accademici a riguardo, dopo un decennio dalla nascita del modello di Coventry, ma sappiamo che il “Sistema Torino, Sistema Italia” (cit.) è bravo a far proprio modelli che hanno già dimostrato le proprie pecche nel Paese d’origine.

Su quali e quanti investimenti privati convergeranno sullo Spazio TNE emergono ancora maggiori punti interrogativi: mentre Penelope tesse la sua tela per il maglione di Marchionne, gli altri imprenditori che cosa chiedono? Lo hanno spiegato molto bene al Forum dell’ Unione Industriale torinese di metà giugno: investimenti pubblici per profitti privati, una visione pubblica della città basata su progetti e piani d’investimento privati e, dulcis in fundo, l’applicazione di tutte le clausole del Jobs Act (vi eravate mica illusi di trovare un lavoro con tutele novecentesche?).

Che dire? Difficile fare i palati fini di questi tempi, in fin dei conti (e qui siamo seri) questo progetto non fa altro che far convergere sull’area simbolo di Torino la città policentrica, pirotecnica e politecnica descritta nel celeberrimo studio di Belligni e Ravazzi ma, proprio unendo le diverse criticità sia del “modello Coventry” che gli studiosi rilevano dopo dieci anni, sia delle trasformazioni di Torino, ci piacerebbe porre queste discrasie tra narrazione e realtà al centro del dibattito pubblico.

Se l’obiettivo del rilancio è quello di creare lavoro nella città del Nord Italia con il più alto tasso di disoccupazione giovanile ben venga, ma chiediamoci da subito quale tipo di lavoro genera e destinato a chi: i 3800 cassintegrati citati all’inizio del percorso per Mirafiori e le migliaia di giovani della città universitaria hanno una certa urgenza di conoscere il proprio futuro.



RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:


LINK UTILI:

mercoledì 5 luglio 2017

SALONE DEL GUSTO ALL LIFE LONG: LA FOODIFICATION DI TORINO

Si fanno sempre più interessanti le proposte dell’Assessore Sacco sulla nostra città: si temeva la città grigia, il buio oltre e dentro la siepe, le cavallette a distruggere la Torino dei grandi eventi, del loisir e del buon cibo e del bere di qualità.
Mavvà, era tutto finto! L’ Assessore un Sacco gentry ha una nuova proposta scintillante per la città: i distretti enogastronomici nelle zone della movida! “Tutte le città come Disneyland” recita il pluri-citato libro di Prof. Semi, mentre ieri sera Pagliassotti ci raccontava di un futuro semi-distopico con il centro città trasformato in un parco divertimenti.

Ma quale distopia, ma quali iperboli! Il futuro è qui e comincia adesso, e l’Assessore Sacco sta cercando di dare vita a tutti i sogni più reconditi e inconfessabili degli esegeti progressisti che hanno governato le trasformazioni sabaude degli ultimi vent’anni: la città trasformata in “distretti gastronomici”, con una strategia “che si basa soprattutto sulla comunicazione”. Il tema vegan in Vanchiglia, quello enologico a San Salvario, il divertimento ai Murazzi. Chissà se ci saranno anche le frecce per terra che indicano la direzione da seguire come a Ikea.
Altro che repressione anti-movida, altro che fascismo! La base pentastellata che contestava Salone del Gusto e narrazione da parco giochi dovrà buttare giù l’ennesimo boccone amaro, forse il più grande: un mese a parlare di movida sì/movida no, di distretti “quality” del food e di mojito da asporto.

Siamo passati dalla retorica quasi ossessiva sulle periferie e la contrapposizione code ai musei/code alle mense all’ ampliamento delle zone movida (I Murazzi devono riaprire!) e la giustapposizione code ai locali vegan/code per il drink di qualità.
O forse l’anti-sommossa servirà ad allontanare chi intende mangiare carne a Vanchiglia o bere vino scadente a San Salvario: non osate farlo, qui solo quality! E i poveri continuino a mangiare merda (ops, junk food, suona meglio) in periferia.

Nel frattempo si rilancia l’idea di riaprire i Murazzi, come se bastasse tirare fuori le chiavi del portone: sia chiaro, è ovvio che i Muri vanno salvati dalla desertificazione in corso, e pochi meglio di noi hanno seguito l’iter di questi ultimi anni. Problemi tecnici apparentemente insormontabili hanno preso il sopravvento su volontà politiche di qualsiasi colore. Per questo avremmo alcune domande da fare all’ Assessore (le facciamo qui, tanto sappiamo che intervistare un Assessore pentastellato è più complicato del Passo del Mortirolo):

Come pensa l'Assessore Sacco di risolvere in meno di un anno tutte le questioni tecniche e politiche relative ai Muri che si sono “accumulate” in tre?
Dei vecchi bandi sui Murazzi cosa ne facciamo?
Interessante la questione dei distretti gastronomici, ma come pensa di crearli?
Limitando le licenze (ammesso e non concesso che qualcuno riesca a farlo data la relativa liberalizzazione)? Proprio lui che sembra il più liberista e vicino ai commercianti tra i “tecnici” della Giunta?
Ultima (banale) provocazione: un locale con bere di qualità che si ritrova nel distretto del cibo di qualità che fa, chiude?

Aldilà delle facili ironie e battute che si possono fare a riguardo, ci piacerebbe che la stagione estiva degli annunci finisca qui: abbiamo già visto quanti danni ha fatto una comunicazione errata sull’ordinanza 46. Dall’asporto sì/vetro no/somministrazione forse, con relativa rappresaglia in Piazza Santa Giulia, non vorremmo assistere ad un nuovo teatrino comunicativo a riguardo, giusto perché poi è facile accusare i quotidiani parte del gombloddoh giudo-plutaico-massonico. Diteci come volete fare, spiegatecelo fino in fondo e poi si valuterà: se scopriremo che è l’esatto contrario del programma elettorale e l’esatta “prosecuzione con altri mezzi” della Torino progressista dei ricchi premi e cotillon ce ne faremo una ragione.

E con noi tutti gli attivisti e i portavoce che continuano a considerare gli Assessori dei semplici tecnici al servizio del Movimento e di Torino.

domenica 11 giugno 2017

IL SISTEMA GATTOPARDO NON ESISTE

Dopo una settimana di tentennamenti politici e comunicativi, il Movimento torinese ha fatto la scelta più naturale: utilizzare il proprio nuovo house organ, cioè La Stampa torinese, per rilanciare l'immagine della Giunta Appendino con una intervista fiume a doppia pagina, e sacrificare nel contempo la testa più debole, l'Assessora Giannuzzi che i media mainstream hanno subito descritto come quella spesso in lacrime, come se fosse una cifra politica degna di nota.

Rocambolesco il tamtam mediatico di ieri che legava il licenziamento di Giannuzzi ai fatti tragici di Piazza San Carlo. La Sindaca giura e spergiura che non vi è assolutamente nessun legame tra i due fatti, e le crediamo: nessuna persona sana di mente può imputare ad un solo individuo la responsabilità di un dramma collettivo.

A quanto pare, il balletto delle deleghe (e di una poltrona) era già previsto da tempo, e anche questo risulta credibile conoscendo la perversione politica dell'ideologia grillina degli incarichi a tempo. 
Il tempismo è quanto mai sciagurato però, e non basteranno certo due righe sul cartaceo di oggi ad annullare la liason creatasi ieri. Davvero non si sarebbe potuto aspettare qualche settimana, giusto il tempo per preservare la propria collaboratrice da un collegamento di responsabilità atroce, che stenderebbe un toro? L'opportunità politica di un avvicendamento nella squadra di governo si è trasformata in opportunismo politico della peggior specie gattopardesca.

Cade anche il dogma degli assessori tecnici, entrando ufficialmente in Giunta il politicissimo Alberto Unia (che si sta occupando tra le altre cose della grana dei campi rom).  Unia è il rappresentante di un gruppo consiliare che è cresciuto tanto quest'anno (Cit. Appendino), dovendo mantenere col territorio e i comitati un rapporto che si sta facendo sempre più critico.

Non è soltanto un balletto di nomi, ma anche e soprattutto di deleghe. A novembre scorso descrivemmo la concentrazione di deleghe nell'Ufficio di Gabinetto, una concentrazione che trasformava Paolo Giordana in un dominus seppur senza ruolo dirigenziale.

La delega alle manifestazioni culturali fu una delle più importanti, sottratta a Francesca Paola Leon per darne la gestione a Giordana, assieme alla comunicazione. Il primo "disastro importante" è stato Natale con i fiocchi, il secondo flop celebre è stato Narrazioni Jazz, che ha ottenuto accoglienza tiepidissima e nessun riscontro pubblico.

Dopo i fatti di Piazza San Carlo, è sembrata scelta obbligata "restituire" la delega alle manifestazioni all'Assessore alla cultura per evitare altre cadute e tacitare i commenti negativissimi degli operatori del settore.

Non disperate, nel Gabinetto del Sindaco non rimarranno con le mani in mano dato che fra una settimana gli uffici delle manifestazioni culturali traslocheranno lì, come previsto da settembre. Nel frattempo la Fondazione Cultura riceve incarichi nuovi, validi fino al 2020, per cui la tanto sbandierata chiusura dell'ente simbolo del fassinismo è rimandata ulteriormente.

La delega alla polizia municipale passerà all'Assessore allo Sport Finardi, e nel contempo la Sindaca si libererà di altre deleghe minori (o le toglierà a Giordana a seconda dei punti di vista) per avere maggior spazio di azione politica.

Riassumendo: l'insoddisfazione del gruppo consiliare verso il potere assoluto di Giordana e dintorni segna una sua prima, piccola vittoria. Il ridimensionamento del suo ruolo è evidente, una scalfitura che almeno mediaticamente dà un segnale importante.

Staremo a vedere se vi sarà anche un conseguente passaggio di potere dall'Ufficio del Gabinetto al rappresentante di un Consiglio Comunale probabilmente più vicino alle istanze che fecero la fortuna di Chiara Appendino e soci giusto un anno fa di questi tempi.

mercoledì 7 giugno 2017

3 GIUGNO 2017: TORINO SI SVEGLIA NELL' (IM)PREVEDIBILE

Venerdì mattina al deposito della GTT ci si impegna nel fissare le bandiere italiane sopra i mezzi, mentre su qualche macchina parcheggiata in doppia fila sotto casa si caricano i bagagli prima di imboccare l’autostrada che porta via, lasciando per qualche giorno tutto alle spalle. Tutto forse ad eccezione di quella finale che si gioca il giorno seguente e che crea alle casse dei supermercati le code di carrelli pieni di birre da gustarsi in compagnia, davanti al televisore, con la macchina sotto casa questa volta pronta al carosello di festeggiamenti.
È impossibile non essere anche solo sfiorati da un evento mediatico delle proporzioni di una finale di Champions League. Basta inciampare sul telecomando per imbattersi in un commento, sfogliare un qualsiasi giornale per trovarvi almeno un trafiletto, aprire un social per subire sogni di gloria e sfottò. Se poi a giocarsi quella finale c’è la squadra più amata ed odiata dagli italiani, la Juventus, e si vive a Torino o dintorni, si è necessariamente protagonisti, anche proprio malgrado, del trasporto cittadino.
Da giorni Cardiff è un parco giochi blindato per bimbi di ogni età, razza ed estrazione sociale, mentre sabato a Torino, al solito bar, le mani del cameriere quasi tremano servendo caffè e chiedendo pronostici secchi ai clienti. Il giornalaio, tifoso contro, è divertito perché sa benissimo che quell’uomo con l’aria da tapino che da una settimana a quella parte va tutti i giorni a prendere una copia di Tuttosport, il giorno dopo si presenterà solo in caso di vittoria della Juventus. Pro o contro, sembra non esserci altra scelta, l’indifferenza pare addirittura mal tollerata e il diniego verso un cenno di disinteresse male si cela dietro ad uno sguardo che sfugge.
È una giornata calda e assolata, di quel caldo torrido di cui si è autorizzati a lamentarsi a parole, mentre con la mente si sogna l’estate, le ferie, il meritato relax. Sarà che c’è chi la bella stagione la sta già assaggiando al mare o in montagna, e chi lo shopping del sabato pomeriggio l’ha anticipato al venerdì di festività, ma sembra un sabato diverso, meno caotico, almeno sino a quando sotto i portici, alla ricerca di un poco di ombra, non iniziano a passeggiare maglie bianconere. Davanti al Mc Donald’s il solito capannello di ragazzini è completamente indifferente allo sbuffare plateale di quello di ragazzine che lo accompagna. Qualche papà passeggia mano nella mano col proprio bimbo in completo juventino con tanto di bandiera e cappello. Fuori da un bar, Morettone alla mano, fanno comunella dei tifosi dagli accenti liguri e toscani, tra i tanti venuti da tutta Italia per festeggiare a casa della propria squadra del cuore.

In piazza San Carlo qualche appassionato è seduto in terra sin dalle 15.30, come se al posto di una partita di calcio si attendesse l’esibizione di un gruppo rock leggendario. Sono solo i primi, poi il traffico, clacson che suonano, la ressa e le maglie bianconere in marcia verso la piazza.
Le vie del centro lentamente si svuotano, Torino addenta una pizza sul divano, o guarda il maxi-schermo pronta alla grande sfida. Una coppia di turisti stranieri di mezza età legge un menù dalla vetrina di un ristorante. Lui pone l’attenzione sul cartello che recita “Juventus – Real Madrid h 20.45”. Lei scuote la testa e tira dritto. Un altro locale espone orgogliosamente una lavagnetta con scritto “Qui da noi si può NON guardare la partita”, un’oasi per l’altra Torino, quella che finalmente può rosicchiare ad un sabato sera un paio d’ore di tranquillità, passeggiando per la città in una silenziosa serata di fine primavera, con un gelato in mano per una volta non conquistato a spallate. Un sussulto, delle urla: ha pareggiato la Juventus. Il barista di un insolitamente deserto locale tradisce la propria tensione mentre prepara un mojito: “Se vincono, stasera ci tritano”. “Peggio se perdono”, lo corregge la collega.

L’altra Torino, quella disinteressata e/o lavoratrice sa di avere i minuti contati; nel frattempo una futura sposa sorride durante la cena per il suo addio al nubilato. Erano mesi che tentava di provare la cucina di quel ristorante e, complice la partita, le sue amiche sono riuscite a portarcela. La cena è gustosa proprio come se la aspettava, gli antipasti i primi quel gustoso secondo così delicato. Ora manca solo il caffè.
Ma qualcosa va storto: prima le urla, poi all'interno del locale si catapultano una, due, tre, decine di persone e senza neanche sapere il perché la ancora per poco nubile festeggiata si ritrova nel cortile del locale, circondata da magliette della Juve insanguinate, tra pianti e confusione generalizzata.
È successo qualcosa, ma che cosa? I feriti rinchiusi nel cortile stanno faticosamente razionalizzando ed abbandonando l’idea di essere braccati, ma sono ancora in scacco al terrore, faticano ad esprimersi. Qualcuno prima in piazza ha iniziato a urlare, a spingere, è caduto sui cocci di vetro, si è rialzato miracolosamente ed è fuggito.
Nel giro di tre minuti la piazza si svuota, lasciando in terra centinaia di scarpe, borse, zaini, telefoni ed ogni sorta di effetto personale. L’unica cosa che conta ora è salvare la propria pelle, salvaguardarla dal prossimo che sta fuggendo ovunque, ma via da lì.

Il resto è storia raccontata dalle decine di video che continuano ad accumularsi in rete, dalle testimonianze di chi c’era e di chi ha accolto i feriti nei propri locali. Non è mio compito polemizzare sulle modalità di gestione dell’evento, il perché degli incidenti è palese. Dubito del fatto che verrà individuato un fattore scatenante, un accaduto ben preciso e definito dal quale è scaturito il tutto e anzi, proprio questa difficoltà, l’impossibilità di reperire ricostruzioni univoche, dimostra l’irrilevanza oggettiva dell’eventuale episodio.
Non abbiamo dovuto neanche aspettare il fischio finale per capire che avevamo perso. Questa è una partita nella quale siamo perennemente in svantaggio, una di quelle che non si concludono con un triplice fischio che sancisce una vittoria o una sconfitta, la gloria o l’oblio. L’avversario è sottile, polveroso, tanto che l’unico modo per combatterlo nella sua terrificante imprevedibilità è fingere che non esista, almeno sino a quando non ci si schianta contro in uno di quei momenti che si attendono da mesi, da anni o da una vita, uno di quei giorni in cui ci è concessa l’evasione, una riconciliazione con noi stessi grazie ad un pizzico di frivolezza.

Quella di sabato è una presa di consapevolezza: tutti, più o meno direttamente, siamo vittime degli effetti scenografici degli attentati terroristici, anche chi si ritiene immune è costretto a fuggire per difendersi dallo sgomento che assale la folla. In questo periodo storico il panico non fa prigionieri, sottrarvisi rende colpevoli quando non addirittura bersagli vulnerabili per chi vi ha ceduto.
Eppure, possiamo dirlo: non è successo nulla di quanto molti tra i presenti in quella piazza hanno temuto che stesse accadendo, anche se quelle stesse persone non dimenticheranno facilmente la stretta del terrore nel loro stomaco, proprio come i restanti faticheranno ad accettare l’idea di aver messo in pericolo qualcosa, se non tutto, per “un niente”.
Tra pochi giorni, in occasione della festa patronale, avremo occasione di testare il nostro grado di consapevolezza alla luce di questi fatti: siamo, ognuno per la propria parte, ancora in grado di riconoscere la differenza tra un rischio e un pericolo? Chi ci governa riuscirà a fornire misure di sicurezza adeguate? Noi saremo in grado di non fare il gioco del terrorismo avvertendo un pericolo costante che grava sulle nostre spalle?
Sabato notte Torino tace o al più sussurra davanti ai portoni, si guarda negli occhi, si riflette nello specchio e si chiede come sta. Fa un’ultima telefonata, risponde al messaggio dell’amico lontano che non può capire, ma a cui deve ammettere che non sa spiegarsi cosa sia successo, forse un nulla che ha scatenato un’immagine latente in un brivido del reale.

                                                                                                              Marcoperucca

martedì 6 giugno 2017

“PIAZZA SAN CARLO, ABBIAMO AGITO COME NEL 2015”: L’ALTERNATIVA CHE NON C’È

“Il soggetto organizzatore, Turismo Torino, ha operato con le medesime modalità messe in atto nel 2015 in occasione della finale proiettata il 6 giugno”. Con queste parole, domenica, il sindaco Chiara Appendino apre la sua linea difensiva circa le responsabilità politiche e organizzative dell’evento in Piazza San Carlo.
Un paragone con la precedente amministrazione che, a nostro avviso, conferma la tendenza verso una continuità con la Giunta "Sistemica" che mai avremmo voluto sentire. Si voleva essere alternativi, migliori, diversi dal Sistema Torino, anche e soprattutto nelle politiche culturali e di grandi eventi ma ci si riduce, a frittata fatta, in compagnia di questura e prefettura, a scaricare la responsabilità su precedenti organizzazioni, su ambulanti abusivi e giovani ultras juventini a torso nudo con zainetto.

Certo, gli ambulanti che vendono vetro all'interno dell’area evento non si possono vedere e forse dovremmo cominciare a pensare che su 30.000 persone in forte stato di attivazione emozionale è quasi scontato che alcuni individui si mettessero ad urlare “bomba” al suono di una bomba carta o di una ringhiera caduta a terra. L’attesa per il triplete, l’impresa storica per cui la folla si era radunata non potevano non alimentare un clima di fibrillazione che ha reso fertile il terreno alla psicosi collettiva dell’attentato terroristico.

In tal senso troviamo squallido il tentativo di cercare un capro espiatorio tra i ragazzi nei video pubblicati, alla ricerca di movenze o atteggiamenti parziali e decontestualizzati che potessero giustificare uno stato di colpevolezza del singolo che avrebbe automaticamente assolto i corpi politico-istituzionali e la collettività da qualsiasi responsabilità, dolo e dovere di riflessione sui tempi che cambiamo.

Non vogliamo fare qui una disamina sulla qualità del piano di sicurezza approntato per l’evento in Piazza San Carlo di sabato scorso, né tanto meno se sia stato conforme alle nuove disposizioni in materia di sicurezza proposte da Franco Gabrielli: i social pullulano di esperti laureati a Palazzo Nuovo in “Sistemistica di sicurezza & management della folla”, potete chiedere a loro.

Presumiamo che anche una finale di Champions League (o Coppa dei Campioni come l’ha romanticamente definita l’ex Sindaco in Sala Rossa) giocata ricalcando perfettamente i dettami della suddetta circolare sarebbe successa la medesima cosa.
Perché purtroppo la verità è agghiacciante nella sua semplicità: Il fantasma del terrorismo è entrato nella coscienza collettiva a tal punto da divenire “reale”, concreto, “vero” nei suoi effetti in un contesto caotico come quello di sabato scorso (ed è per questo che ogni paragone con gli eventi del 2015 è oltremodo fuoriluogo).
Un fantasma invisibile ma reale con cui occorrerà fare i conti, perché anni di sovraesposizione mediatica al tema ci hanno fatto diventare ultra-sensibili e pronti a scattare come una molla alla prima scintilla.

Ci tocca dare ragione, per una volta, al nostro padre putativo Piero Fassino che ricorda agli Amministratori a cinque stelle di quanto eventi del genere vadano valutati caso per caso.
Auspichiamo che il refrain utilizzato a mò di scusa “abbiamo fatto come facevano gli altri” non si senta più, perché l’alternativa era Chiara (ricorre oggi il primo compleanno dal primo turno di elezioni comunali 2016), ma le politiche sembrano poco alternative alle precedenti (ed anzi talvolta si rivendica la continuità).  Le stesse dichiarazioni di ieri pomeriggio relative alle strette in materia di sicurezza ci paiono volgere verso una direzione errata.
La rinuncia da parte della Sindaca alla delega alla sicurezza che si prospetta in queste ore potrebbe essere una buona soluzione per andare oltre quella concentrazione di potere nel Gabinetto del Sindaco che noi per primi denunciammo già dieci mesi fa.
Non ci fa però rimanere tranquilli che sia destinata nelle mani dell’Assessore allo sport Roberto Finardi (quello della difesa alla X MAS per intenderci), perché non è con la repressione ed il controllo che si liberano le menti dalla paura degli attentati.
Giusto per aggiungerci una visione sistemica che non può mai mancare alle nostre riflessioni, sarebbe interessante e fecondo che anche Questore e Prefetto, insieme al Comando dei Vigili Urbani, vengano affiancati alla Sindaca sul banco degli imputati dato che, aldilà delle ordinanze non emanate, le regole per il rispetto di alcune questioni di piazza esistono da sempre.
Resta il fatto, forse troppo sottovalutato, che la piazza stessa ha in parte compromesso la propria sicurezza: se i rifiuti non fossero stati buttati per terra ma nei cassonetti della spazzatura, se le birre non fossero state comprate dagli abusivi ma nei normali esercizi commerciali (magari chiedendo la plastica in luogo del vetro sostituendosi come singolo cittadino al ruolo dell’ Amministrazione che avrebbe dovuto emanare quella famigerata ordinanza sul vetro) i danni alle persone sarebbero stati molto minori.

Sembra scontato, ma non lo è: inseriamo tra gli imputati della vicenda un “senso civico all’italiana”che ha contribuito alla "tempesta perfetta" di piazza S.Carlo, che auspichiamo potrà ospitare ancora grandi eventi di piazza e non venga tolta alla cittadinanza per via di una serata organizzata male.

mercoledì 24 maggio 2017

MIGRANTI ED EX-MOI: IL COMUNE SI MUOVE, IN BUONA COMPAGNIA…DI SAN PAOLO

Cominciano a vedersi dei segnali sul fronte delle palazzine di Via Giordano Bruno “di proprietà del Fondo Immobiliare Città di Torino gestito da PRELIOS SGR S.p.A”, come tiene a sottolineare il comunicato di Compagnia di San Paolo diramato ieri per annunciare l’audizione del (suo) Project Manager Antonio Maspoli alla conferenza Capigruppo in Comune.
"La situazione, come previsto, è complessa- commenta Antonio Maspoli-  soprattutto perché ci siamo trovati di fronte alla totale assenza di un censimento della popolazione che occupa i locali. Per questo è stato necessario iniziare con una mappatura volontaria degli occupanti, circa 120 per ora, che sarà approfondita da un censimento effettivo. La mappatura consente già di iniziare un percorso di formazione lavorativa e linguistica (la maggior parte degli occupanti non parla italiano), e sono stati individuati alcune linee di inserimento, grazie alla disponibilità e la collaborazione da parte di alcune aziende produttive di altre Regioni".
Questo è quel che ci è dato sapere dal comunicato stampa della maggioranza consiliare pentastellata, che mette in luce come sia la Compagnia di San Paolo (do you remember “il Sistema Torino da abbattere!”?) a tirare le fila e “sedersi a capo-tavola” come dichiarato dalla consigliera di minoranza Eleonora Artesio in una intervista ai nostri microfoni un mese fa.
Da quanto emerge invece dal comunicato congiunto Città di Torino – Regione Piemonte – Compagnia di San Paolo – Diocesi di Torino (da leggere tutto d’un fiato) il Protocollo d’Intesa tra le parti prevede come obiettivo “l’emergenza abitativa e lavorativa degli abitanti delle PALAZZINE OCCUPATE PER CONSENTIRNE LA GRADUALE RESTITUZIONE e verificarne i possibili utilizzi a fini della RIQUALIFICAZIONE URBANA E SOCIALE, procedendo alla definizione di percorsi condivisi” (il maiuscolo non è un errore di battitura, ma un sottolineare che probabilmente PRELIOS SGR S.p.A ha nuovamente bisogno dei suoi immobili per specul…ehm ehm….riqualificare la zona).
Lo strumento sarà quello della progettazione condivisa, con il coinvolgimento degli abitanti (ma non delle Circoscrizioni stando a quanto dichiarano i rappresentanti territoriali PD); la prima fase del progetto sarà “conoscitiva degli abitanti delle palazzine occupate”, con una susseguente “ricollocazione abitativa e di interventi di inclusione lavorativa e sociale e valutazione dei profili individuali”.

Continueremo a tenere d’occhio la situazione con la speranza e la fiducia nel fatto che, aldilà degli attori sistemici presenti al Tavolo, questo processo sarà indirizzato verso “il bene dei migranti”, qualsiasi cosa questo possa significare e di qualsiasi contenuto ognuno di noi lo voglia riempire.
(di seguito il comunicato stampa "iniziativa MOI 23 maggio" http://www.compagniadisanpaolo.it/ita/News/Iniziativa-MOI-migrazione-opportunita-e-inclusione)



martedì 16 maggio 2017

UN ASSESSORE UN SACCO GENTRY: TURISMO E CEMENTO A 5 STELLE

Gentrifying Turin

Vi ricordate il nostro commento sulla pagina Facebook pubblicato nel marzo scorso intitolato “NO TAXATION WITH GENTRIFICATION”? Davvero, non ve lo ricordate? Vabbè, vi perdoniamo e ve lo riassumiamo: si commentava la delibera firmata dall’ Assessore Sacco (ed esaltata da La Stampa) relativa al regolamento comunale n. 329 per l’esercizio dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande notando due particolari interessanti (se volete leggerlo per intero e non usate Facebook ve ne riportiamo il testo più sotto)

Il primo è il crescente potere “urbanistico-commerciale” dell’Assessore Alberto Sacco, il secondo è la totale continuità d’azione in questo ambito, specie quando la direzione della Giunta viene indicata dal membro in questione.
Le modifiche apportate riguardano agevolazioni fiscali per chi deciderà di aprire nuove attività con una attenzione particolare, quasi spasmodica, ai turisti: wi-fi, aperture estive e diffusione delle iniziative della Città. Lunedì pomeriggio la maggioranza pentastellata ha approvato la delibera in Consiglio Comunale, dando il via libera al proliferare di nuovi e scintillanti locali che offriranno birra artigianale, wi-fi gratuito e arredamento hipster sempre aperti, anche a Ferragosto (come affermato chiaramente in Aula), per favorire l’afflusso turistico (con buona pace di camerieri e bartender già precari di per sé).

Una “no tax area” che vale formalmente per tutta la città, ma che siamo certi verrà sfruttata al 98% nelle zone di Torino dove l’ultima cosa di cui si sente la mancanza è di altri “distributori di alcolici” ricolmi di flyers sui grandi e piccoli eventi culturali cittadini. Se avete ancora qualche dubbio a riguardo, vi aggiungiamo l’interessante dato che il Gruppo Consiliare PD ha votato compatto a favore della delibera*: sarà una lotta all’ultimo sangue nella conquista dei voti di centro, Crocetta, Sansa e Vanchiglia!

Davvero se ne sentiva un così forte bisogno (le NO TAX AREA spaccano nel modello di città grillino, vedi Open For Business) da annunciare urbi et orbi la realizzazione di “uno dei punti del nostro programma elettorale” (saremmo curiosi di capire quale in particolare)?


Cementifying Turin
In attesa dell’approvazione consiliare della “delibera hipster”, nel mese di aprile la Giunta ha approvato una delibera a firma Appendino, Montanari, Sacco, Rolando e Giannuzzi in cui si elencano gli interventi urbanistici da avviare entro l'anno, come procedimento amministrativo da portare in Consiglio per l’approvazione necessaria a mantenere gli equilibri di bilancio (cioè gli oneri di urbanizzazione da incassare in parte corrente, che tanta giusta polemica hanno generato in fase di approvazione del bilancio previsionale). La lista è impressionante, contiene interventi già finiti sotto le luci della ribalta, ma ci piace ribadirli tutti insieme tanto per darvi una idea del “consumo territorio zero”.

Fate un ampio respiro e provate a leggerli tutti d’un fiato: modifica Convenzione Officine Grandi Riparazioni (O.G.R.); Ex Arcate MOI; Città della Salute; P.E.C. Westinghouse; P.E.C. Romania; Lingotto GL/GWM; Lingotto Green Pea; Porta Susa Mezzanino; Modifica P.E.C. Cascinotto RSA; Modifica PR.IN Botticelli; P.E.C. Bertolla; Variante via Botero; Variante R.I.R.; Variante n. 280 Saima Sud; Variante Jolly Sport, via Nizza; Variante Sesia/Fucine, via Basse di Stura; Variante n. 283 Quartiere Dora; Variante via Pianezza; Accordo di Programma Santa Croce.

Il particolare ancora più interessante del documento arriva però a pagina 3: "considerata la valenza strategica di taluni degli interventi sopra elencati, i relativi provvedimenti di approvazione dovranno essere altresì coordinati con l’attività del neo-costituendo Servizio Sviluppo Economico-Progetti Speciali. "

Esattamente con la stessa tecnica burocratico-amministrativa utilizzata per la creazione dell’ufficio di Gabinetto di Paolo Giordana “riempito” di funzioni responsabilità e poteri con Open for Business, è stato creato un nuovo Servizio cui hanno affidato la direzione di corposi e importanti progetti cittadini, in seguito attribuito con una “semplice” riorganizzazione nel nuovo organigramma dell'Ente (derivante dalla nomina dei nuovi Direttori centrali) a nuovi referenti, politici e di potere. Provate a indovinare a chi? Beh, essendo questioni urbanistiche si tratterà di Montanari no? Nein. Quello vuole la decrescita, meglio non rischiare: l’Assessorato di riferimento è quello di Sacco (possiamo dire che vi avevamo messo in guardia già qualche mese fa?), il Direttore del Servizio Sviluppo Economico-Progetti Speciali sarà Paola Virano, ex Direttore dell'Urbanistica e dei Lavori Pubblici.

Il neo-costituendo settore citato nella delibera è riportato nell'organigramma all'interno della Direzione Commercio, Lavoro, Turismo, Attività Produttive e Sviluppo Economico, che non è alla dipendenza di Montanari come assessore ma di Sacco. E il relativo direttore, che dirige ad interim anche il settore medesimo, è la Virano, ex Direttore dell'Urbanistica e dei Lavori Pubblici, oltre che Direttrice dello Urban Center nell’Epoca Fassino, defenestrata dalla nuova Giunta con le recenti nuove nomine di poche settimane orsono (Lo Spiffero rumoreggiava a proposito del fatto che tra Virano e Montanari non scorresse buon sangue, e i fatti sembrano dar ragione anche alla redazione web che guarda dallo spioncino delle porte comunali).

Va bene, troppo burocratese, ve lo riassumiamo secondo il nostro punto di vista sulla vicenda: per la gestione amministrativa ed economica di tutti i progetti urbanistici compresi nell’interminabile elenco di cui sopra, l’Assessore all’ Urbanistica Guido Montanari dovrà in qualche modo dipendere dalle decisioni e valutazioni della Direttrice Paola Virano, a sua volta in qualche modo sottoposta al suo Assessore al Commercio di riferimento Alberto Sacco.
Un colpaccio niente male per un Assessore partito in sordina dieci mesi fa, e ora garante massimo della continuità con la precedente amministrazione PD.



(dalla pagina Facebook di Sistema Torino, 16 marzo 2017)
NO TAXATION WITH GENTRIFICATION!
Vuoi aprire un nuovo locale trendy con il wi-fi?
Vuoi essere baby-friendly ed essere "il biglietto da visita della città" per i turisti, come recitava un post del M5S Torino di ieri in relazione a Borgo Aurora?
Bene, la delibera dell' Assessore Sacco fa proprio per te!

Arrivano gli incentivi fiscali per chi vuole aprire una nuova attività commerciale in qualsiasi zona di Torino, con criteri che, ca va sans dire, privilegiano chi lavorerà per i turisti.
Beh niente di nuovo, oseremmo dire: e neanche nulla di disdicevole nel praticare questo tipo di agevolazioni, anzi.

Ci chiediamo solo se qualcuno della Giunta abbia mai letto Gentrification. Tutte le città come Disneyland? dell'amico e Professore Giovanni Semi: si potrebbe così intuire quale sarà la direzione che prenderà questa delibera, ovvero il proliferare di sempre nuovi scintillanti locali che offriranno birra artigianale, wi-fi gratuito e arredamento hipster, sempre aperti anche a Natale per favorire il turismo (con buona pace di camerieri e bartender già precari di per sè).
Fa un po' specie che un movimento sempre pronto a contestare la "liberalizzazione Bersani" sui locali, i dehors (altro scandalo pronto a scoppiare a breve), le zone della movida pro-PD, ora non si accorga che "le due città" esistono ancora e, forse, un provvedimento del genere non farà che aumentare lo iato tra zone gentry e periferie (NESSUNO PENSA ALLE POVERE PERIFERIEEEE!!).
Una proposta interessante sarebbe potuta essere quella di creare zone "no tax area", andare alla ricerca di quartieri potenzialmente necessitanti l'apertura di nuove attività commerciali, piuttosto che "fingere" un provvedimento per tutti che si concentrerà invece nei soliti due-tre quartieri.

Viene da fare la battuta troppo facile che per le periferie continueranno a esserci i centri commerciali, nonostante i tentativi di opporvisi da parte dell' Assessore Guido Montanari.
Per ora è l'attivismo dell' Assessore Sacco a prevalere (ci fu una percepita frizione in relazione al mercato di San Salvario un paio di settimane fa), sempre pronto a favorire la continuità con le scelte dell' Amministrazione precedente.
Chissà, magari un giorno scopriremo che le due città esistono ma non sono da ricercare nella distinzione centro-periferie, bensì tra quella aperta a qualsiasi iniziativa privata e commerciale da legare al turismo promossa dall' Assessore Sacco, e quella che tenta (per ora con scarsi risultati) di fermare la cementificazione della città.